A mio avviso molti non hanno notato l’aquaplaning avvenuto su rattoppe di asfalto zuppo di acqua che non drena via.
Parlare di impostazioni di curva con strade e condizioni metereologiche del genere fa un po’ ridere.
Nicola Zuliani, dalla nostra pagina Facebook a commento dell’articolo di Stefano Boggia
Rispondiamo qui perché vediamo che spesso si genera un po’ di confusione, peraltro comprensibile, sull’argmento.
L’aquaplaning vero e proprio avviene quando davanti allo pneumatico si accumula così tanta acqua che la gomma non riesce più a spostarla lateralmente. A quel punto la ruota sale sul velo d’acqua e perde quasi completamente il contatto con l’asfalto.
Nelle biciclette questo fenomeno è praticamente impossibile nell’uso normale, soprattutto per la forma della ruota. La gomma della bici è molto stretta (anche con sezioni da gravel, per capirci) e concentra il peso su una superficie piccola: invece di “spingere” una massa d’acqua davanti a sé come fa una gomma larga d’auto, tende a tagliare l’acqua. Inoltre le velocità sono generalmente troppo basse perché si crei una pressione sufficiente a sollevare la ruota.
Quello che molti chiamano “aquaplaning” in bici è in realtà una semplice perdita di aderenza sul bagnato. La gomma continua a toccare l’asfalto, ma il fondo offre meno grip. Su acqua, vernice stradale, tombini, foglie o binari bagnati, basta frenare troppo o piegare troppo per far scivolare la ruota.



































