Gentile Direttore, e cosa dire dei ciclisti indisciplinati che passano con il rosso, non rispettano stop e precedenze, non usano le piste ciclabili quando ci sono e svincolano tra le auto in movimento, non a un metro e mezzo, ma neanche a 20 cm.? Allora si comportino anche loro da utenti civili e rispettosi dei diritti altru. Preciso che anch’io sono anche un ciclista che in auto rispetta i ciclisti ma chiede rispetto anche da loro. Cordialmente
Alfonso Ferrario
Gentile Redazione… Buongiorno 🙂
Allora, non sono né un ciclista né tantomeno un automobilista diciamo una via di mezzo piuttosto neutrale, che cosa dunque?
Un endurista, una categoria di motociclista amante dei percorsi in OFF
Ho avuto la fortuna di fare giri in moto che molte persone fanno anche fatica a sognare, attraversato deserto africani mediorientali, savane con struzzi che mi hanno superato e tagliato la strada, elefanti in mezzo alle piste giraffe, bufali,
montagne Tibetane, Tagikistan, Kirghizistan, Ladakh…. Insomma tanta roba di grande fascino fatica e avventure, però devo dire che la vita in moto la rischio tutti i giorni in mezzo alle semplici strade cittadine, i ciclisti sono indisciplinati esattamente come gli automobilisti nonostante siano quelli che rischiano di più, poi oggi tra monopattini e bici elettriche che mi superano nonostante io viaggi a 45 km orari sono ormai la norma, ho evitato tanti incidenti rallentando negli incroci con il verde a mio favore inversioni di marcia improvvise cambi di direzione senza frecce ecc ecc… Le bici? Mamma mia!! Semafori rossi bucati contromano come se non ci fosse un domani di notte e senza luci.
Che dire per chiudere il tutto?
Che Dio c’è la mandi buona!
Grazie e buon lavoro
Mauro Dario
Gentili lettori,
le osservazioni che sollevate sono legittime e meritano di essere affrontate senza ipocrisie. L’indisciplina esiste, ed esiste in tutte le categorie: ciclisti, automobilisti, motociclisti, utenti dei monopattini. Negarlo non aiuta a migliorare la sicurezza di nessuno.
Detto questo, è necessario distinguere due piani. Il primo è quello del rispetto delle regole, che vale per chiunque circoli su strada: passare con il rosso, non rispettare precedenze, procedere contromano o senza luci è sbagliato sempre, indipendentemente dal mezzo utilizzato. Su questo non ci sono attenuanti.
Il secondo piano è quello delle conseguenze. Quando un automobilista o un motociclista sbaglia, mette in pericolo gli altri; quando sbaglia un ciclista, mette innanzitutto a rischio sé stesso. È per questo che la tutela degli utenti più vulnerabili resta un principio cardine della sicurezza stradale, non un privilegio.
Aggiungiamo pure che spesso la percezione è di maggiore attenzione alle infrazioni dei ciclisti che, certo, potrebbero comportarsi meglio, rispetto a quelle degli automobilisti (non leggiamo lo stesso sdegno per le soste in doppia fila, ad esempio).
Infine, solo una precisazione: la regola del metro e mezzo, quando – si spera – sarà applicata, vale per chi supera i ciclisti.



































