Egregio Direttore, e con lei tutti quelli che hanno una penna, una poltrona, una firma che conta.
Nicolò aveva 7 anni. Cesare ne aveva 16. Cesare Bonvegna, giovane atleta del ciclismo siciliano, è morto il 17 settembre sulla Statale 185 mentre si allenava. Faceva quello che gli chiediamo di fare: sport, disciplina, fatica, sogni. Lo abbiamo mandato su una strada che non era pronta ad accoglierlo, e quella strada se l’è preso.
Non è una fatalità. Non è sfortuna. È una scelta. È la scelta di chi da anni sa che le nostre provinciali e le nostre statali sono corridoi di morte senza banchine, senza illuminazione, senza controlli, senza un metro di spazio per chi pedala, e ha deciso che andava bene così.
Siamo stanchi dei minuti di silenzio. Siamo stanchi dei fiori legati ai guardrail, delle foto con il nastro nero, dei post di cordoglio scritti in cinque minuti da chi domani avrà già dimenticato il nome. Il silenzio non onora nessuno: il silenzio è complicità.
Ci rivolgiamo a voi, uno per uno. Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. All’ANAS. Alla Regione Siciliana. Ai Liberi Consorzi e alle Città Metropolitane che gestiscono le provinciali. Ai Prefetti. Ai Sindaci. Alle Federazioni sportive. Ai giornali. Voi avete il potere di cambiare le cose. Se non lo fate, non chiamatelo destino: chiamatelo con il suo nome.
Pretendiamo fatti, non condoglianze:
controlli reali e sanzioni vere su velocità e sorpassi a distanza insufficiente dai ciclisti; banchine praticabili e corsie ciclabili sulle provinciali e statali più usate da chi si allena e da chi va a scuola; una mappatura pubblica dei tratti più pericolosi, con interventi finanziati e scadenze dichiarate;
campagne permanenti, non spot di un giorno, su chi guida un’auto e ha in mano un’arma di una tonnellata.
Noi, madri, padri, allenatori, società sportive, continueremo a mettere in sella i nostri ragazzi. Perché la bicicletta non è il problema. Il problema è un Paese che ha accettato che un bambino e un ragazzo possano morire così, e il giorno dopo passare alla notizia successiva.
Non vogliamo un altro minuto di silenzio. Vogliamo che qualcuno, finalmente, faccia rumore. E che poi faccia qualcosa.
Per Nicolò. Per Cesare. Per tutti quelli di cui non conosceremo mai il nome.
Chiedo di aggiungete a questa battaglia il grido di un’altra regione, la Sicilia. Il 17 settembre abbiamo perso Cesare Bonvegna, 16 anni, giovane atleta del ciclismo siciliano, travolto sulla Statale 185 mentre si allenava. Un altro ragazzo, un’altra strada senza protezione, un altro silenzio.
Nicolò e Cesare non sono due storie separate: sono la stessa ferita, da Torino alla Sicilia. Per questo ti chiedo di pubblicare anche la nostra lettera per Cesare, legandola a quella di Nicolò, perché più voci si uniscono più rumore facciamo.
La Federciclismo ha già ricevuto moltissime lettere da tutti noi. Ora il messaggio deve arrivare ai piani più alti: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministro per lo Sport e i Giovani, le Commissioni Trasporti di Camera e Senato, ANAS, il Presidente della Regione Siciliana e l’Assessorato regionale alle Infrastrutture, i Prefetti e i Liberi Consorzi che gestiscono le strade provinciali. Sono loro che possono trasformare il dolore in interventi concreti.
Non vogliamo solo essere ascoltati. Vogliamo essere considerati.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione.
Un caro saluto,
Coordinatrice Rete Rosa Sicilia- Punto Zero
Pintaldi Concita
Presidente
ASD Siracusa Academy Cycling
Rilancio con affetto e un nodo in gola. Non riesco nemmeno a immaginare il dolore.
Torno a citare il bel lavoro fatto dal Prof. Paolo Bozzuto, del Politecnico di Milano, iniziato all’indomani della tragedia di Rebellin.
È un atlante dell’incidentalità ciclistica volto proprio a individuare i tratti stradali più critici e fornire un primo strumento, importantissimo, alle amministrazioni locali.
Eccolo di seguito.
164.000 incidenti in bici in 10 anni. L’Atlante degli incidenti per imparare a salvare vite





























