Sicurezza nel ciclismo: l’Uci sente la responsabilità e il peso di dover fare rapidamente qualcosa ma, l’impressione è che non sappia bene che pesci prendere.
Non è una situazione semplice e, per onore di verità, va riconosciuto come il compito dell’organismo internazionale non sia affatto semplice.
Se sfogliamo appunti e avvenimento del passato abbiamo trovato spesso un regolamento che cerca di arginare l’evoluzione in nome della sicurezza.
Capitò, ad esempio, quando furono vietate le prolunghe arodinamiche nelle gare in linea: gli “Spinaci”, ricordate? Davvero doveva essere un regolamento a vietare a un corridore di stare in posizione aerodinamica e pericolosa quando non ne avrebbe avuto alcun vantaggio, cioè in mezzo al gruppo? Il mercato, in pochi anni, dimenticò quell’accessorio ma continuò a usare ruote potenzialmente altrettanto pericolose, con lame in fibra di carbonio per un po’.
Ora le voci si rincorrono (al momento non è stato emanato alcun aggiornamento dagli uffici di Aigle, in Svizzera) e si parla di quattro temi fondamentali:
- Vietare i manubri troppo stretti;
- Normare lo spessore dei cerchi delle ruote;
- Eliminare o, comunque, limitare molto i caschi da cronometro;
- Non permettere forcelle troppo larghe;
Il comune denominatore che ha portato a queste idee riguarda, come detto, la ricerca della sicurezza.
Le cose però sono più complesse perché toccano aspetti diversi della bicicletta moderna, praticamente impossibile isolare un elemento netto da definire “pericoloso”, si tratta di un insieme di fattori che possono determinare un’impostazione in sella diversa e che, anzi, sfruttati correttamente, proprio le soluzioni più discusse, possono risultare perfettametne sicure. Come mettere, allora, un limite netto?
È qui che si gioca la capacità dell’UCI e, come già in passato, quando si pone un limite quantificato in misure assolute e non proporzionali c’è anche il rischio di danneggiare utenti di bassa statura.
È quel di cui parliamo in questa intervista a Romolo Stanco, esperto di progettazione e aerodinamica e molto attento al connubio ciclista-bicicletta. Proprio dalle sue competenze mette in guardia dal prendere decisioni drastiche proprio perché è praticamente impossibile sganciare da tutto l’insieme ogni singolo elemento.
Ma poi rilancia pure: siamo certi che la sicurezza passi dagli elementi messi in discussione dalle possibili nuove regole UCI? Nella nostra intervista dà diversi spunti di riflessione.

































