Il ciclismo sta vivendo un momento di svolta. Da un lato, Netflix cancella Tour de France: Unchained. Dall’altro, le Pay TV si accaparrano sempre più diritti esclusivi. Due segnali opposti, che mostrano un contrasto evidente.
La fine della serie Netflix non è solo la chiusura di un prodotto televisivo. È la perdita di una porta d’accesso per chi si stava avvicinando al ciclismo. Non l’ho mai guardata e dubito che un vero appassionato l’abbia trovata interessante. Ma ha funzionato. Ha portato gente dentro questo sport. Ho visto persone appassionarsi al Tour dopo averla vista. Ora questa spinta viene a mancare.
Se Netflix non considera più il ciclismo uno spettacolo che vende, le pay TV lo rendono sempre più difficile da seguire. L’accordo tra Warner Bros. Discovery, Eurosport e ASO garantirà l’esclusiva del Tour fino al 2030, riflettendo una tendenza generale verso la centralizzazione dei diritti nelle mani di pochi gruppi mediatici. Se da un lato questo garantisce un ampio livello di produzione e copertura, dall’altro rende il ciclismo sempre più difficile da accedere per chi non è disposto a sottoscrivere abbonamenti. Mentre gli appassionati di lunga data saranno probabilmente disposti a sottoscrivere un abbonamento, sarà più difficile acquisire nuovi fan tramite questo canale
Questo potrebbe portare a un paradosso: lo sport perde la sua capacità di attrarre nuovi tifosi e al tempo stesso diventa più esclusivo per quelli già appassionati. La domanda ora è: come riuscirà il ciclismo a trovare un equilibrio tra l’esigenza di una copertura di qualità e l’opportunità di restare aperto a un pubblico più ampio?
Una situazione da recuperare
Forse la risposta è tornare alle origini. Sulla strada, tra la gente. Vedere i corridori passare, sentire il rumore delle ruote, l’odore della corsa. Ben vengano i circuiti, come ha detto Matteo Trentin. Il ciclismo dovrebbe riportare lo spettacolo sul percorso. Finali in circuito chiuso, arrivi in quota accessibili, eventi pensati per portare il pubblico sulle strade. Oggi, invece, chi vuole seguire la corsa dal vivo deve arrivare a fare spesso sacrifici enormi. Nessuna agevolazione. Hautacam? Dieci chilometri a piedi in salita, senza la possibilità di trovare una bottiglia d’acqua. Puy de Dôme? Chiuso al pubblico. “Tanto c’è la televisione.”
(foto d’apertura: ASO)


































