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Home Biciclette

Biciclette e telai falsi: cinque punti da mettere in chiaro

Redazione di Redazione
18 Agosto 2019
in Biciclette, TechNews
A A
19
Biciclette e telai falsi: cinque punti da mettere in chiaro

Tema caldo quello dei telai falsi per bicicletta. Gli articoli che abbiamo pubblicato generano sempre diverse reazioni, compreso qualche scetticismo che parte, sostanzialmente, dalla convinzione che i ricarichi delle aziende siano eccessivi sul prodotto lavorato. E allora non è che i grandi marchi facciano i furbi sulla pelle, anzi, sul portafoglio, di noi poveri polli da spennare?

L’aumento del costo delle biciclette, soprattutto a vedere alcuni modelli top di gamma, in effetti, non depone a favore di un mercato che sembra sproporzionato, tanto da far venire voglia di un’alternativa che sembra davvero facilmente a portata di mano: tantissimi siti, ormai, vendono telai che appaiono identici agli originali di gran marca, ma a costi molto più bassi, anche del 90 per cento.

Se poi questa alternativa viene presentata come percorribile e sicura perché no?

1. Certificazioni

Vale la pena approfondire il discorso perché la confusione di informazioni che c’è rischia di essere fuorviante.

Per questo motivo abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea Rovaris, consulente del prodotto e responsabile marketing in Lightweight. In questo caso, però, lo abbiamo chiamato in causa per l’esperienza che ha nel settore, visto che lavora per un marchio importante. Più in là torneremo anche su qualcosa di interessante che ci ha raccontato sul marchio tedesco per cui lavora.

«Se realizzo un telaio, questo va omologato – esordisce – e le cose cambiano, ovviamente, se sono un’azienda che vende sul nostro territorio, oppure un privato che ordina un pacco da un qualche sito di vendita online tra i più noti.

«L’omologazione serve per la responsabilità sul prodotto e si parte dalla nono tossicità del materiale, prima ancora che dalla robustezza».

Questo è il punto di partenza ovviamente, quello su cui fanno spallucce molti acquirenti convinti di portare a casa l’affare e ritenendo solo inutile burocrazia le certificazioni. Ma andiamo avanti.

2. Prezzo

La costruzione del prezzo, per un prodotto tecnologico passa per fasi diverse che non si possono non considerare nel costo finale e, chiaramente, non ci si può limitare al costo della materia prima e della lavorazione.

«Per questo tipo di prodotti, come i telai della bicicletta – spiega il nostro interlocutore – c’è da mettere in conto la progettazione, la tecnologia adottata, la sperimentazione e tutto quanto viene fatto per raggiungere un obiettivo prima di andare in produzione. Ovviamente vanno considerati anche i costi di una eventuale campagna di marketing, come per tutti i prodotti presenti sul mercato.

Una volta creato lo stampo, lo sviluppo del progetto e le stratificazioni da realizzare per un telaio in fibra di carbonio, il costo di base varia a seconda del tipo di lavorazione e della quantità di prodotti che vengono realizzati. Ovviamente le serie minori, più di nicchia, hanno costi più elevati.

Di che cifre si parla? Sì, qui possiamo partire davvero da cifre molto basse, al netto di tutto. Ma non ha senso prendere questi numeri come riferimento, come non avrebbe senso considerare il costo dei materiali di uno smartphone che compriamo normalmente, rispetto al suo prezzo finale.

3. Progettare o fare la spesa?

«Anche perché il grande marchio non va sul mercato orientale e sceglie quel che trova – spiega Rovaris – chi fa altissima gamma investe nello staff che si occupa dello sviluppo di un’idea che poi prenderà la forma di un telaio. Soprattutto il produttore, cui viene commissionato l’ordine di realizzazione del prodotto, non può certamente costruirne di più, neanche uno.
I contratti di esclusività hanno penali enormi ed aggirarli è davvero impossibile. Ma, soprattutto, non ne vale la pena. Il rischio è di perdere il cliente che sostiene, praticamente per intero, la produzione (o buona parte di essa). Chi si metterebbe nelle condizioni di perdere un cliente così?
Tanto più che gli stampi non sono di proprietà del produttore, ma del cliente. Questi ha il controllo anche sul materiale che entra ed esce. Compresi gli scarti che tornano comunque al committente.

4. Un “surplus di produzione”?

La domanda fatidica è proprio questa: si tratta di falsi o di telai realizzati dello stesso costruttore che già lavora per il marchio famoso? Se la risposta è già nelle righe precedenti, per quanto riguarda il controllo strettissimo sul materiale, vale la pena aggiungere anche un’altra considerazione:

«Per dirla ancora più semplicemente: a nessun produttore conviene immettere su mercato telai in più rispetto a quelli prodotti, ammesso che abbia i materiali a disposizione e possa sfuggire ai controlli. Può convenire, invece, partire con una linea di produzione propria come è già avventuo in passato (un esempio? I telai marchiati Trigon, che venivano da un costruttore che lavora per un grande marchio del mercato».

Prodotti a basso costo, simili a telai di marchi famosi, insomma, non posso che avere provenienza “altra” rispetto a chi produce gli originali. E questo, in effetti, combacia pure con quanto riferito in passato da diversi produttori: non serve aprire un telaio falso per rendersi conto di come sia differente all’interno, ma basta verificare tutti i dimensionamenti per evidenziare che la provenienza sia da uno stampo non originale.

5. Diversi modi di rompersi

Impossibile, quindi, non tornare sul discorso della sicurezza. È vero che anche i telai originali si possono rompere (e statisticamente le rotture accadono), ma la differenza rispetto a un prodotto falso sono anche nel modo in cui avvengono le rotture.

«Se è vero che non esistono prodotti infallibili – dice Andrea Rovaris – ci sono però delle contromisure che si possono prendere per far sì che se un prodotto fallisce possa dare un preavviso».

Anche nella considerazione delle garanzie bisogna tenere conto di questo, così come di rotture anomale che provengono da fattori differenti come urti e altri avvenimenti imprevisti.

Alcune rotture, poi, hanno origine diversa dal semplice utilizzo. Bisogna ricordare sempre che occorre trattare con cura i telai anche prima che vengano montati. Un telaio che cade o che viene sottoposto a uno stress anomalo in fase di stoccaggio dovrebbe essere controllato accuratamente prima di venire montato. E alcune rotture anomale sono problemi derivati evidentemente da questo.

(in apertura, lo spaccato di un telaio originale, difficile trovare la stessa cura in un telaio falso)

Redazione Cyclinside

Tag: contraffazioniProdotti contraffattirischitecnicatelai falsi

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Commenti 19

  1. Pierluigi isella says:
    7 anni fa

    Sarà anche tutto vero quello che ho letto,credo anche che alla fine tutti ci marciano sui prezzi,da chi fa i telai e da chi fa tutti gli altri componenti per una bici da corsa o una mtb. Sono d’accordo che dietro ad un prodotto come questo ci sia uno studio di progettazione,ma vendere delle bici da corsa da sei,sette mila euro e oltre mi sembra una cosa eccessiva.A questi prezzi si compra tranquillamente una moto da strada e anche qui ci sono le omologazioni,progettazioni,ingegneri,collaudi,per non dire autovetture di piccola cilindrata.Ad ogni modo affinché la richiesta di bici è alta è ovvio che i prezzi siano così sproporzionati.

    Rispondi
    • Roby says:
      7 anni fa

      So di fior di ciclisti che usano telai è componenti After market senza il minimo problema.anzi ho testimonianza di ruote e telai di marca rotti senza preavviso,la barzelletta che il non di marca è pericoloso ormai non è più credibile. è invece non accettabile vendere una bici a questi prezzi folli.cosi si incentiva il falso.questo naturalmente è una mia opinione.

      Rispondi
      • Redazione Cyclinside says:
        7 anni fa

        Diciamo che quando si rompono cose che si sa essere false non lo si urla ai quattro venti. Mentre lo si fa più volentieri con cose pagate tanto per cui si ritiene di aver subito un’ingiustizia. E le email e i messaggi, soprattutto, che ci arrivano con rotture incredibili sono davvero tante. Quando chiediamo di poter pubblicare la risposta, purtroppo, è che il cliente non vuole.
        Poi ci sarebbe sempre quella piccola questione legale…

        Rispondi
  2. Franco says:
    7 anni fa

    Abbassiamo i prezzi che sono altissimi e poi disincentiveremo i falsi cinesi, ma la vedo difficile, non è possibile che una bici costa più di una Panda

    Rispondi
    • Redazione Cyclinside says:
      7 anni fa

      Ma ci sono anche telai meno costosi. I top di gamma costano tanto, gli altri meno. Se si vuole far finta di avere un top di gamma a tutti i costi il problema non è solo il prezzo evidentemente…

      Rispondi
  3. Franco says:
    7 anni fa

    Non può essere che una bici costa quanto una moto e pure li ci sono i costi della ricerca, quindi i costi sono sproporzionati ed esagerati.

    Rispondi
  4. Roby says:
    7 anni fa

    Io condivido i’articolo della redazione,ma finché le aziende si ostinano a mantenere questi prezzi folli,giustificandoli con ricerca, omologazione,test etc ci sarà sempre un mercato parallelo.e inevitabile.e ognuno tirerà l’acqua al suo mulino

    Rispondi
  5. Roby says:
    7 anni fa

    Poi c’è da ringraziare la vostra redazione che ci dà la possibilità di esprimerci.grazie

    Rispondi
  6. Domenico says:
    7 anni fa

    Dopo anni e a anni di migliaia di euro spesi, ho acquistato mtb marca BXT per 350 eur, telaio + forca tutto in carbonio. 10.000 km fatti. Tutto ok. A voi i commenti. Ps. Color rosso e nero molto bella. Aliexpress.Com…attenzione non falsa ma originale ma prodotta in oriente

    Rispondi
    • luca says:
      7 anni fa

      e la dogana?
      il sito è quello official store sia di ebay che di aliexpress giusto?

      Rispondi
  7. Fabio says:
    7 anni fa

    Sicuramente la produzione in Cina sarà di ottima fattura. Ciò non toglie che il partner produce il pezzo finito abbattendo la quasi totalità dei costi di produzione. Alcune case italiane addirittura effettuano l’ultima cioè la verniciatura a terzisti(accade in Veneto). È come se la Fiat Polonia cedesse la produzione al terzista Kowalski e costruire le auto e alla Fiat rimane solo la verniciatura, Fiat abbatte il 20% dei costi produzione e comunque i partner rimangono sempre i Brembo i magneti Marelli e Lear di sempre che aprono in zona. Questi sono costi ricerca e ingegnerizzazione… Non ricevere 10000 pezzi all’anno in un container abbassare i costi dell’80% e spendere tutto in sponsorizzazione e marketing (le sole giustificare rimaste ai prezzi esorbitanti).

    Rispondi
  8. Alessandro says:
    7 anni fa

    Quello che mi fa incazzare è che i vari marchi blasonati non vogliono ammettere che la maggior parte dei telai vengano costruiti in Taiwan o Cina, sarebbero più onesti a dire li facciamo costruire all’estero su concessione italiana o americana o francese. Non capisco perché ci devono prendere per il culo, poi si incazzano se vengano acquistati prodotti fuori Italia. Non siamo tutti stupidi

    Rispondi
    • Maya says:
      7 anni fa

      Per la verità nessuno lo nega: sui telai venduti come kit telaio sono addirittura obbligati a lasciare la dicitura “made in china” o Taiwan ecc..

      Rispondi
  9. Daniele says:
    7 anni fa

    Io personalmente un telaio falso non lo comprerei mai, ma nella mia zona Parma ci sono tanti personaggi che ostentano bici da 10 mila euro…false nel mio piccolo spendo meno ma la prendo in negozio ed originale, per quanto riguarda i telai fatti a Taiwan se guardate il colosso Giant produce telai per marchi blasonati italiani e stranieri ma sono tutti di altissima qualità.

    Rispondi
    • Paolo says:
      5 anni fa

      🤣🤣🤣 È solo questione di business se confrontiamo una bicicletta ed una utilitaria sapete quanti test e quante certificazioni deve superare un auto prima di venire immessa sul mercato a confronto di una bici? Ok che l’auto avrà una produzione molto maggiore che abbatterà i costi di produzione, ma il prezzo una bicicletta top di gamma sarà mai giustificato. È solo questione di business, vuoi l’ultimo modello? Paga.

      Rispondi
      • Redazione Cyclinside says:
        5 anni fa

        Discorso un po’ superficiale. Ma ne abbiamo parlato qui, ad esempio, con un esperto in questo video che risponde anche a questo appunto:
        https://cyclinside.it/fibra-di-carbonio-biciclette-e-qualita-approfondimento/

        Rispondi
  10. Ste says:
    7 anni fa

    Posso capire i professionisti del settore che per ragioni varie hanno bici da quattro zeri, ma noi ciclisti da Ventura che facciamo 5/6 km all’anno mi sembra pura voglia di apparire, quello che conta per noi è allenamento e sana alimentazione per star bene, non bici tecnologiche e preparati per raggiungere risultati che poi nessuno ascolta. Penso che una buona bici garantita comprata in un negozio affidabile possa dare più soddisfazione di qualunque altra.poi mettiamo nel paniere anche tutto il resto come garanzie progetti sicurezza e Assistenza.chi compra il falso lo sa e non lo dice, è quando trovi originali e falsi aperti e ti rendi conto che sono identici, quello è il problema.

    Rispondi
  11. michele says:
    6 anni fa

    io da 5 anni ho un telaio non originale di una nota casa italiana, percorso migliaia di km mai un problema…sarò stato fortunato non lo so ma ho speso 1500 euro per assemblare la bici e ho fatto una super bici e tra poco ne farò un altra…secondo me se queste case non vendessero più una bici gli starebbe solo che bene così imparerebbero a non approfittarne fino a questo punto e abbasserebbero i prezzi, e come qualcuno ha già evidenziato con quei soldi ci si compra una moto e a progettazione e omologazioni non sono da meno ad una bici.

    Rispondi
    • Redazione Cyclinside says:
      6 anni fa

      Si possono trovare telai, perfettamente omologati (quindi sicuri per test effettuati, a differenza di quelli fasulli) anche di altri marchi, magari di piccoli artigiani a prezzi molto interessanti e non differenti da quanto acquistato dal lettore. E certamente di una copia falsa, senza infrangere la legge e correre rischi. Vale la pena per far finta di avere un marchio vero?

      Rispondi

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Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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