Gentile Direttore, quello che ha scritto sul ciclismo su strada è giusto, sia per le regole che riguardano le bici sia per quelle delle auto. C’è però un punto, a mio avviso, che non è stato esposto, cioè, quando le squadre sportive nazionali professionistiche di ciclisti si allenano su strada hanno sempre due mezzi motorizzati, davanti e dietro al gruppo, questo proprio per evitare incidenti ai propri atleti. Come mai i gruppi di dilettanti non le hanno? Questa situazione rende pericolosa la buona circolazione, sia per le bici che per le auto , anche perché, in caso di incidente è sempre l’auto ad essere incolpata.
Inoltre vorrei sottolineare che non è uno sparuto numero di ciclisti prepotenti, ma la maggioranza, e il piccolo numero è quello educato che collabora con il traffico .
Ultima cosa, se posso permettermi, il tono che ha usato nella sua risposta non mi sembra sia così pacifico, rispecchia proprio l’atteggiamento che hanno quei “bravi” ciclisti.
Pietro Vitali
Gentile Vitali,
il suo intervento, pone questioni reali e merita una risposta chiara.
Se tutti coloro che si allenano in bicicletta fossero scortati da un’auto davanti e una dietro, come accade in alcuni allenamenti delle squadre professionistiche, il risultato sarebbe un aumento significativo del traffico e, paradossalmente, di ulteriori criticità sulla viabilità ordinaria. Va inoltre considerato che la maggior parte dei ciclisti professionisti si allena da sola o in gruppi molto ristretti, senza alcun mezzo di supporto.
Proprio chi pedala con continuità e da anni (tanto più un professionista), spesso, sviluppa una maggiore consapevolezza della strada e delle sue regole. Sono ciclisti che si notano meno perché non fanno rumore e non creano situazioni conflittuali. La mia impressione, personale, è che la maggioranza sia composta da persone rispettose, mentre a colpire l’attenzione siano soprattutto i comportamenti scorretti, che fanno più rumore e restano più impressi.
C’è poi un aspetto che ritengo importante: i ciclisti che viaggiano soli sono moltissimi e proprio perché meno visibili diventano anche i più esposti al rischio di non essere visti dagli automobilisti. È un elemento che raramente entra nel dibattito pubblico.
Per quanto riguarda il tono, non so a quale passaggio si riferisca nello specifico, ma non mi risulta di aver mancato di rispetto a nessuno. Difendere il diritto di circolare in bicicletta, che il Codice della strada prevede e tutela, non significa assumere un atteggiamento ostile. Talvolta è necessario chiarire alcuni punti, soprattutto quando certe osservazioni si ripetono e mostrano scarsa conoscenza delle norme vigenti.
In ogni caso, il confronto civile è sempre utile. Terrò conto anche della sua osservazione sul tono e la ringrazio per aver scritto.

































