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Home Eventi e cultura

9 punti e 2 considerazioni sul mercato delle copie nella bicicletta

Guido P. Rubino di Guido P. Rubino
in Eventi e cultura, TechNews
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9 punti e 2 considerazioni sul mercato delle copie nella bicicletta

Il nostro dossier sui prodotti falsi nel ciclismo, in particolare i telai, non smette di far discutere (trovate il link in fondo a questo articolo). Abbiamo già individuato, in altro articolo, dei punti da sottolineare sulla questione. Qui ce ne sono altri 10, in parte simili a quanto già detto, ma su cui vale la pena riflettere. Sono le risposte, messe tutte insieme, ai commenti che maggiormente vengono fatti dagli utenti e alle lettere che riceviamo sul tema da parte di utenti convinti della loro scelta o preoccupati per l’acquisto avventato e illegale.
Ecco gli argomenti che abbiamo individuato:

  1. Sono tutti uguali, originali e falsi
    No, non sono tutti uguali. Un telaio falso è un telaio che imita uno originale e non lo stesso. È molto simile nelle forme (ma non uguale) e di sicuro è diverso nel “contenuto”, ossia nella tipologia di fibra di carbonio all’interno. Anche le migliori imitazioni hanno delle differenze di forme con cui possono essere individuate. Differenze di forme che non vengono rivelate dai marchi ufficiali per non dare un vantaggio agli imitatori. La differenza di peso con un telaio originale (ovviamente della stessa misura) è il primo indicatore del falso.
  2. I grandi marchi non vogliono far sapere che producono in Oriente
    Spesso si parla direttamente di “Cina”. E qui andrebbe fatta la prima distinzione. Spesso i produttori di carbonio sono a Taiwan, che è cosa diversa. Poi, sempre di più, alcune lavorazioni si fanno proprio in Cina. Cambia poco nei termini del prodotto finale perché c’è un controllo qualità molto accurato che non lascia passare pezzi difettosi.
    Non è poi vero che i grandi marchi “nascondano” la produzione orientale. Non la sbandierano, ma non hanno certo problemi ad ammettere le lavorazioni in Far East.
    Produrre in Oriente, dove i costi di produzione sono inferiori, non è un tabù e ci sono tanti prodotti, anche non di marca, che arrivano da lì di buona qualità e legali.
  3. I telai falsi vengono dalle stesse fabbriche degli originali
    Assolutamente no. E nemmeno si tratta di “avanzi di produzione” (altrimenti sarebbero identici in tutto – vedere punti sopra). Si tratta di imitazioni e, come tali, diversi. Chi ha la commissione dai grandi marchi è anche molto controllato e:
    A: È decisamente improbabile che si metta a rischiare di perdere un cliente importante per vendere qualche telaio in più.
    B: Il controllo sui produttori terzi è molto stretto. Viene conteggiata la fibra di carbonio che entra e quella che esce, sotto forma di prodotto finito e anche di scarti (che devono essere restituiti).
  4. Ci sono ottimi produttori di telai senza marchio in Oriente
    Vero. Ma non sono imitazioni di telai altri. A volte ne riprendono un po’ le forme (se non coperte da brevetto) ma non vengono fatti passare come “identici” agli originali. Vengono importati e venduti anche nel nostro Paese attraverso canali regolari. Si tratta, ovviamente, di prodotti diversi, ma testati e garantiti, quindi da potersi considerare sicuri.
  5. I telai falsi non si rompono, quindi va bene così
    Quando si parla di falsi arrivano molti racconti di utenti che dichiarano di aver acquistato un falso ma lo difendono per averci fatto di tutto e di più senza il minimo problema. In parte è vero: un telaio falso non è detto che si rompa. Se pesa di più è per farlo robusto, ma non ci sono test, né controlli che ne certifichino la tenuta (nei test effettuati risultano sempre meno robusti). Peraltro anche in caso di incidente un telaio di marca viene studiato per rompersi in un determinato modo, per essere meno pericoloso possibile per l’utente. Studi e prove che ovviamente non vengono fatti per i falsi poiché ne alzerebbero il prezzo.
    Va anche considerato che chi rompe un telaio originale non si fa problemi a dirlo. Chi rompe un telaio fasullo rischia di fare la figura del pollo, quindi ne parla decisamente meno (in redazione ci sono arrivate diverse testimonianze ma senza autorizzazione alla pubblicazione, tanto per fare un esempio).
  6. Col costo di un telaio vero ci compro almeno 5 modelli falsi
    Probabilmente anche di più. Ma qui non stiamo parlando di borse e cinture contraffatte che quando si rompono si buttano e si passa ad altro. Si parla di sicurezza e non c’è da scherzarci su.
  7. Il rendimento di un telaio falso è identico a uno vero
    No, non è così e non potrebbe nemmeno esserlo. Intanto, abbiamo visto, viene utilizzata fibra di carbonio di minore qualità e il telaio viene costruito da personale non esperto: quindi la resa meccanica del carbonio è differente (visto che dipende dal tipo di fibre e da come vengono orientate nello stampo). Ne consegue che anche ciclisticamente il telaio non avrà la stessa resa e la stessa guidabilità poiché le forme degli originali vengono definite insieme alle caratteristiche che vengono date al composito. Se poi non si nota la differenza allora, forse, non c’è bisogno di cercare necessariamente un top di gamma, non credete?
  8. Una questione legale
    Incredibilmente questo è il punto più trascurato: acquistare un telaio falso significa compiere un’azione illegale. E il fatto che lo facciano in tanti e che probabilmente nessuno verrà a chiederne conto non fa meno colpevoli. Stampiamocelo bene in testa questo: si diventa complici di una truffa con tutto quel che ne consegue. In corso ci sono diversi processi al riguardo visto che le aziende, con la Polizia Postale, lavorano per individuare chi traffica illegalmente.
  9. L’alternativa? C’è ed è anche più decorosa
    Perché spendere dei soldi per un telaio falso, potenzialmente pericoloso e sicuramente illegale quando si può percorrere una strada sicura e legale? L’unica risposta è che così “si ha un telaio di gran marca spendendo meno”. Un vorrei ma non posso, insomma, che non fa fare bella figura. Davvero volete calarvi in questa parte?
    Sarebbe meglio, allora, acquistare un telaio “originale” ma non di marca, che avrà pure caratteristiche inferiori rispetto a un originale di marca, ma è garantito e sicuro e anche di qualità superiore a un qualsiasi falso perché, pure se con un progetto meno costoso, è comunque fatto per rispondere a caratteristiche di sicurezza (e magari anche di prestazione).

    Infine due considerazioni:

  10. Se costasse davvero così poco fare un ottimo telaio ci sarebbe una concorrenza agguerrita
    E già: se un telaio, tutto compreso, costasse davvero qualche centinaio di euro (ma dentro dobbiamo metterci i costi di progettazione, di test e di scarto – che anche escludendo il marketing – incidono un bel po’ sul costo finale) possibile che nessuno abbia avuto l’idea di “ammazzare il mercato” proponendo dei telai ottimi a prezzi almeno alla metà della media del mercato? Non ci vuole uno stratega di economia per capirlo. E i numeri che si avrebbero potrebbero facilmente giustificare anche investimenti importanti di marketing.
    Questo non vuol dire che i prezzi non siano a volte eccessivi (e sì care aziende, qualcosa in meno si potrebbe fare).
  11. Un mercato “drogato” dal top di gamma
    Diciamo la verità: quando si pensa a una bicicletta nuova si guarda al top di gamma. E come potrebbe essere altrimenti? La bicicletta e tutti gli accessori che girano intorno, fanno parte di un mercato “emozionale” che porta ad acquistare anche più di quel che effettivamente serve. Non è male questo e il marketing spinge certamente in questa direzione. L’emozione ci porterebbe ad acquistare una Ferrari anche se poi la useremmo per andare a fare la spesa.
    In questo modo però si trascura il fattore “alta tecnologia”. Dove c’è alta tecnologia ci sono costi alti anche di manutenzione. Nessuno ci vieta o ci dice che facciamo male ad acquistare un prodotto top di gamma, ma occorre mettere in conto, assieme alla spesa iniziale, anche il costo del mantenimento del prodotto. Costo più elevato rispetto a prodotti di diverso livello del mercato sia per il costo dei prodotti che per la durata stessa dei componenti. Particolari superleggeri hanno un’aspettativa di vita inferiore (pensiamo a pignoni e catene superleggere, tanto per fare un esempio). Sono anche più delicati: un manubrio monoscocca in carbonio da 200 grammi va sostituito in caso di caduta, anche se non ci sono segni di danno apparenti. Siamo pronti, a sobbarcarci la spesa nel caso di un banale incidente? E situazioni analoghe riguardano tutto quel che afferisce al top di gamma.
    Se non ce la sentiamo di posizionarci su questi livelli il mercato offre tanto altro. Oggi più che mai ci sono tantissime alternative al top di gamma. Molte volte di grandissima qualità e senza il rischio di indebitarsi oltre misura.

Redazione Cyclinside

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Guido P. Rubino

Guido P. Rubino

È il direttore di Cyclinside che ha fondato nel 2007. Ha lavorato per oltre 11 anni in una redazione “cartacea” occupandosi di tecnica della bicicletta. Ha collaborato con diverse testate. Fa da consulente per aziende ed eventi nel ciclismo, se la cava con la fotografia e un po’ di anni, e chili fa, ha corso anche in bicicletta. Ogni tanto scrive pure qualche libro sulla tecnica e sulla storia della bicicletta.

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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