Quando ero andato negli Stati Uniti a trovare Specialized l’ultima frontiera era il mare. Nell’Oceano di fronte a Santa Cruz si finiva col fare tardi a guardare surfisti indomiti che non temevano le onde, figuriamoci il buio.
Rimanevano lì a scrutare il mare che si faceva nero finché l’occhio riusciva a separare onde, schiuma e cielo di sole ormai tramontato da un bel po’.
Qualche chilometro, anzi, poche miglia all’interno, c’era Morgan Hill, sede di Specialized con tanto di museo/archivio di un’azienda che quest’anno ha soffiato 50 candeline sulla torta della sua storia. Storie vere, come il furgone Famiglia Bradford con cui Mike Sinyard andava a vendere nei negozi la prima componentistica che importava dall’Europa, dall’Italia.
Ti aspetti tutto americano e trovi pezzi Campagnolo, le ruote libere Regina, una pompa Silca Impero ancora nella confezione. Persino cinghietti Alfredo Binda, quelli da fissare nelle gabbiette dei pedali.
Ma c’erano anche dei pedali a sgancio rapido firmati Cinelli. Un esperimento interessante nato prima dell’alba dei pedali automatici. Aveva provato di tutto il giovane Mike e si era specializzato in biciclette. Il nome forse è stato una conseguenza inevitabile per l’azienda che stava nascendo prima nella sua testa, poi con un primo prodotto: un copertone.
Tempi di mountain bike temeraria e ancora da definire.
A guardare in quel museo molto americano c’era anche altro, una bicicletta che più che apparire antica sembrava uscita direttamente dai cartoni Hanna e Barbera, The Flintstones.
Cose buffe e tanta fantasia, quella che poi ha fatto, pian piano la storia della bicicletta, prima con l’inevitabile mountain bike, poi le biciclette da corsa.
Cinquant’anni dall’anno di fondazione di Specialized, ma c’è un altro anniversario molto più vicino pur sempre a stelle e strisce: quello di Specialized Italia: 30 anni.
Quando siamo stati all’Italian Bike Festival abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Ermanno Leonardi, l’amministratore delegato, il CEO della base italiana, spesso punto di riferimento dei corridori professionisti che spesso passano da queste parti.
È proprio Ermanno Leonardi che ne parla con noi in questo video interessante (con qualche chicca sulle bici storiche).







































