di Luciana Rota
Le strade bianche tornano di moda. Nella provincia di Alessandria lo sono sempre state. Timidamente, come è questa terra, questa parte del Piemonte meridionale, più chiusa se vogliamo rispetto alle Langhe o alle località di montagna, ma con un fascino intatto. Autentico. Di una terra ferma anche un po’ ad aspettare e quindi più propensa a rallentare in un mondo che corre troppo in fretta. La pensiamo così- Perlomeno. L’Alessandrino in ogni caso non è più soltanto una terra di passaggio tra Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia. È una provincia che sta imparando a raccontarsi come destinazione cicloturistica, forte di una geografia naturalmente adatta alla bicicletta: colline, vigneti, borghi, sterrati, salite brevi ma continue, strade secondarie e un patrimonio di memoria sportiva che qui è identità. Il Giro d’Italia 2026, con l’arrivo a Novi Ligure del 21 maggio e la partenza da Alessandria verso Verbania del 22 maggio, ha acceso i riflettori su un territorio che pedala già da tempo e che può usare la Corsa Rosa come amplificatore internazionale. Ma a guardare bene i suoi numeri, è solo una nuova scia rosa da prendere. Su una strada, bianca, che sta già portando fortuna.

Turismo in crescita
I numeri spiegano perché la bicicletta possa diventare una chiave di sviluppo concreta. Nel 2024 la provincia di Alessandria ha registrato 370.701 arrivi e 813.026 pernottamenti, con una crescita dell’1,8 per cento negli arrivi e del 7,2 per cento nelle presenze rispetto all’anno precedente. Il dato sulle presenze è il più interessante: significa che il visitatore non si limita a transitare, ma resta, dorme, consuma, visita, degusta, ritorna. Nel 2025 il trend è proseguito con 392.485 arrivi e 845.659 pernottamenti, pari a un ulteriore incremento del 5,9% negli arrivi e del 4% nelle presenze rispetto al 2024. Sul confronto con il 2022, la crescita è ancora più netta: +22,5 per cento negli arrivi e +25 per cento nei pernottamenti.
Il mercato italiano pesa per quasi il 52 per cento delle presenze, trainato soprattutto da Lombardia, Piemonte e Liguria. La componente estera supera il 48 per cento e guarda in particolare a Benelux, Germania, Francia, Svizzera, Scandinavia e Stati Uniti. È il pubblico che cerca esperienze lente, paesaggi riconoscibili, accoglienza diffusa, buon cibo, vino, cultura locale e percorsi non standardizzati. In questo quadro il cicloturismo non è un’aggiunta promozionale, ma una forma coerente di racconto territoriale.

Percorsi gravel già mappati
L’Alessandrino ha inoltre un vantaggio raro: unisce la cultura della bicicletta alla possibilità di pedalare su strade bianche e percorsi gravel già mappati, con circa duemila chilometri di sterrati da valorizzare. Lo ha ricordato Roberto Livraghi, direttore del Museo ACdB, progetto della Camera di Commercio di Alessandria e Asti, molto impegnata sul fronte del cicloturismo: «Recentemente il sindaco di Pasturana Massimo Subbrero, che è uomo del ciclismo da sempre, – ha detto Livraghi – ha proposto un progetto comune tra le amministrazioni che organizzano eventi di cicloturismo: una buona idea per una rete territoriale specializzata. Gli organizzatori hanno la possibilità di valorizzare di più i circa duemila chilometri di strade bianche mappate, cercando di collegarle a un grande evento sportivo capace di portare molti turisti sul territorio».

Il calendario degli eventi
È qui che il calendario degli eventi diventa strategico. Il primo appuntamento è Monferrando 2026, dal 29 maggio al 3 giugno: una manifestazione giovane, già molto gettonata, capace di parlare a un pubblico internazionale e di interpretare la bici non come gara, ma come avventura di scoperta. Si intitola Monferrando: turismo gravel, viaggio condiviso, immersione nel Monferrato, attraversamento lento di paesi, colline, vigne e strade secondarie. Arriva pochi giorni dopo il passaggio del Giro e può trasformare l’attenzione della Corsa Rosa in una proposta concreta per chi vuole tornare a pedalare il territorio con tempi più umani. Lo scorso anno sono rimasti sorpresi dai numeri delle adesioni.
A fine giugno entra in scena La Mitica, la ciclostorica di Castellania Coppi inserita nel circuito del Giro d’Italia d’Epoca. L’appuntamento del 2026 è fissato per domenica 28 giugno, con partenza alle 8.30, sui colli di Coppi. È l’evento che più di ogni altro tiene insieme memoria, lentezza e rito ciclistico. Qui si pedala senza classifica, con biciclette e abbigliamento d’epoca, attraversando le strade dove si sono allenati Fausto Coppi, Serse Coppi e Costante Girardengo. Il passaggio simbolico resta la Mitica Rampina, salita sterrata che condensa fatica, polvere, paesaggio e racconto. La Mitica non è nostalgia: è un modo attuale di fare turismo, perché trasforma la storia in esperienza.
Il terzo snodo è Monsterrando, in programma il 22 agosto a Fubine. Qui il linguaggio cambia: non più ciclostorica, più agonismo, aperta a tutti, ma gravel internazionale, con una dimensione agonistica forte e una riconoscibilità UCI che ha già portato il Monferrato dentro il calendario mondiale della specialità. Fubine negli ultimi anni ha ospitato appuntamenti di alto livello, dai Campionati Italiani Gravel a prove internazionali, e nel 2025 la manifestazione ha superato quota 500 iscritti, con un vincitore di prestigio come l’ex campione pro Romain Bardet. Monsterrando dimostra che le stesse strade possono parlare a pubblici diversi: il cicloturista lento, l’appassionato di strade bianche, il gravelista internazionale, l’atleta evoluto, il viaggiatore curioso.
Tra storia e presente
Tre eventi, tre linguaggi, una sola identità territoriale. Monferrando racconta la scoperta lenta e contemporanea: più giorni in una terra da degustare bene.. La Mitica custodisce il legame con Coppi, Girardengo e la grande storia del ciclismo italiano, un modo di vivere vintage e affascinante. Monsterrando porta l’Alessandrino nel presente internazionale del gravel. In mezzo ci sono musei, borghi, colline UNESCO, accoglienza, cucina tradizionale, vini da degustare, sterrati e strade secondarie. Il Giro d’Italia offre la vetrina più luminosa, ma il lavoro vero comincia quando il grande evento è passato e resta la capacità di trasformare l’emozione in itinerari, servizi, ospitalità e ritorni.

Per questo l’Alessandrino può diventare una delle aree più interessanti del cicloturismo italiano: non perché debba inventarsi una vocazione, ma perché quella vocazione esiste già. Va soltanto cucita meglio, collegata, resa leggibile e promossa come sistema. La bicicletta, qui, serve a capire il territorio, a rallentare e a scoprire che le strade bianche non sono un dettaglio: sono una proposta di viaggio. Terra facile dove ritornare. Anche spesso. Anche da soli.



































