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Home Componenti

Addio tubolari: ma perché resistono ancora nel ciclocross?

Redazione di Redazione
2 Febbraio 2026
in Componenti, Gare
A A
5
van der poel mondiale tubolari

foto: SprintCycling

Storica vittoria di Mathieu van der Poel al Mondiale di Ciclocross, ma anche  bella pretazione degli italiani, sempre meno all’orizzonte di una disciplina la cui geografia sembra portare lontano dai nostri confini.
Abbiamo parlato spesso di biciclette da ciclocross, ultimamente raccontando come la bici gravel, in realtà, non sia una spin off del ciclocross. Il ciclocross, anzi, mantiene un suo carattere distintivo per la tipologia di impegno che presuppone e anche per le particolarità tecniche che comprende.

Quella che sembra andare più contro corrente è la preferenza ancora viva verso le coperture tubolari che possono apparire anacronistiche in un mondo ad alta tecnologia in cui i tubolari sembrano un retaggio del passato.

>>> Nella fabbrica dei tubolari dei campioni

Perché i tubolari sono rimasti nel ciclocross?

La risposta non è solo culturale o legata alla tradizione, anche se la tradizione nel ciclocross conta ancora molto, più che nel ciclismo su strada, il che è tutto dire. Ma il punto centrale è tecnico. Il ciclocross è una disciplina estrema dal punto di vista delle condizioni: fango, erba bagnata, sabbia, contropendenze, curve strette affrontate a bassa velocità ma con carichi laterali elevati. In questo contesto la pressione delle gomme diventa un fattore decisivo.

I tubolari permettono di lavorare con pressioni molto basse, spesso al limite di ciò che sarebbe impensabile con altre soluzioni. Il fatto che lo pneumatico sia incollato al cerchio elimina il rischio di stallonamento e consente una deformazione progressiva e controllata. Il risultato è più grip, più controllo e una sensazione di continuità tra ruota e terreno che molti corridori e meccanici considerano ancora superiore.

Non è solo una questione di prestazione pura, ma di prevedibilità. Nel ciclocross, sapere esattamente come reagirà la ruota in appoggio può fare la differenza tra restare in piedi o finire a terra.

van der poel mondiale tubolari
foto: Sprint Cycling

Il rovescio della medaglia: complessità e costi

Questi vantaggi, però, hanno un prezzo. Il tubolare è complesso da gestire. Richiede tempo, esperienza, materiali specifici. Incollare un tubolare bene non è un’operazione banale e, a livello professionistico, significa avere decine di ruote pronte, ciascuna con gomme diverse per condizioni diverse.

È un sistema che funziona perfettamente solo quando alle spalle c’è una struttura: meccanici esperti, budget, logistica. Ed è qui che emerge la grande differenza con il tubeless, che negli anni ha conquistato strada, gravel e mountain bike proprio grazie alla sua maggiore flessibilità.

Il tubeless cresce, anche nel ciclocross

Negli ultimi anni il tubeless ha fatto passi enormi anche nel ciclocross. I cerchi sono più precisi, i talloni delle gomme più stabili, i liquidi sigillanti più efficaci. Il rischio di perdita d’aria improvvisa, il famoso burping, è stato ridotto in modo significativo, anche lavorando a pressioni molto basse.

Per molte squadre e per la quasi totalità degli amatori, il tubeless rappresenta oggi una soluzione più razionale: più facile da gestire, più versatile, meno costosa in termini di tempo e materiale. Con un solo set di ruote si possono affrontare condizioni diverse, cambiando semplicemente la pressione o la gomma.

Non a caso, anche nel ciclocross di alto livello iniziano a vedersi scelte diverse. Non sono ancora la maggioranza, ma il fatto stesso che il tubeless venga preso in considerazione in una disciplina storicamente “tubolare” è un segnale chiaro.

mondiale cx
foto: Sprin Cycling

Il fattore industriale: quando il mercato decide

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: la produzione. I tubolari sono un prodotto di nicchia. Richiedono processi più complessi e volumi che oggi interessano a poche aziende. Molti marchi stanno riducendo o eliminando le linee tubolari semplicemente perché il mercato, fuori dal ciclocross, non li richiede più.

Questo ha un effetto diretto anche sulle squadre: meno scelta, meno sviluppo, meno investimenti. È lo stesso percorso che si è visto su strada. Non è stato solo un cambiamento tecnico, ma anche industriale.

Quindi, i tubolari sono destinati a sparire?

Probabilmente non nell’immediato. Nel ciclocross d’élite il tubolare ha ancora senso e continua a offrire vantaggi reali, soprattutto in condizioni estreme. Ma è difficile immaginare un futuro in cui resti l’unica soluzione dominante.

Il tubeless sta colmando il divario, gara dopo gara, stagione dopo stagione. E quando una tecnologia diventa “abbastanza buona” da soddisfare anche i professionisti, il resto segue rapidamente.

I tubolari non sono ancora morti. Ma oggi il ciclocross sembra essere l’ultimo territorio in cui resistono davvero, più per necessità che per nostalgia. E come già successo su strada, anche qui la domanda non è più se verranno superati, ma quando.

Tag: ciclocrossevidenzamondiale ciclocrosstubolari

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Commenti 5

  1. Pino says:
    4 mesi fa

    Buongiorno e complimenti per l’articolo, però io ho ancora una domanda riguardo il ciclocross ovvero, a cosa serve il manubrio da corsa in una disciplina che non prevede volate o lunghe discese? Mi sembra anacronistico anche questo aspetto o no? Penso che sia il regolamento a richiederlo ma non lo vedo monto funzionale. Voi cosa ne pensate?

    Rispondi
  2. ALBERTO GAVELLI says:
    4 mesi fa

    Buongiorno
    Volevo farvi i complimenti per gli articoli trattati con molta professionalità.Grazie

    Rispondi
  3. Giampaolo Sala says:
    4 mesi fa

    I tubolari si sono estinti con l’industrializzazione della bicicletta perché non potevano essere montati con le macchine ed a causa del mastice richiedeva tempi lunghi nel montaggio. Aggiungiamo anche il costo più elevato rispetto ai copertoncini e, non ultimo, la loro non riparabilità in caso di foratura. Tutto questo però oggi è stato risolto grazie al nastro biadesivo ed al lattice liquido.
    Parlo per esperienza perché uso i tubolari su quasi tutte le mie bici (strada, gravel ed anche mtb) ma mi piace testare anche gli altri sistemi. L’unico limite dei tubolari è la scelta e quindi, soprattutto con le mtb ed e-mtb, mi tocca talvolta optare per il tubeless con inserto e liquido (o Tannus Armour per alcune situazioni con e-mtb).
    I vantaggi del tubolare oggi sono pressoché su tutti i fronti:
    -facilità di montaggio: con il biadesivo si fa in un attimo, non ci si sporca e ce la farebbe anche un bambino. Al contrario della maggior parte dei tubeless da strada che talvolta risultano impossibili anche a meccanici esperti (esempio: combinata Continental 5000 con cerchi Mavic).
    -forature: è pressoché impossibile tagliare o pizzicare perché il cerchio non ha sponde e con il liquido sigillante si riparano i piccoli fori nel 100% dei casi (sono 10 anni che non butto un tubolare se non quando il battistrada è consumato, parlo di decine e decine di gomme di diverso tipo…)
    -leggerezza: l’insieme cerchio-tubolare è sensibilmente più leggero (a spanne almeno 150 grammi per ciascuna ruota nella zona della bici in cui conta maggiormente per la performance).
    -sicurezza: questo per me è un punto fondamentale! Anche se non si mettesse nel tubolare il liquido sigillante preventivo per le forature, la perdita di pressione in caso di foratura (comunque più rara rispetto a tubeless e copertoni) è sempre molto lenta. Il tubolare rimane comunque sempre attaccato al cerchio consentendoci di fermarci in sicurezza anche se fossimo in discesa ad 80km/h. Per quanto riguarda i cerchi, quelli per tubolari non hanno le sponde che si possono sfondare a causa di pressioni troppo alte, buche o difetti di fabbricazione. Nella rarissima ipotesi in cui i cerchi per tubolare dovessero rompersi, si riparano facilmente e senza lasciare paure perché il cerchio non deve sopportare la pressione del copertone che divarica le sponde e che causerebbe il suo istantaneo cedimento. Il tubolare è indipendente dal cerchio e, per assurdo, per emergenza lo si potrebbe montare su un cerchio tubeless rotto per tornare a casa.
    -comfort: paragonando un tubolare in cotone con un tubeless fatto con gli stessi materiali (con gli altri la differenza sarebbe ancora più ampia) è logico che nessun tubeless sarà mai confortevole come un tubolare di pari dimensioni. Perché il tubolare assorbe e disperde le asperità distribuendo la dilatazione a 360° su tutta la sua circonferenza. Al tubeless manca tutta la parte inferiore e le sue sponde sono ancorate al cerchio, cosa che lo rende ancora più rigido.
    Inoltre il tubolare, ed il suo cerchio senza sponde, possono essere usati a pressioni molto più basse anche dei tubeless (nel ciclocross usano pressioni attorno ad 1,4 bar su tubolari da 33mm…).
    -scorrevolezza: questo è un punto in cui c’è un grosso errore di valutazione nei media. Il problema è che i test di scorrevolezza vengono fatti su macchinari con superfici non paragonabili all’asfalto cioè troppo lisce. Si consideri la ruota di un treno: è di ferro e scorre su binari di ferro non solo perché è affidabile ma perché l’indeformabilità del ferro non disperde energia e quindi aumenta la scorrevolezza rispetto ad un pneumatico. E’ quello che succede nei test dei copertoni: vincono copertoni rigidi perché si deformano poco e quindi disperdono poca energia.
    Ma la realtà dell’asfalto è che presenta asperità e queste asperità frenano maggiormente un pneumatico rigido che non è in grado di assorbirle rispetto ad uno che lo fa egregiamente. Il tubolare in questo è insuperabile, come già descritto sopra. Infatti, fino a prima che questi test da laboratorio e le imprese di copertoni che ci hanno marciato, mettessero confusione sulla questione scorrevolezza, tutti i professionisti e gli amatori evoluti hanno sempre detto che i tubolari sono più scorrevoli. Perché la sensazione su strada è questa. Fuoristrada lo è ancora di più…
    -prezzo: sicuramente il tubolare costerà sempre più di qualsiasi tubeless o copertoncino perché è molto più complesso da costruire. Ma il cerchio, a parità di qualità, costa molto meno. Si fora e si rompe meno. Rispetto al tubeless non c’è bisogno del liquido né dell’inserto (che consiglio vivamente per affidabilità e sicurezza…).
    In conclusione, se hai una bici da livello medio in su, non ritengo che ipotetici 20 euro a pneumatico di differenza possano mettere in discussione tutti i vantaggi che ho elencato. Fermo restando che per usare i tubolari, c’è bisogno di cerchi per tubolari ed anche questi purtroppo stanno scomparendo.

    Rispondi
  4. Alberto says:
    4 mesi fa

    ma per evitare rischio foratura e per limitarne i danni il + possibile, si può mettere il liquido sigillante all’interno del tubolare?

    Rispondi
    • Giampaolo Sala says:
      4 mesi fa

      certo, l’unica accortezza che devi prendere è quella di mantenere sufficientemente gonfi i tubolari con camera d’aria in lattice perché questa tende a sgonfiarsi quasi completamente dopo pochi giorni in quanto il lattice è leggermente permeabile all’aria. Esistono comunque tubolari con camere in butile (Continental ne fa) o tubeless (Tufo li fa da sempre e Challenge da qualche anno). Il massimo delle prestazioni si ottengono con quelli tradizionali con camere in lattice mentre i tubolari Challenge tubeless sono praticamente imperforabili ma meno scorrevoli.
      Io personalmente non metto liquido preventivo perché il rischio foratura con i tubolari è molto raro.
      Qualora dovesse succedere uso un liquido che agisce in modo più immediato (Tufo Carbon in boccetta da 50ml) e lo metto solo se mi capita quando sono in giro perché agisce subito ma bisogna continuare a far girare la ruota andando in bici (altrimenti si rischia che si secchi in una zona concentrata). Se invece mi accorgo quando sono a casa, uso l’Orange Latex che è un liquido preventivo, per cui rimane liquido per 2/3 mesi e si secca distribuendosi meglio.
      Non aver paura di appesantire la gomma perché quando si secca se ne va anche il 90% del peso del liquido, cioè parliamo di 5 o 10 grammi rimanenti a seconda che sia una bici da corsa o una mtb.

      Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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