Gentile Direttore, Non sono i mezzi a essere pericolosi, ma l’irresponsabilità di chi li guida.
Basta demonizzare biciclette e monopattini. È giunto il momento di cambiare radicalmente la narrazione mediatica e il dibattito pubblico: il problema non sono mai i mezzi di trasporto, ma i conducenti irresponsabili. [1]
Un mezzo meccanico, da solo, non viola il codice della strada né causa incidenti. A fare la differenza è sempre il fattore umano.
L’analogia con i pedoni: il corpo come mezzo di trasporto
Se seguiamo la logica di chi chiede targhe e assicurazioni per ogni ciclo o veicolo leggero, dovremmo applicare le stesse regole anche a chi cammina a piedi. Il nostro corpo è a tutti gli effetti il nostro primo mezzo di trasporto.
Quante volte assistiamo a pedoni che attraversano la strada sbucando all’improvviso da dietro un autobus in sosta o da un’auto parcheggiata, magari con lo sguardo fisso sullo smartphone e le cuffie nelle orecchie? Se un pedone attraversa senza guardare e senza usare le strisce, la colpa non può essere scaricata ciecamente sul conducente dell’auto o della bicicletta di turno. La prudenza e il rispetto delle regole stradali devono valere per tutti, indistintamente, dal guidatore di un tir a chi cammina sul marciapiede.
L’esperienza al volante: 35 anni senza incidenti
Parlo da conducente che ha trascorso oltre 35 anni sulla strada, avendo conseguito e utilizzato diverse categorie di patente (A, B, C, D e KB). In tutti questi anni, fortunatamente e grazie a una costante attenzione, non ho mai avuto un incidente. Questa esperienza mi permette di dire con assoluta certezza che la sicurezza stradale non si ottiene vietando o penalizzando una specifica categoria di veicoli, ma educando le persone alla responsabilità individuale. I media dovrebbero smetterla di titolare “Monopattino travolge pedone” e iniziare a scrivere “Conducente irresponsabile causa un incidente”.
Normative sulle bici elettriche: l’errore di vietare l’acceleratore di partenza
Un esempio lampante di come spesso si legiferi senza conoscere la realtà pratica è il dibattito sulle nuove normative per le biciclette elettriche e la volontà di vietare l’uso dell’acceleratore. Da utilizzatore di e-bike, invito i legislatori a fare un test su strada prima di approvare modifiche calate dall’alto.
Anche un motore a norma europea da 250W, nel momento in cui si inizia a pedalare, eroga una spinta immediata. Questo “scatto” iniziale può essere brusco e difficile da controllare, specialmente quando ci si trova imbottigliati nel traffico cittadino o quando un pedone attraversa all’improvviso. Non c’è modo di regolare con i soli piedi la dolcezza di quella partenza.
In questo contesto, una piccola levetta dell’acceleratore (limitata alla partenza assistita fino a 6 km/h, come previsto dai sistemi “walk assist”) non rappresenta affatto un pericolo. Al contrario, è uno strumento di sicurezza fondamentale: permette di dosare la potenza con massima dolcezza, aiutando il ciclista a gestire il mezzo con precisione millimetrica durante le ripartenze più delicate. Vietarlo significa peggiorare la stabilità e la sicurezza di chi guida.
Franco Didio
Ha detto praticamente tutto lei. Solo qualche appunto volante che mi è venuto in mente leggendo la sua lunga lettera: non è solo fortuna se in tanti anni di patente non ha avuto problemi: nel Codice della Strada è compresa anche l’errore umano. Se si rispettano le regole anche un piccolo errore umano si può recuperare prima del disastro. Pensiamoci sempre quando certi limiti e distanze ci sembrano eccessivi rispetto al percepito immediato.
Durante le ripartenze molti sistemi sono in grado di offrire un picco di partenza che può essere regolato perfettamente, tanto più con i sistemi moderni che, oltre alle solite tre modalità con cui vengono forniti, permettono di personalizzarne (tramite app su smartphone) le caratteristiche, ad esempio la spinta in partenza, per assicurarsi di padroneggiare la bici come si preferisce. In salita, poi, si può avere un po’ di spinta in più per trovare rapidamente l’equilibrio e la padronanza del mezzo necessaria.

































