La sicurezza nel ciclismo è un tema sempre più attuale. Lo vediamo anche in questo Giro d’Italia, dove le cadute continuano purtroppo a essere numerose, esattamente come negli ultimi anni. E continuo sinceramente a non capire perché i guantini non siano obbligatori in gara. Parliamo di una protezione semplice, leggera, naturale da indossare, ma importantissima. Nelle categorie giovanili praticamente tutti i ragazzi corrono con i guanti, perché tantissimi direttori sportivi e allenatori pretendono giustamente che vengano usati sempre. Poi però arriviamo al professionismo e continuiamo a vedere corridori affrontare tappe velocissime senza alcuna protezione sulle mani.

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Il punto è che i guantini non servono soltanto a evitare abrasioni sui palmi. Certo, le mani sono la prima cosa che istintivamente mettiamo avanti quando stiamo cadendo, ma il vero aspetto importante è un altro: cambiano completamente il modo in cui affrontiamo la caduta. Sapere di avere una superficie protetta e leggermente ammortizzata porta inconsciamente ad appoggiarsi meglio, ad accompagnare l’impatto in maniera più naturale. Senza guanti, invece, nel caos di una caduta spesso si cerca di evitare l’appoggio delle mani e si finisce per ruotare male il corpo, entrare di spalla o irrigidirsi. Ed è lì che il rischio aumenta davvero.
E mi domando anche perché tanti corridori non li mettano di loro spontanea volontà. Mi ricorda molto gli anni in cui tanti professionisti correvano ancora senza casco. Conoscevo atleti che avevano avuto cadute terribili, che avevano battuto forte la testa, eppure continuavano a gareggiare senza casco trovando mille scuse: il peso in salita, il caldo, il fastidio. La realtà, secondo me, era anche una questione di immagine, di ego, di estetica. Si aveva paura che il casco rovinasse i capelli, l’abbronzatura, la figura del corridore.
E sinceramente temo che oggi, almeno in parte, succeda qualcosa di simile anche con i guantini. Magari si parla di sensibilità, di peso, di comodità, ma forse dietro c’è anche una componente estetica. Eppure stiamo entrando in un’epoca in cui si parla addirittura di airbag integrati nell’abbigliamento da ciclismo. Non credo serva arrivare alle protezioni pesanti del BMX o del downhill, ma nel ciclismo su strada siamo ormai quasi all’opposto: atleti con addosso un velo sottilissimo, senza il minimo strato protettivo. E forse un minimo di protezione in più dovrebbe diventare normale. Non servono armature, non servono pesi aggiuntivi enormi, basterebbero piccoli accorgimenti intelligenti. Forse sarebbe ora di regolamentare l’abbigliamento, e i guantini, dopo tutte le cadute che continuiamo a vedere, a questo punto dovrebbero davvero diventare obbligatori per regolamento.



































