Gentile Redazione…
Sono d’accordo con Rosi sul fatto che la cortesia previene molte incomprensioni, ma vorrei specificare che cogliere la frutta dagli alberi a bordo strada pubblica, con il tronco o anche solo i rami al di fuori della proprietà privata, non è per niente furto. Ed è questo che fanno i ciclisti nella stragrande maggioranza dei casi, me compreso. Poi, come detto, chiedere il permesso non fa male a nessuno.
Riccardo
Gentile Redazione… Premetto che anch’io sono un ciclista abito in una zona collinare sul ciglio della strada dove abito ho 2 piante di fico che da anni non riesco a mangiare i frutti se per caso faccio presente che i frutti hanno un padrone …..mi danno del morto di fame ..ma sa mi dicono ne prendo uno solo il fatto è che passano di più di 100 ciclisti a giorno. Non si fermano tutti ma.. Comunque ho deciso di tagliare le piante
Gianfranco Sella
Gentile Direttore, sono d’accordissimo che prendere frutta e’ furto,tanti lo fanno,IO NO,in compenso ho un Castagneto che i cacciatori fanno self service,ma sempre con sto ciclisti,ladri,non rispettosi dei codici della strada ecc..ecc.i cacciatori sono i primi ladri di frutta,girano con borse da riempire,un ciclista può prendere uno due frutti e mangiarli non borse da portare a casa,e finitela con sto ciclisti
Massimo Girolami
Buongiorno
Premetto che anche io vado in bicicletta. Vivo in una valle molto frequentata dai ciclisti e come ovunque viaggiano in gruppo e affiancati. Ma non è su questo che voglio disquisire. Vorrei porre l’attenzione sull’atteggiamento arrogante che molti hanno come fossero padroni di tutto. Vorrei che sapessero che se si fermano a raccogliere i frutti degli alberi di chi vive in zona potrebbero prima chiedere il permesso.
Insultare il proprietario che gli fa notare che il loro non è un comportamento corretto non li rende certamente più amati.
A parte il fatto che la raccolta dei frutti dall’albero sarebbe furto, ma vorrei sapessero che a volte basterebbe porsi in maniera educata e chiedere. Potrebbero anche ricevere un si come risposta.
Un residente che ha sempre prestato aiuto ai ciclisti in difficoltà…..finora!
Rosi Tarozzi
Non mi sarei aspettato una quantità così grande di lettere su questo tema. Evidentemente, dietro quello che può sembrare un episodio marginale c’è una questione più ampia.
Probabilmente c’è una certa leggerezza nel comportamento di alcuni ciclisti, che può essere spiegata anche con il fatto che ciascuno si sente un semplice passante occasionale, mentre la somma di tanti comportamenti individuali finisce per avere un peso diverso. Se passano cento ciclisti davanti a un albero carico di frutti, anche un gesto che singolarmente può sembrare irrilevante diventa un problema per chi quell’albero lo coltiva e ne raccoglie(rebbe) i frutti.
Sul piano giuridico ci sono poi distinzioni che non è questa la sede per approfondire e che dipendono anche dalla situazione concreta. Ma su un punto credo che si possa essere tutti d’accordo: se un frutto ha un proprietario, non è scontato che chi passa in bicicletta possa semplicemente prenderlo.
Chiedere prima non costa nulla. E, come emerge anche da alcune delle lettere, può persino trasformare una possibile discussione in un gesto di cordialità.
Il problema, ancora una volta, non è tanto il frutto preso quanto l’idea che certi comportamenti siano automaticamente concessi perché “lo fanno tutti” o perché sembrano poca cosa. È proprio questa leggerezza che rischia di creare, tra ciclisti e residenti, quella distanza che poi diventa un problema.
Raccolgo le lamentele ed esorto tutti a pensarci.

































