La decima edizione del Report sulla mobilità urbana promosso da ANCMA e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia, fotografa una situazione in chiaroscuro per biciclette, moto e scooter nelle città capoluogo italiane. L’indagine, basata su un questionario dedicato a mobilità e infrastrutture per le due ruote, coinvolge 107 comuni, di cui 94 hanno risposto all’edizione più recente con dati aggiornati al 2024.
Diffusione piste ciclabili
Sul fronte della ciclabilità, il dato complessivo mostra una lieve contrazione della dotazione infrastrutturale. La disponibilità media di piste ciclabili scende a 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti, in calo rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali restano marcate: alcune città superano ampiamente i 30 metri equivalenti, mentre altre restano sotto il metro, evidenziando una disomogeneità strutturale che continua a caratterizzare il Paese.
Migliora, seppur lentamente, l’accessibilità delle biciclette alle corsie riservate al trasporto pubblico. In poco più di tre città su dieci l’accesso è consentito su tutte le corsie, mentre in circa un quinto dei comuni è ammesso solo in modo parziale. Il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici è permesso nel 63,7 per cento dei casi, anche se quasi un terzo delle amministrazioni lo limita alle sole bici pieghevoli. Il trend è comunque in crescita e alcune città hanno già deliberato aperture più ampie nei prossimi anni.
Punto critico: i parcheggi
Resta critico il tema dei parcheggi per le biciclette. Solo il 65 per cento dei comuni fornisce dati sugli stalli disponibili e nella maggioranza dei casi la dotazione è contenuta. Oltre la metà delle città dichiara un numero di parcheggi compreso tra 1 e 15 stalli ogni mille abitanti, mentre solo una minoranza supera quota 45. Nel corso del 2024, venti comuni hanno però programmato nuovi interventi, con un aumento stimato di circa 4.300 stalli nei prossimi tre anni.
Bike Sharing in assestamento
Il bike sharing conferma una fase di assestamento. Il numero complessivo di biciclette in condivisione diminuisce rispetto all’anno precedente, ma continua a crescere la modalità free flow, che si afferma come soluzione preferita in diversi contesti urbani. Anche in questo ambito, tuttavia, la distribuzione resta disomogenea, con città molto attrezzate e altre dove il servizio è quasi simbolico.
Sul versante della sicurezza, il report segnala un’attenzione ancora insufficiente. Solo una parte delle amministrazioni considera il miglioramento della sicurezza delle biciclette una priorità alta o molto alta negli strumenti di pianificazione della mobilità urbana. Cresce lentamente anche la diffusione di sistemi antifurto basati su marchiatura e registrazione, presenti in poco più di un quinto dei comuni che hanno fornito il dato.
Per quanto riguarda moto e scooter, la densità di motocicli nelle città rimane elevata e conferma il ruolo centrale delle due ruote a motore negli spostamenti urbani. L’accesso alle ZTL è consentito nella maggioranza dei casi, spesso senza costi, anche se non mancano limitazioni legate alle classi ambientali più inquinanti. Alcuni grandi comuni hanno già annunciato restrizioni future mirate proprio ai veicoli meno recenti.
Anche per i motocicli la carenza di parcheggi rappresenta un problema strutturale. In molte città il numero di stalli resta inferiore a 5 ogni mille abitanti, con poche eccezioni che trainano la media nazionale. Lo scooter sharing, presente in undici comuni, registra una riduzione del numero complessivo di veicoli disponibili, pur mantenendo una presenza stabile sul territorio.
Il report dedica attenzione anche alle flotte comunali e alla transizione elettrica. Cresce il numero di amministrazioni dotate di moto e scooter per i servizi pubblici e aumenta, seppur lentamente, la quota di mezzi elettrici. Sul fronte delle infrastrutture di ricarica, meno della metà dei comuni dichiara di avere almeno un punto attivo, con forti differenze tra città molto attrezzate e altre ancora ferme a poche colonnine.
Zone 30
Chiude il quadro il tema delle Zone 30, sempre più diffuse nei centri urbani. Sono 76 le città che hanno introdotto limiti di velocità inferiori ai 30 chilometri orari in alcune aree, con tratti estesi in diversi casi oltre i 10 chilometri complessivi. Una misura che si inserisce nel dibattito sulla sicurezza stradale e sulla convivenza tra tutti gli utenti della strada, ma che richiede ancora una visione integrata per produrre effetti strutturali.



































