Gentile Redazione… Buongiorno vi leggo sempre, una delle testate online che hanno maggiormente a cuore la sicurezza di chi va in bici.
Volevo dire la mia opinione sul problema di convivenza tra i ciclisti tutti e di tutti gli altri utilizzatori della strada, la mia esperienza si basa su milioni (circa 6) di km fatti sulle strade di tutta Europa e non con ogni tipologia di mezzo dall’auto articolato alla bici.
Prima di tutto il problema di convivenza tra ciclisti e gli altri utilizzatori della strada automobilisti soprattutto è che il ciclista è considerato un intralcio alla circolazione, tra l’Italia e il resto d’Europa c’è un abisso da noi purtroppo vige la legge del più forte cosa che nelle centinaia di migliaia di km fatti fuori dall’Italia in bicicletta, col Camper, mezzi commerciali ecc. Non ho mai riscontrato gli stessi atteggiamenti verso la parte del più debole come succede qua in Italia.
Gli incidenti mortali succedono anche in altri stati non so come visto il rispetto che c’è per chi usa la bicicletta.
Sicuramente il ciclista ci mette del suo principalmente a suo rischio e pericolo, so benissimo che il comportamento dei gruppi di amatori è un po’ arrogante e indisciplinato forti del numero, mi è capitato di stare per chilometri e chilometri dietro a dei gruppi in montagna specialmente in discesa che non agevolano il sorpasso da chi arriva da dietro con un mezzo più veloce.
Oramai la bicicletta da corsa la uso nel 10-20 per cento del totale dei km, più di 20.000 ogni anno quasi sempre da solo il resto Gravel e un po’ di MTB per stare più lontano dal traffico il più possibile.
Quando ho iniziato 1968 a 12 anni il traffico è lo stato delle strade non erano minimamente paragonabili a oggi.
Scusate la lungaggine il tema richiederebbe un approfondimento quasi infinito.
Mi scuso per gli errori che ci saranno nel mio scritto.
Grazie per l’ospitalità, continuate così.
Buona giornata.
Domenik
Gentile Direttore, sono sportivo da sempre ma ciclista da 5 anni.
In questi 5 anni tra allenamenti ed uscite “normali” ho avuto decine e decine di esperienze con automobilisti e non, inferociti fondamentalmente solo perché sei in bici e come si evince dalle loro lettere, rei di fare loro un torto: invadere un loro spazio.
Esco sempre da solo ma nonostante ciò quante volte auto, ma anche moto, mi hanno fatto lo striscio pur essendoci tutto lo spazio possibile. La maggior parte di proposito, con sguardi truci ed offese al seguito, altri bellamente al cellulare.
Molte volte la signore sedute al posto passeggere hanno pensato bene di tirarmi la sigaretta accesa con un saluto alla mamma, talvolta qualche condivisione salivare.
Poi la luce: ti ritrovi spagnoli, francesi, olandesi e tedeschi (la mia zona è altamente turistica) che ti stanno dietro, quasi ti proteggono, e pur potendo sorpassare in tranquillità, aspettano l’allargamento di corsia, giusto per avere un margine ancora maggiore.Non credo serva altro a fare capire quale sia il reale problema italiano.
Saluti
Andrea Menapace
Si finisce, appunto, col dividersi in fazioni, quelle che tanto piacciono ai politici che fanno della mobilità e quindi della bicicletta un argomento di voto che pesca tra ignoranza e facili fastidi per chi si trova a modificare un’abitudine radicata nel tempo.




































Buongiorno, in relazione allo scontro ciclista automobilista mi pare che li punto sia che in Italia la bicicletta non venga considerata un mezzo di trasporto, ma solo di svago e quindi legata a tempi non “lavorativi” come invece avviene in altre parti di Europa.
Se così fosse le regole del codice verrebbero più rispettate, da tutti.
Certo condizione necessaria, ma non sufficiente in assenza di cultura legata alla collettività.
Buona giornata