In fondo, Tadej Pogacar la storia del ciclismo la sta riscrivendo anche per via del suo modo di stare in sella. Sulle pedivelle cortissime che lo sloveno ha iniziato ad azionare dall’inizio del 2024 si è già detto tanto, così come altrettanta notizia ha fatto il suo manubrio stretto e il suo attacco manubrio lungo.
A corredare il tutto c’è poi una sella posizionata in modo estremamente avanzato sul reggisella: si completa così quel triangolo di punti di contatto uomo/bicicletta che in questo senso ha descritto una marcata rotazione in senso orario rispetto al modo di sedere in sella utilizzato fino a qualche anno fa. Non serve infatti scomodare l’“era Pantani” per ricordare che fino ad appena quattro, cinque anni fa, le pedivelle da 170 millimetri erano un’eccezione, le selle erano più arretrrate e i manubri da “40” erano appannaggio solo degli atleti minuti di statura.
Solo per corridori pro?
Attenzione, il nostro discorso è relativo al ciclismo stradistico di alto livello, non certo alla pratica amatoriale o cicloturistica (nonostante il bike fitting di qualche cicloamatore stia già emulando l’assetto “avanzato” dei loro beniamini attuali… ).
Il senso di questo contenuto è anche questo: capire il perché di questa autentica rivoluzione dello stare in sella, quella che qualche tempo addietro abbiamo non a caso definito “nouvelle vague” dello stare in sella, perché riguarda davvero tanti corridori in gruppo e non è affatto eccezione.
Quello di Pogacar, infatti, è solo il caso più illustre, e aggiungiamo anche abbastanza marcato, di come i pro rider siedano oggi in sella.
Lo osserviamo da un anno e…
All’argomento abbiamo dedicato gli dei contenuti tecnici relativi pil che altro alle misure di bike fitting utilizzate i questo 2024 dallo sloveno (clicca qui per i dettagli tecnici sulla sua bicicletta e qui per l’opinione di chi gli fornisce i materiali).
Ora torniamo sull’argomento. Lo facciamo “a motori spenti”, al termine di una stagione a dir poco trionfale per Pogacar. Sull’argomento abbiamo dunque interpellato un tecnico, al quale abbiamo chiesto perché la posizione dei corridori sia radicalmente e velocemente cambiata nel corso degli ultimi anni.
Chi parla nel video è Massimiliano Sellini, Preparatore Fisico FCI e biomeccanico. La sua, ci teniamo a ribadirlo, non pretende certo di essere risposta univoca e certa al perché della posizione in sella dello sloveno: è semplicemente l’interpretazione di un tecnico che fornisce la sua valutazione in base a dati oggettivi (le misure della bici di Pogacar, le sue quote antropometriche e i rapporti utilizzati) e che più che altro ci ha tenuto ad inquadrare questo bike fitting all’interno di un quadro atletico, funzionale e metabolico di altissimo livello.
































