Ritrovarsi in fuga, voltarsi e trovarsi a ruota un corridore di classifica è veramente brutto e antipatico. È una situazione che genera sempre discussioni fra corridori e oggi – di fatto – Adam Yates ha ucciso la fuga sul nascere con la sua presenza.
Se per Cassani si è trattata di una mossa tattica della UAE, personalmente mi trovo totalmente d’accordo con Garzelli. Yates sarà fondamentale per Pogacar nei prossimi giorni. È nettamente l’uomo che può fare la differenza, perché potrebbe facilmente verificarsi la situazione dove su di una salita vera con il solito duello Pogacar – Vingegaard l’unico “gregario” – se così si può chiamare uno come Yates – a ridosso dei primi potrebbe proprio essere Yates, il quale invece ha sprecato tanto oggi in modo abbastanza incosciente e poco capibile, sia dal punto di vista tattico della classifica generale sia dal punto di vista della tappa.

Sono finezze. Come la finezza di Vingegaard di rialzarsi all’ultimo chilometro, evitare con calma le cadute, risparmiare quell’1 per cento di gamba per il giorno dopo, mentre Pogacar si ritrova ancora una volta davanti e addirittura sprinta per arrivare nei primi 10 in una tappa di pianura. L’ho già detto al Giro d’Italia: mi piace un sacco come corre lo sloveno, mi piace il ciclismo che ha re-inventato lui assieme agli altri giovani che stanno riportando il ciclismo grande, ma non mi piace quando si mette a fare queste volate, rischiando tra l’altro, perché se la caduta fosse stata a destra anziché sinistra, Pogacar avrebbe avuto il suo da fare per non finire in terra. E non ha veramente niente da dimostrare nell’arrivare nei primi 10 in un arrivo in volata, non ha veramente senso per uno come lui mettersi a sprintare.
Vingegaard spera proprio in queste finezze per ritornare ad essere il re del Tour. Senza strafare ma con grande intelligenza. E qui non siamo al Giro d’Italia dove il secondo è a quasi 10 minuti di distacco. Qui un 1 per cento può stravolgere la classifica.
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