In un’Italia sempre più ricca di ciclovie, reti di percorsi e servizi dedicati al ciclismo lento, abbiamo avuto l’occasione di fare cicloturismo in un’area poco nota alle rotte classiche del turismo a pedali: in un fine settimana di ottobre, baciati da un sole quasi da fine estate e proprio nei giorni in cui le foglie dei faggi si colorano prima di cadere a terra e cedere il passo all’inverno, in un fine settimana così abbiamo pedalato sui percorsi delle Ciclovie della Transumanza.
Ciclovie della Transumanza: cosa sono
In circa trentacinque secoli la transumanza ha costruito storia, paesaggio e economia di buona parte dell’Italia insulare, soprattutto quella che va dall’Abruzzo alla Puglia.
Le vie della transumanza erano vere e proprie “autostrade delle greggi”: erano larghe fino a 150 metri e fino a circa due secoli fa avevano un ruolo essenziale per l’economia dei territori; attorno a quei percorsi nei tempi sono nati castelli, chiese, eremi e centri storici che da sempre hanno costruito un rapporto stretto con il territorio, coniugando lo sviluppo economico con le qualità ambientali dei luoghi.
In Abruzzo, in particolare, la transumanza ha connotato fortemente il territorio aspro di questa regione, in particolare quello che in pochi chilometri scende imporvvisamente dagli altipiani di montagna del massiccio del Gran Sasso verso luoghi collinari più miti, adatti per il pascolo invernale.
Poi, industrializzazione e trasformazioni economiche dell’era moderna hanno reso la pastorizia transumante un lontano ricordo, oggi un concetto quasi immateriale, visto che di quelle antiche vie, di quegli antichi tratturi o “tratturelli” sono rimasti pochissimi segni.
Ma è rimasta la valenza storica, è rimasta la forza simbolica che questo lento andare di greggi evoca in una società che si è strutturata su sistemi, ritmi e modi di fare diametralmente opposti a quelli dei tempi “transumanti”.

Qui in Abruzzo, la transumanza è stata appunto scelta per dare il nome a una rete di percorsi pensata, disegnata e mappata in particolare per la bicicletta, che oggettivamente è mezzo perfetto per tornare sulle orme di quegli antichi tracciati.
Quasi 400 chilometri attentamente mappati
È esattamente quel che abbiamo fatto noi, ospiti di un press tour organizzato dalla WolfTour di penne (PE), dove assieme ad altri colleghi della stampa specializzata abbiamo pedalato sulle neonate Ciclovie della Transumanza scoprendo un territorio magnifico, relativamente poco conosciuto.

Tutti i percorsi di questa rete si sviluppano nell’area a sud di quell’Abruzzo “gransassocentrico” che le mete classiche dell’escursionismo circoscrivono soprattutto alla vetta del Corno Grande e soprattutto alla bellezza mozzafiato di Campo Imperatore.

Qui siamo una ventina di chilometri un po’ più a sud, ma in un area con una grande eterogeneità sia nel paesaggio, nell’orografia del territorio e negli scorci paesaggistici e naturalistici.

In particolare le Ciclovie della Transumanza raggruppano dodici percorsi in tutto, sviluppano 378 chilometri di “rete” ed hanno coinvolto nel progetto otto Comuni ed un partner privato, Carsa, che è una storica Casa editrice abruzzese particolarmente attenta alla promozione del territorio.
Nel dettaglio gli otto comuni sono Montebello di Bertona, Civitella Canova, Cugnoli, Brittoli, Torre de’ Passeri, Capestrano, Bussi sul Tirino e Popoli Terme: insistono in un’area per grossa parte in provincia di Pescara, ma con un buono spicchio anche in Provincia de L’Aquila.
Per quale cicloturista?

In un recente passato ci è capitato più volte di pedalare sui percorsi dolci e e collinari della Rete Ciclabile dei Trabocchi o della zona pedemontana del massiccio del Monte Maiella: ciclisticamente parlando, qui l’asticella tecnica dei percorsi si alza, i percorsi abbracciano un range di altitudine che va dai 300 ai 1500 metri, ovvero si va dalla colline dolci, passando per i fondovalle, si attraversano borghi storici e soprattutto si sale in quota, spesso con altimetrie e dislivelli che richiedono un certo grado di allenamento.
Ma i percorsi non richiedono abilità particolari dal punto di vista della guida: la bicicletta gravel è sicuramente la soluzione migliore per godersi percorsi che nella loro totalità suddividono più o meno a metà e metà la quota su strada sterrata e quella su asfalto.

Qui lo sterrato è roba sempre facile, perfetto anche per le bici da trekking, naturalmente per le mountain bike e in certi casi anche per le bici endurance moderne, loro e il loro passaggio ruota generoso.

Noi, ad esempio, abbiamo pedalato su una bici endurance come la Scott Addict, convertita per l’occasione al gravel leggero, e rivelatasi scelta perfetta per percorsi di questo tipo grazie alla gommatura Vittoria leggermente scolpita, con sezione da 37 millimetri.
Per tracciare ciclisticamente il territorio
Sì, perché a leggere il territorio, a provarlo, e poi a disegnare e mappare i percorsi della rete sono stati ciclisti particolarmente attenti a trovare le soluzioni migliori che permettono di scoprire al meglio tutto questo territorio dal punto di vista naturalistico, ma sempre rispettando i criteri di difficoltà, proporzionalità nella distribuzione del fondo stradale e del dislivello e di interesse paesaggistico che fanno al caso del cicloturismo con la “C” maiuscola.

Perché in questa area di strade di collegamento, stradine, sentieri alternativi e vie opzionali per personalizzare o variare i percorsi ce ne sono a migliaia di chilometri, appunto, ma quelle mappate sono le migliori per godersi al meglio e in sella questo territorio, per immaginare, pedalando, la storia millenaria della transumanza.
La raccolta dei percorsi delle Ciclovie della Transumanza, in ogni caso, è già da tempo su Komoot.
Giorno #1: per fiumi e sorgenti
La prima delle nostre tre uscite sulle Ciclovie della Transumanza è stata giusto un assaggio, un prendere le misure con il territorio: dalla partenza presso il suggestivo Convento di San Giovanni, presso Capestrano, in provincia de L’aquila, abbiamo raggiunto il centro di Popoli Terme costeggiando il corso del torrente Tirino.

Il Tirino è uno dei fiumi più puliti d’Europa: in estate è tra i più frequentati per gli appassionati di cayak e non per caso la limpidezza delle sue acque è motivo per cui, lungo il suo corso, a Bussi sul Tirino, si incontra un allevamento di trote di grandi dimensioni.

Sempre in tema di acqua e fiumi: il nostro breve itinerario si conclude a Popoli Terme.
Ci arriviamo poco prima del tramonto, quando facciamo visita alle sorgenti del fiume Pescara. L’acqua arriva dal sottosuolo, non prima di aver viaggiato chilometri e chilometri sottoterra proveniendo dal vasto sistema acquifero di Campo Imperatore: permea la roccia calcarea e scorre in un tragitto sotterraneo prima di riaffiorare in superficie qui sgorgando con una portata di ben 7.000 litri al secondo.
Da Capestrano a Popoli Terme: il nostro tour su Komoot
Giorno #2: le due facce d’Abruzzo. Anzi tre
Il via della seconda uscita è dall’agricamping che ci ha ospitato: la Tenuta Il Guerriero è un agricamping nei pressi di Capestrano: qui puoi soggiornare in bungalow o in tenda, qui puoi acquistare i prodotti dell’azienda agricola di Piero, il titolare, grande conoscitore di storia locale, di transumanza e anche dei rivolti esoterici della storia abruzzese e non solo…. Ascoltarlo è un piacere, ma ci dobbiamo muovere, perché oggi in programma abbiamo quasi 70 chilometri (di cui un terzo su sterrato) e oltre duemila metri di dislivello.

Le nostre guide, Patrick e Giorgio, hanno disegnato per noi un tracciato che unisce porzioni diverse di percorsi delle Ciclovie. Questo del resto è ciò che invita a fare la rete di percorsi, che in questo modo la puoi personalizzare a tuo piacimento, spezzettare o accorpare, creare itinerari ad anello o “point to point” e magari adattare il percorso al tuo grado di allenamento.

Superato il letto del torrente Tirino e il piccolo invaso di Capodacqua la strada inizia a salire: una asfaltata larga appena due metri ci porta attraverso bei tornanti sulla Statale che conduce, sempre su asfalto, al valico di Forca di Penne.
Con l’itinerario inizialmente programmato saremmo dovuti passare da lì, ma visto che la giornata è splendida e visto che il foliage nei boschi è nel momento migliore, la nostra guida Patrick decide di deviare più in alto: tagliamo dolcemente il pendio del Monte Cappucciata, e attraverso una sterrata che sale ininterrottamente tra i faggi raggiungiamo il valico di Cannatina. È un trionfo di sole, colori d’autunno e temperatura più che piacevole ad accompagnare il nostro andare.

Raggiunto il valico ci aspetta una vista difficile da scordare: il vento forte e insistente rende tutto ovattato, azzera i rumori e ti da la sensazione di volare. Qui, nel giro di appena cento metri, passi dalla dell’Abruzzo montano che lasci alle spalle con la vista maestosa del “paretone” del Corno Grande al panorama che si perde a vista d’occhio su buona parte della costa adriatica con i suoi mille paesi e paesini lì in fondo. Più a destra, invece, c’è la Maiella, secondo massiccio montuoso di questo Abruzzo che da questo punto puoi goderti in un colpo solo in tutte le sue tante espressioni e la sua varietà: ci sono monti di tipo alpino, monti dalla conformazione appenninica, mare, colline dolci e li sotto a te ci sono borghi pittoreschi tutti da scoprire.

La seguente discesa è una planata dolce verso altitudini meno importanti: un lungo tratto asfaltato di circa venti chilometri (dove avremo incrociato al massimo dieci auto… ) ci conduce a Cugnoli, uno dei Comuni che più sta investendo e credendo in questa area cicloturistica che è a tutti gli effetti già operativa e fruibile. Il Sindaco del paese, da parte sua, si sta giusto attrezzando per offrire servizi al cicloturista, come punti di noleggio bici legatoi alla ciclovia e ciclofficine al servizio di chi viene a pedalare da queste parti.
A proposito, nella vicina Popoli Terme un servizio del genere è già attivo e operativo da tempo: è la ASD Bike For Fun, che con le sue e-bike accompagna quotidianamente cicloturisti sui monti d’Abruzzo e in questa tre giorni ci ha assistito lungo il percorso con le sue bici e i suoi validi Giorgio e Andrea.
Riscesi più a valle, la seconda metà di una giornata in sella vissuta assolutamente senza fretta ci conduce verso la destinazione finale di Civitella Casanova: ci arriviamo attraverso una porzione di percorso in parte sterrata in parte asfaltata.
Dalle faggete della mattina qui siamo passati a pedalare a lungo tra ulivi e i vigneti: andare in bici in questa area è non solo lasciarsi affascinare da un patrimonio naturlaistico e paesaggistico di grande pregio, ma anche tessere una rete di connessioni tra borghi tradizioni e paesaggi che in questa parte d’Abruzzo cambiano con grande rapidità. E la bicicletta, ancora una volta, è il mezzo migliore per percepire e goderti al meglio tutto questo.

L’arrivo a Civitella Casanova è presso la Masseria Spadone, altra piccola azienda agricola e struttura di quest’area che non ha certo una ricettività alberghiera da grandi masse, ma che per questo sposa perfettamente la filosofia di queste vie cicloturistiche: il progetto delle “ciclovie” punta a un turismo diffuso, spalmato lungo quasi tutto l’anno e soprattutto destagionalizzato rispetto alle tempistiche classiche del turismo balneare, che storicamente è la voce principale del turismo in regione.

Anche qui, ad accoglierci a cena, assieme agli affabilissimi gestori che ci preparano una squisito pasto a chilometri zero, è il Sindaco. È un ulteriore segno di quanto le Amministrazioni qui stiano credendo nel progetto delle Ciclovie, ma anche di quanto informale e diretto sia qui il rapporto con le istituzioni.
Da Capestrano a Civitella Casanova: il nostro tour su Komoot
Giorno #3: La piana del Voltigno: ieri tratturo, oggi ciclovia
Una volta qui c’erano tratturi e vie della transumanza di greggi e cavalli: ora sono ippovie, sentieri per escursionisti, in inverno piste per lo sci di fondo e in estate tracciati o trail per le due ruote: la conca carsica del Voltigno è una delle destinazioni più suggestive per gli amanti di otudoor che conoscono questa zona d’Abruzzo.
È un po’ la “chicca” delle Ciclovie della Transumanza, oltre ad essere il punto più elevato che raggiunge questa articolata rete di percorsi sui quali stiamo pedalando.
La “piana” del Voltigno, appunto, è il fulcro della nostra terza uscita: ci arriviamo partendo di buon ora da Civitella Casanova, raggiungendo poi i 1450 metri di altitudine di questo altopiano attraverso una strada asfaltata che progressivamente diventa un balcone sempre più spettacolare e luminoso su buona parte d’Abruzzo: se ti giri, alle spalle hai la Maiella, poco più a sinistra c’è la lunga linea costiera e davanti a te, lassù in alto, l’imponente massiccio del Gran Sasso, sulle pendici sudorientali del quale il Voltigno si va a “poggiare”.
L’uscita di oggi è senza dubbio meno impegnativa dal punto di vista delle distanze e del dislivello: da Civitella Casanova in 50 chilometri circa e 1500 metri di dislivello abbiamo raggiunto il paese di Farindola: l’uscita è stata più corta di quella del giorno prima, ma sicuramente è stata più ardimentosa dal punto di vista del percorso; se non altro perché, sopraffatti dall’entusiasmo e dal gusto che provi qui a pedalare, a fine giornata scegliamo di fare una variazione rispetto al percorso che era stato programmato in origine. Per scendere dal Voltigno optiamo per un sentiero “fuori rete”, che ridiscende per la selvaggia e affascinante Valle d’Angri. Qui troviamo caratteristiche del fondo che sono più da trail piuttosto che da sterrata per le nostre bici gravel; qualche rovo ci complica ancor più le cose ma gli imprevisti sono decisamente poca cosa rispetto ai panorami, alla suggestione e al fascino che questo sentiero in discesa ci ha riservato.
Da Civitella Casanova a Farindola passando per la Conca del Voltino: il nostro tour su Komoot
Ciclovie …enogastronomiche
Per chiudere in bellezza, l’ultimo giorno del nostro press tour non è in sella, ma su rotte decisamente più enogastronomiche: facciamo visita all’Azienda Agricola Macrini, presso Montebello di Bertona, che è appunto uno dei Comuni che partecipano al progetto delle di queste ciclovie.
Qui c’è un’azienda storica del territorio, una di quelle che fanno parte del Consorzio dei produttori del Pecorino di Farindola, un formaggio unico al mondo, coagulato mediante l’utilizzo di caglio di maiale.
Una visita (e un assaggio) qui sono tappa obbligata per godere al meglio di tutte le ricchezze di questo fantastico territorio.
Ulteriori informazioni: Ciclovie della Transumanza







































