Gentile Redazione… rispondete quasi con sgarbo alla signora che si lamenta delle gare abusive ciclistiche … credo che non abbiate mai visto invece ciclisti o monopattinisti sull’autostrada. Una volta c’era uno ” scortato” persino dalla polstrada ahahah…
Cmq io da ragazzo giocavo al calcio sulla strada… scarso traffico. Bei tempi
Antonio
Gentile Direttore, vorrei rispondere a quella signora che vorrebbe fare sport in strada in maniera molto semplice,perché se ne va da sola in auto quando la stessa ha 5 posti. Cordiali saluti
Walter Tonan
Gentile Direttore,
Con riferimento alla Vs. “La bicicletta, piaccia o no, è un veicolo riconosciuto dal Codice della Strada. Non un gioco, non un passatempo tollerato, ma un mezzo di trasporto a tutti gli effetti, con diritti e doveri precisi” mi vien da pensare che quando è una pratica sportiva questa è più un gioco e un passatempo,
NON una necessità: come chi la usa per andare a scuola o al lavoro…
Ciò scritto, invidio chi fa km e km in bicicletta.
- Quando li trovo davanti, suono regolarmente il claxson a distanza, per avvisare che sto arrivando e puntualmente mi arrivano improperi e vaffa…
- Salendo al Passo Giau me ne son trovato uno davanti al cofano, pensate abbia fatto un cenno per ringraziare perché ho inchiodato o un cenno per scusarsi? Macché tutto dovuto.
- Un’altra volta mi son dovuto fermare perché un gruppo di una 20-30ina di amatori sono usciti da un dare precedenza alla mia sinistra senza minimamente preoccuparsi della mia presenza e precedenza.
- Senza contare quando al buio ti attraversano la strada senza neanche una luce e ti ritrovi con il cuore in gola.
- Lasciamo a parte l’attraversamento con il semaforo rosso o il transito nelle rotatorie…
- Perché i ciclisti se trovano un mezzo, un’auto o un trattore per esempio, che va più piano di loro non aspettano le condizioni che permettono di sorpassare in sicurezza? Ma ti fanno il pelo e sorpassano a destra o a sinistra indifferentemente.
Ultimamente sto guidando cercando di evitare qualsiasi collisione con chi che sia e prossimamente dovrò munirmi di dashcam…mentre i ciclisti dovrebbero circolare con una identificazione…
Inanzi tutto RISPETTO per tutti e buona Vita.
Luca Treviso
Gentile Direttore,
Rispondo alla lettrice che se la prende con i ciclisti.
In una società matura la mobilità attiva non è un fastidio da tollerare, ma una risorsa da difendere. Chi pedala non ruba spazio: riduce traffico, inquinamento e soprattutto i costi sanitari legati alla sedentarietà.
Forse molti automobilisti che vivono l’attività fisica come un’intrusione dovrebbero riflettere su un paradosso: chi pratica sport contribuisce anche a lasciare più risorse e tempo ai medici, che potranno così occuparsi meglio delle patologie tipiche di uno stile di vita inattivo.
Finché qualcuno penserà di poter imporre la propria fretta, il proprio peso e il proprio motore sugli altri utenti della strada, il problema non saranno le biciclette, ma una cultura che scambia la forza per un diritto. E quella, più delle bici, è davvero pericolosa.
Giovanni BUSUITO
Gentile Direttore, il problema non sono i ciclisti corretti ovviamente, ma quelli che pensano di fare gare in strada, Le ricordo che gareggiare su strade pubbliche e6 vietato a tutti i veicoli, quindi anche ai ciclisti, io è solo questo che contesto, per le gare usare i velodromi sarebbe la scelta più corretta, ma vuoi metterla andare ad 80 e più all’ora giù per le discese montane dove ad ogni curva si che puoi incontrare un trattore in salita?
Oppure un neopatentato che non si aspetta di vedere frecce su 2 ruote con pneumatici larghi 2 cm che se devono frenare Dio li assista, quindi per le gare, e non per recarsi a lavoro o passeggiare in bicicletta, a mio parere sarebbe più corretto usare i velodromi. Grazie e complimenti per la sua ragionevolezza.
Andy Rau
Alcune delle lettere arrivate direttamente, oltre ai commenti diretti, all’email di ieri che ha fatto parecchio clamore.
Il tema è sempre lo stesso: rispetto delle regole e delle persone in tutti i contesti: autisti e ciclisti. Non ci sono distinzioni né ha peso diverso il motivo per cui si è in strada. Il Codice della Strada non concede più diritti a chi lavora rispetto a chi va a fare una scampagnata in bici o in automobile.
Le gare, ovviamente, sono vietate con qualsiasi mezzo quando ci si trova su strada aperta. Ma allenarsi non è gareggiare. La strada resta uno spazio condiviso con regole precise per tutti. Su questo restiamo fermi (e rispondiamo con decisione, non con sgarbo).



































Qui si parla di chiusura mentale ed ignoranza nonché mancanza di empatia. C’è poco da discutere con queste persone, è “come giocare a scacchi con un piccione”. L’unica speranza è che siano pochi ma rumorosi. Personalmente ripongo fiducia nelle nuove generazioni molto più sensibili tra i vari temi, d’altronde il futuro è loro ed è nel loro interesse un mondo migliore fatto di rispetto e salute.
Et voilà, la solita mancanza di volontà di prendersi le proprie responsabilità.
Da parte dei 2 ruotisti a catena, ovviamente.