Sembra che la Federciclismo continui a fare confusione sul regolamento delle ciclostoriche arrivando addirittura a contraddirsi con comunicati che appaiono in disaccordo col regolamento in vigore della stessa FCI.
>> Ciclosotoriche e FCI, un problema di regolamenti
Un comunicato diramato proprio alla vigilia dell’Eroica, richiamava all’obbligatorietà del casco omologato nelle ciclostoriche e senza alcuna deroga che pure era stata prevista negli anni passati. Sostanzialmente il regolamento federale dice che il casco omologato è obbligatorio in eventi superiori ai 120 chilometri.
All’ultima edizione dell’Eroica ci è sembrato che alcuno controllasse questo aspetto all’Eroica del sabato, il giorno dedicato ai percorsi lunghi e superiori ai fatidici 120 chilometri. Certamente appare curioso che la Federazione scriva un regolamento in disaccordo con la più importante di tutte le ciclostoriche (che pure nelle sue indicazioni consiglia caldamente di usare un casco omologato).
Peraltro nel regolamento dell’Eroica, proprio per i percorsi lunghi, compare un appunto circa una richiesta di deroga in corso per quanto riguarda l’obbligatorietà del casco. Deroga che sembrerebbe negata da un comunicato FCI uscito proprio alla vigilia dell’Eroica. Ecco cosa si trova cercando sui rispettivi siti di Eroica e Federazione.


Il comunicato (qui la fonte) è stato pubblicato in data 3 ottobre, cioè due giorni prima dell’evento. Un po’ difficile, a quel punto chiedere di adeguare gli oltre 4.000 ciclisti attesi sui percorsi lunghi del sabato al casco omologato (comunque, ricordiamo, sempre consigliati dai regolamenti delle ciclostoriche).
Ancora più singolare e curioso il richiamo generico con cui, proprio alla vigilia dell’Intrepida, ciclostorica toscana ad Anghiari, è stato diffuso un comunicato – la sera prima dell’evento – che richiama all’obbligatorietà dell’uso del casco che comprenderebbe anche L’Intrepida dove, attenzione, il percorso di maggior lunghezza arriva proprio ai 120 chilometri, distanza entro la quale, secondo la normativa FCI in vigore, il casco omologato è “consigliato” e non obbligatorio.
Perché tutto questo? È la domanda che si sono posti gli oltre mille partecipanti alla ciclostorica toscana il giorno prima del via quando si sono trovati il comunicato spedito in fretta e furia che, di fatto, non riguardava alcun partecipante. Nemmeno i più intrepidi del percorso più lungo.
La comunicazione degli organizzatori dell’Intrepida fa riferimento a un comunicato tardivo della Uisp (ente cui è affiliata la ciclostorica toscana) che, evidentemente, non ha dato riferimenti alle lunghezze dei percorsi.

A completare la confusione, alla vigilia dell’Intrepida, il sito della Federciclismo che, proprio nella ricerca dei regolamenti risultava con pagine mancanti. Questo articolo è stato scritto riferendosi all’ultimo documento federale approvato conosciuto datato al primo di giugno 2024.
C’è un po’ di confusione, insomma, come era stato in passato al riguardo dei certificati medici e qui la questione non è di sicurezza. Anche i più accaniti ciclostorici sono per consigliare sempre il casco in qualsiasi uscita. Ma legiferare in questo modo appare un come una richiesta di obbligo di airbag sulle auto d’epoca durante una passeggiata.
A tal proposito abbiamo raccolto una dichiarazione di Michela Moretti Girardengo, presidente del Giro d’Italia d’Epoca. Ecco cosa ci ha detto:
«Tanto per cominciare, trovo singolare che la Federazione diffonda una circolare che pare l’incip della commedia degli equivoci. Il regolamento SAN in vigore, infatti, parla di obbligatorietà del casco solo per percorsi superiori ai 120 chilometri, lasciando per i chilometraggi inferiori il libero arbitrio.
«La comunicazione della Federazione, datata 03 ottobre scorso, ma diffusa solo in questi giorni è servita solo a creare confusione tra i partecipanti e a gettare scompiglio tra chi si deve già sobbarcare le difficoltà e gli oneri dell’organizzazione di queste manifestazioni. Sono anni che il Giro d’Italia d’Epoca propone un confronto serio con la Federazione sulla sicurezza e non solo, trovando per lo più indifferenza da parte di quest’ultima. Se la Federazione vuole, noi siamo ancora e sempre disponibili ad un dialogo serio e costruttivo a partire dalla sicurezza sulle strade italiane. Se, però, la sicurezza diventa un pretesto per mettere in difficoltà chi sta faticando per tenere in vita il movimento delle ciclostoriche, saremo costretti a percorrere altre strade».


































