Gentile Direttore, in merito alle dichiarazioni che sono state fatte riguardo automobilisti e ciclisti vorrei aggiungere alcuni spunti che spero siano sia d interesse che di riflessione.
La prima cosa da dire è che vado sia in bici con i miei figli che in macchina e in entrambe le situazioni rispetto le regole soprattutto con i miei figli per ovvie ragioni.
La seconda cosa che vorrei dire è che ognuno porta l’acqua al suo mulino e intendo che il ciclista da la colpa all’automobilista e viceversa, in sostanza la verità sta nel mezzo e cioè che entrambi le parti sbagliano e che purtroppo a rimetterci di più a livello fisico sono assolutamente i ciclisti. Il punto su cui voglio far riflettere è questo:ormai si avvia il fatto delle targhe e quant’altro per i monopattini che sono a mio avviso da bandire per le strade non essendo strutturato per andare in strada ma lasciamo stare.
Esiste un codice della strada che tutti noi compresi i ciclisti devono rispettare ma essendo uno sport per loro sembra quasi che non si possano fermare ai semafori rossi, nelle zone dove si deve dar precedenza ecc….un esempio pratico di una mia amica investita da una bici con il risultato che si è dovuta operare ad una mano non potendo ovviamente lavorare per 3 mesi circa. Secondo voi chi ripaga la salute della mia amica senza contare il fatto che non ha lavorato essendo una libera professionista (lavanderia)?
Mi ricollego al codice della strada, tutti i mezzi che percorrono le strade devono avere l’assicurazione per la tutela di tutti e di se stessi, in alternativa ci sarebbero le piste ciclabili ma sappiamo tutti che non è possibile usufruirne facendo uno sport come la bici. Le biciclette di per sé non sono un pericolo ma chi le guida si specialmente quelle elettriche. Chi va in bici in gruppo deve stare in fila indiana obbligatoriamente per facilitare il passaggio dell’auto ma a volte non succede ed ovviamente se uno per strada sta lavorando o sta andando a fare commissioni urgenti che fa? suona. A quel punto ti mandano a quel paese ed ecco che si accende la scintilla. Come si può avvisare un ciclista che non guarda mai dietro se non con un clacson?semplice, mettere gli specchietti sulle bici. Brutto? e chi se ne frega se serve ad aiutarsi a vicenda. Spero di essere stato chiaro e ripeto il rispetto deve essere reciproco anche per chi in sostanza paga fior di soldi per andare su strada pagando bollo assicurazione, quindi se siamo sullo stesso piano paghiamo tutti e forse oltre che a pagare di meno le assicurazioni staremo tutti più attenti. Ps:i svizzeri non mi piacciono ma in alcune cose hanno ragione vedi targa e assicurazione alla bici ormai da una vita. Grazie per l attenzione
Davide Uliano
Gentile Redazione…
Mi scuso in anteprima, dato che sono di lingua tedesca e di conseguenza non scrivo in modo perfetto l’italiano.
Io vivo in Val Poschiavo e giornalmente attraverso il passo del Bernina per andare a lavoro.
Devo dire che ultimamente i ciclisti educati si allontanano da quelli maleducati ed è un buon segno di miglioramento. Il problema resta il gruppo che si divertono a chiacchierare sulla bici dopo che io realmente mi chiedo quale scopo c’è di andare in bici per chiaccherare nonostante fosse farlo più comodamente al bar. Io parlo dallo squardo di un autista che guida sia la bici, moto, auto, camion e bus turismo. Il rispetto è reciproco ed è necessario iniziare a rispettare sia da su una bici come da sopra un menzo pesante (bus). Per sorpassare con un camion o un bus un gruppo di bici in sono necessari un paio di centinaia di metri a secondo la velocità delle bici. Poi non parliamo di un sorpasso in salita. Questo lo dico dal punto di vista di un autista. Ma devo anche dire che tanti autisti non rispettano le regole stradali. In svizzera esiste in primis la regola della distanza di 1,5m tra bici e auto per potere sorpassare una bici. All’incontrario le bici sono oblicate ad andare in fila. Tanti ma sopratutto autisti italiani non ci pensano nemmeno a rispettare queste regole nonostante da noi in svizzera queste regole si verificano come regole effetive. Cioè tanti autisti sorpassano le bici a pieno rischio di sbatterli a terra. O l’altro caso estremo di non avere la pazienza di aspettare dietro una curva non visibile per poi fare un sorpasso educato e rispettoso. E resto ancora sulla polemica dell’autista italiano di cui nelle nostre zone cenè ormai fin quasi di troppi a non rispettare la corsia del traffico contromano rischianto la collisione. Ma questa è una malattia italiana da curare presto pissibile. Ma c’è anche da dire che noi svizzeri possiamo dare esempio di correttezza che presto o tardi gli italiani intelligenti apprezzeranno e seguiranno per guidare bene.
Saluti
Beat
Gentile Redazione… concordo con quanto scritto, sono un automobilista, amo la bicicletta, sono anche andata in vacanza, con la bicicletta, al seguito, in Toscana, alle rive dell’Ombrone, mi hanno agganciato, con una macchina, che per fortuna andava piano, io ero sul bordo strada, mio marito davanti, solo qualche snucciatura e tanto spavento, ma nonostante la mia prudenza, ho capito, che forse avevo sbagliato. Io le braccia. Impugnando il manubrio. Devono essere accostate, il piu’ possibile, non.avevo una bici da corsa, ma erano 30 anni fa, altri tempi, più educazione da parte di tutti
Piera Maria Nosenzo
Gentile Redazione, buonasera.
Sono rimasto un po’ stupito nel leggere l’articolo “Ciclisti e semaforo rosso: quanto pesa davvero il fenomeno?” ed i seguenti.
Per me le cose sono semplici: esistono delle regole ? SI, quindi vanno osservate, sempre. Il Codice della strada vieta l’ attraversamento con semaforo rosso: non si attraversa. Non importa quanti lo fanno, non si attraversa.
Mia moglie, non accorgendosi della presenza di un semaforo, ha attraversato con rosso. Dalle documentazioni fotografiche dell’ apparecchio di rilevazione automatica si vede bene che non c’era nessuno nei paraggi. Lei ha pagato senza fiatare ed ha subito la decurtazione dei punti senza fiatare: giusto.
Se cominciamo a ragionare su “quanto pesa il fenomeno” mi spiegate perché dobbiamo preoccuparci o peggio condannare un figlio che ammazza un genitore quando questo fenomeno “pesa” un caso ogni anno su una popolazione di 56 milioni di abitanti ?
Le regole si rispettano. Tutte e sempre. Senza fiatare. Nel caso non piacciano, esistono degli strumenti per portare delle proposte a che ha il compito di, eventualmente, cambiarle.
Cordiali saluti
P.S.: Chi scrive all’età di 70 giorni si è trovato suo padre ucciso da un camion che aveva sbandato su strada scivolosa. Mio padre stava percorrendo quel tratto di strada in bicicletta nella piena osservanza del regole del Codice. Aveva 40 anni.
Lino Mondino
Siamo letteralmente sommersi da lettere e cerchiamo di pubblicarle il più possibile anche raggruppandole un po’, come in questo caso. Testimonianze che non si possono ignorare.
Possiamo solo aggiungere che le regole vanno rispettate. E non è aggiungendone altre che la situazione migliorerebbe.


































Mentre chiacchierate ogni giorno ciclisti vengono uccisi sulle strade.
Sui mezzi che circolano per strada ci sono dei criminali, questa è la verità.