Stiamo spendendo centinaia di milioni di euro per le ciclabili e poi tutti corrono per la strada
Destiniamoli ad altro
Franco Volpin
Il quesito del lettore è l’ennesimo posto a commento di altri interventi dei lettori ma preferisco rispondere direttamente perché il dubbio del Sig. Volpin è comune a molti cittadini italiani.
La questione è più complessa, come spesso accade, rispetto a come viene posta la domanda. Bisogna considerare che, per esempio, il PNRR aveva previsto (fonte MUR) 600 milioni di euro per il rafforzamento della mobilità ciclistica: 400 milioni per le ciclovie turistiche e 200 milioni per quelle urbane. Nella versione rimodulata, l’investimento è sceso a circa 466,6 milioni, con un obiettivo di 1.311 chilometri aggiuntivi.
Quei fondi, una volta inseriti nel PNRR, non erano utilizzabili per altri scopi.
Certo, possiamo chiederci se, per le ciclabili, siano stati utilizzati nel modo più efficace. Diverse ciclabili sono discontinue, da integrare in tempi che diventano difficili da definire e, di conseguenza, mettono un punto interrogativo su tutto il progetto.
Anche il dubbio che “si fanno le ciclabili e poi non le usa nessuno” va contestualizzato. Nessuno è folle da scegliere una strada più pericolosa avendone a disposizione una sicura. Inoltre, problema molto italiano, le ciclabili che tanti lamentano poco utilizzate, sono delle ciclo pedonali spesso letteralmente impraticabili per la presenza di pedoni distratti e limiti di velocità che non permettono di andare oltre una passeggiata (molto) lenta.
Purtroppo sono scelte, a volte un po’ dubbie, che diventano poco furbe e poco efficienti per il progetto e finiscono per offrire il fianco ai detrattori a tutti i costi.





























