Il reggisella è uno di quei componenti che si notano poco, ma che determinano una parte importante del rapporto tra ciclista e bicicletta. La sua funzione sembra semplice: sostiene la sella e ne permette la regolazione in altezza. In realtà, quella quota stabilisce la posizione del bacino rispetto al movimento centrale e quindi influenza il modo in cui le gambe lavorano durante la pedalata.
La questione diventa ancora più interessante quando si considera che la posizione migliore per pedalare non è necessariamente quella migliore per guidare la bicicletta in ogni situazione. È proprio da questa differenza che nasce uno dei componenti più caratteristici della mountain bike moderna: il reggisella telescopico.
in apertura un modello KS regolabile
L’altezza della sella non è solo una misura di comfort
La posizione della sella determina la geometria con cui il ciclista affronta ogni giro di pedale. Modificando l’altezza cambiano gli angoli delle articolazioni della gamba e, di conseguenza, il modo in cui i muscoli partecipano alla produzione della forza.
Non è quindi sorprendente che l’altezza della sella sia da sempre una delle regolazioni fondamentali della bicicletta. La letteratura biomeccanica mostra che variazioni anche relativamente contenute modificano la cinematica degli arti inferiori, mentre variazioni più importanti possono influenzare il lavoro richiesto alle articolazioni. Una revisione sistematica ha rilevato evidenze solide sull’influenza dell’altezza della sella sulla cinematica della gamba, mentre gli effetti sulla prestazione non sono sempre altrettanto netti.
Questo è un punto importante perché porta a evitare un errore comune: non esiste una quota della sella che possa essere giudicata soltanto osservando se il ciclista si sente comodo.

Quando la sella è troppo bassa
Abbassare la sella significa aumentare la flessione della gamba nella parte inferiore della pedalata. Il movimento del ginocchio cambia e aumenta anche il lavoro richiesto in alcune condizioni.
Una sella abbassata può peggiorare sensibilmente la capacità di produrre potenza, nonostante il lavoro richiesto venga svolto dagli stessi gruppi muscolari.
È un dato interessante perché dimostra che la potenza sui pedali non dipende soltanto dalla forza dei muscoli. Conta anche come la posizione del corpo permette a quei muscoli di lavorare.
Diverse prova mostrano differenze importanti nella capacità di sostenere lo sforzo al variare dell’altezza della sella, anche se quei risultati vanno letti considerando le metodologie e i soggetti degli esperimenti.
La ricerca più recente è più prudente nell’indicare un valore universale: una revisione sistematica conclude che piccole variazioni dell’altezza, inferiori a circa il quattro per cento della lunghezza della gamba, producono generalmente cambiamenti piccoli sulle richieste agli arti inferiori e nessun effetto rilevante su consumo di ossigeno ed efficienza.
Quindi la posizione della sella conta, ma non significa che ogni millimetro produca automaticamente un cambiamento percepibile nella prestazione.

E se la sella è troppo alta?
Anche l’eccesso opposto modifica la dinamica della pedalata. Alzando la sella aumenta l’estensione della gamba nella parte inferiore del ciclo e cambiano gli angoli di ginocchio e anca.
Uno studio condotto su ciclisti e triatleti ha mostrato che variazioni dell’altezza della sella modificano in modo evidente gli angoli articolari di ginocchio e anca, mentre variazioni fino a circa il cinque per cento dell’altezza abituale nei ciclisti non producevano necessariamente cambiamenti equivalenti nel lavoro meccanico delle articolazioni.
Questo aiuta a capire perché la regolazione della sella non possa essere ricondotta a una formula semplicissima. La posizione deve essere coerente con le caratteristiche fisiche del ciclista, con la geometria della bicicletta e con il modo in cui viene utilizzata.
Una revisione più recente sottolinea infatti l’importanza di considerare misure dinamiche del movimento del ginocchio e non soltanto riferimenti statici.
La sella determina anche la posizione del ciclista
L’altezza della sella non modifica soltanto la pedalata. Cambiando la quota del bacino cambia anche la posizione complessiva del ciclista sulla bicicletta.
Il corpo deve trovare un equilibrio tra sella, pedali e manubrio. Il testo sottolinea, più in generale, come nella bicicletta tradizionale il peso del ciclista venga distribuito tra questi punti di appoggio e come la posizione del corpo sia parte integrante del funzionamento della macchina.
Questo significa che alzare o abbassare la sella non è un’operazione completamente isolata. Si modifica la relazione tra bacino, pedali e manubrio e quindi anche il modo in cui il ciclista controlla la bicicletta.
La posizione ideale per pedalare in modo efficiente deve quindi essere messa in relazione con quella necessaria per controllare il mezzo.
Quando arriva la discesa, la priorità cambia
Su una salita lunga la sella deve trovarsi nella posizione che consenta al ciclista di produrre la potenza necessaria. In discesa, soprattutto quando il percorso diventa ripido o tecnico, la priorità può diventare invece la libertà di movimento.
Con la sella alta tra le gambe, il ciclista dispone di meno spazio per abbassare il corpo e spostarlo rispetto alla bicicletta. È possibile arretrare, ma il movimento viene condizionato dalla presenza della sella.
Abbassandola, il ciclista può mantenere una posizione più raccolta e centrata sulla bicicletta, lasciando che il mezzo si muova maggiormente sotto di lui.
È un principio particolarmente importante nella mountain bike, dove il controllo del mezzo non dipende soltanto dalla traiettoria delle ruote ma anche dalla capacità del corpo di spostarsi continuamente rispetto alla bici.

Qui nasce il reggisella telescopico
Il reggisella telescopico risolve un problema che con un reggisella tradizionale richiederebbe un compromesso.
In salita la sella può essere portata alla quota corretta per pedalare. Quando arriva la discesa, può essere abbassata rapidamente attraverso un comando al manubrio. Una volta superato il tratto tecnico, può essere riportata alla posizione precedente.
Il concetto è semplice, ma le conseguenze sulla guida sono importanti: la bicicletta può avere due assetti funzionali differenti senza che il ciclista debba scegliere un’unica altezza intermedia.
Altezza completa per ottenere la corretta estensione della gamba durante la pedalata e posizione abbassata per ridurre il centro di gravità e migliorare il controllo nei tratti tecnici e nelle discese ripide.
Non cambia il telaio, cambia la posizione del ciclista
È interessante distinguere il funzionamento del telescopico da quello di una variazione geometrica del telaio.
Abbassando il reggisella non cambiano angolo di sterzo, avancorsa o interasse. La geometria fondamentale della bicicletta rimane la stessa.
Cambia però la posizione del ciclista rispetto a quella geometria.
Il bacino scende, il corpo può essere mantenuto più basso e aumenta la libertà di movimento attorno alla sella. Di conseguenza cambiano le condizioni con cui il ciclista esercita il controllo sulla bicicletta.
È quindi più corretto considerare il telescopico come un dispositivo che modifica dinamicamente l’assetto del ciclista, non come un sistema che cambia la geometria del telaio.
Il baricentro si abbassa, ma non è tutto
Abbassare la sella porta il corpo in una posizione potenzialmente più bassa e libera. Questo può contribuire a ridurre il baricentro del sistema ciclista-bicicletta, ma il vantaggio più interessante non è necessariamente soltanto geometrico.
La possibilità di muovere il corpo senza che la sella interferisca permette di mantenere una posizione più centrale e di reagire alle variazioni del terreno.
Nelle discese tecniche questo può essere importante perché il ciclista deve continuamente modulare il carico tra ruota anteriore e posteriore, mantenendo contemporaneamente il controllo del mezzo.
Questa maggiore libertà si apprezza ovviamente nel fuoristrada, per la possibilità di mantenere il corpo più centrato quando la sella viene abbassata.
Pedalare e guidare richiedono due posizioni diverse
È probabilmente questo il concetto più interessante da portare fuori dall’ambito della mountain bike.
Una bicicletta non viene utilizzata sempre nello stesso modo. Quando si pedala con continuità, il corpo deve essere posizionato in modo da consentire un movimento efficiente delle gambe. Quando si affronta una discesa tecnica, invece, il ciclista deve poter spostare il corpo, assorbire le irregolarità e mantenere il controllo.
La posizione della sella è quindi il risultato di un compromesso quando non può essere modificata.
Il reggisella telescopico elimina in parte questo compromesso perché permette di scegliere la posizione in funzione del momento.
È significativo che questo principio sia arrivato anche nel ciclismo su strada in situazioni particolari. Il caso di Matej Mohoric alla Milano-Sanremo ha mostrato come un reggisella telescopico possa essere utilizzato anche su una bici da strada per abbassare la sella nella discesa del Poggio e modificare la posizione del corpo.
Questo non vuol dire che il telescopico sia diventato un componente necessario per la bici da strada. Significa però che il principio è valido anche fuori dal mondo MTB: la posizione ottimale per pedalare non è necessariamente quella ottimale per guidare alla massima velocità.

Il compromesso diventa regolabile
Il vero vantaggio del telescopico, quindi, non è semplicemente avere una sella più bassa. È poter disporre di una posizione diversa senza rinunciare a quella necessaria per pedalare.
Con un reggisella fisso, il ciclista deve scegliere una quota. Con un telescopico può modificare questa quota durante la guida.
In salita, sella alta e movimento della gamba ottimizzato. In discesa, sella più bassa e maggiore libertà di movimento. Nei percorsi misti, la possibilità di cambiare frequentemente posizione rende il compromesso molto meno penalizzante.
È proprio per questo che il telescopico si è imposto soprattutto sulle biciclette destinate a percorsi tecnici e variabili.
Quanto costa questa possibilità?
Naturalmente il sistema ha un prezzo che non è solo quello economico. Il reggisella telescopico è più complesso di uno tradizionale e generalmente aggiunge peso. Questo aspetto può diventare significativo nelle biciclette da cross country orientate alla leggerezza o nelle configurazioni in cui ogni grammo viene considerato.
Ma il confronto non dovrebbe essere fatto soltanto sulla bilancia.
Il peso aggiuntivo è sempre presente, mentre il vantaggio del telescopico si manifesta soprattutto nei tratti in cui la posizione bassa permette di guidare meglio. In una gara o in un percorso tecnico, il valore del componente può quindi dipendere più dalla capacità di migliorare il controllo che dal suo peso.
Il reggisella come componente dinamico
Per molto tempo si è pensato alla posizione del ciclista come a un valore da determinare una volta per tutte. Oggi, almeno in alcune discipline, il mezzo permette di considerarla una variabile.
L’altezza della sella condiziona la pedalata perché modifica la posizione delle articolazioni e il rapporto tra corpo e movimento centrale. Ma quella stessa altezza può diventare un ostacolo quando la priorità passa dalla produzione di potenza al controllo della bicicletta.
Il telescopico non rende quindi la bicicletta semplicemente più confortevole. Rende variabile una parte dell’assetto del ciclista.
Ed è forse questa la sua caratteristica più importante: non cerca di trovare una posizione perfetta per tutte le situazioni, ma permette di utilizzare posizioni diverse quando cambiano le esigenze.

































