Prendi lo spirito di libertà e avventura con cui questa disciplina dieci anni fa è nata, aggiungi il bagaglio di divertimento e condivisione che questa tipologia di bici ha portato nel “serioso” mondo della bici da corsa; mettici ancora percorsi prevalentemente sterrati, dove a volte servono “skills” che fanno al caso della mtb; infine condisci il tutto con un po’ di agonismo, che aggiunge indubbiamente pepe in più alla ricetta.
Sono tutti ingredienti che fanno perfettamente al caso del gravel biking, la più giovane delle discipline del ciclismo, oggettivamente la più destrutturata e versatile, proprio perché le sue radici e il suo modo di essere le esprime in tanti modi tecnici, tanti spiriti e interpretazioni differenti.
Appunto: l’eterogeneità del gravel è in fondo il primo motivo del suo successo, la ragione della fascinazione che riesce a produrre su un pubblico potenzialmente enorme, che va ben oltre i tradizionali “specialisimi” del ciclismo; il gravel “pesca” presso un pubblico diverso per età, per genere e per aspettative rispetto alla bici sportiva.

Il problema, in questo senso, è che è impossibile far convivere tutte queste facce riconducendole all’interno dello stesso contesto, dello stesso formato o ancor più difficile di un evento; da cinque anni ci prova con successo a farlo la Cicli Liotto di Vicenza, che il suo evento gravel lo ha battezzato con il nome e il simbolo che identifica questo produttore che le bici le produce dal 1922: un aquila.

È nata così, nel 2022, Aquila Gravel, manifestazione che in Casa Cicli Liotto ha preso il posto della classica granfondo stradistica, che l’azienda vicentina organizzava dai lontani anni Novanta.
Ma lo sappiamo bene, quello della granfondo è formato stanco; piuttosto meglio cambiare e investire sul gravel. Sì, ma con quale formula?
La formula di Aquila Gravel
La formula scelta da Cicli Liotto è andata oltre la strada che oggi seguono diversi organizzatori di eventi gravel, quelli che all’interno della stessa giornata e dello stesso percorso fanno convivere agonismo e cicloturismo con la soluzione dei tratti cronometrati alternati alle restanti porzioni cicloturistiche.

Qui no, qui a Vicenza, anzi, a due passi da Vicenza, perché Aquila Gravel parte e arriva dall’Oasi naturalistica del Lago di Fimon (Arcugnano), l’evento è sdoppiato in due giorni: al sabato pomeriggio spazio per chi vuole competere con la gara (a circuito) di “Aquila Race”, il giorno dopo addio al cronometro e spazio a percorsi lunghi ed “epici” (soprattutto il lungo da 130 km), spazio all’avventura e a tanta condivisione e divertimento con la giornata di “Aquila Ride”.

Accade così da tre anni a questa parte, con una formula cui sia nel 2025 che lo scorso fine marzo 2026 siamo stati testimoni anche noi di Cyclinside: quest’anno abbiamo partecipato a entrambe gli eventi.
Per gli amanti dei numeri gli agonisti pronti a battagliare nella “race” del sabato erano 130, mentre quasi 500 erano i cicloturisti al via della “ride” di domenica.

Pochi, a dire il vero, sono stati quelli che come noi hanno gareggiato sia il sabato e poi hanno pedalato senza fretta la domenica, sicuramente perché i due pubblici esprimono esattamente gli antipodi dell’universo gravel.

Ma a nostro avviso questo non è affatto da considerare un vizio del formato; al contrario quella scelta da Liotto è tutto meno che soluzione ibrida che mette tutto e tutti assieme nello stesso giorno e sullo stesso percorso.
No, Aquila Gravel mette piuttosto in campo quello che può essere considerato un vero e proprio festival del gravel, che in meno di 48 ore interpreta ed esprime le sue tante facce, e lo fa in modo “compiuto”.

Complimenti Cicli Liotto, che nel frattempo da già l’appuntamento per la sesta edizione: 27-28 marzo 2027.
Aquila gravel 2026: la photogallery
Ulteriori informazioni: Aquila Gravel





































