I numeri ci dicono che ben dodici milioni di persone percorrono meno di sette chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Entrando nel dettaglio, sei milioni coprono una distanza inferiore ai cinque chilometri, tre milioni si muovono nel raggio di tre chilometri e un milione e mezzo di italiani dista appena un chilometro e mezzo dalla propria azienda. Eppure, accecati da quel vecchio ideale di progresso, continuiamo a spostare millecinquecento chili di metallo per trasportare un solo essere umano lungo tragitti facilmente copribili in quindici minuti di pedalata.
Il paradosso esplode quando la società lamenta la continua contrazione del potere di acquisto, ma si ostina a mantenere l’automobile per queste micro percorrenze. Considerando un costo di esercizio prudenziale di cinquanta centesimi al chilometro per l’auto, contro spese quasi inesistenti per una bicicletta muscolare o a pedalata assistita, il bilancio calcolato su duecentoventi giorni lavorativi annui parla chiaro. Chi compie un tragitto di un chilometro e mezzo risparmierebbe quasi trecentoventicinque euro all’anno passando alla bici. Per tre chilometri il risparmio vola a circa seicentocinquanta euro. Su cinque chilometri si superano i milleottanta euro, mentre chi ne percorre sette arriverebbe a tenere in tasca oltre millecinquecento euro ogni singolo anno.
Siamo di fronte a un’inefficienza finanziaria ingiustificabile, che smaschera l’illusione in cui siamo stati cresciuti. Delle due l’una: o si dispone di risorse eccedenti da scialacquare quotidianamente in carburante e svalutazione del mezzo, oppure gli alibi sul budget individuale crollano miseramente. Basterebbe liberarsi di un pregiudizio culturale costruito a tavolino settant’anni fa e modificare le proprie abitudini per recuperare soldi, salute e vivibilità urbana.
Francesco Lorenzoni dalla nostra pagina Facebook a commento di questo articolo
Francesco Lorenzoni dalla nostra pagina Facebook a commento di questo articolo
Riprendo e sottolineo questo commento. I dati citati meritano una verifica alla fonte, ma il tema che sollevano è interessante: è una questione di “bikeconomy” che diventa sempre più impellente, visti i costi crescenti dei veicoli a motore e del loro mantenimento.





























