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Home Eventi e cultura

Come sentirsi “Novi”, restando Eroici

Guida semiseria alla Nova Eroica, godendo della bellezza in sella a una bicicletta ultramoderna senza tradire lo "spirito eroico"

Alberta Schiatti di Alberta Schiatti
26 Giugno 2024
in Eventi e cultura, Gravel, TechNews
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Come sentirsi “Novi”, restando Eroici

Come fa la Nova Eroica, – variante gravel della grande madre di tutte le ciclostoriche – a essere così tecnologica e competitiva e contemporaneamente a mantenere intatto il suo spirito eroico in purezza? Già, come fa, ce lo chiediamo ogni volta.

Ma la vera domanda, è come facciamo noi, a cedere alle tentazioni dell’agonismo e a quelle più insidiose della tecnologia, e rimanere veri eroici però? (parafrasando Lucio dalla) . Beh, facile.

Cose da veri eroici

Per prima cosa, un vero eroico, si gode tutto, dall’arrivo alla partenza, l’aria, la gente, la musica, i profumi, il cibo, il vino. Sì, cibo e vino, niente diete pre-gara.
Poi, bisogna sorridere tanto, e a tutti denti (dai che stavolta ne avete molti più del solito!).

Per una volta, concedetevi senza sensi di colpa di accarezzare queste strade con la leggerezza prestante della modernità, che sia acciaio o carbonio.

Per una volta, lasciatevi avvolgere dalla sinuosa aderenza dei materiali tecnologici, così sfacciatamente imbottiti alla luce del sole e non pudicamente nascosti da cascanti mutandoni in lana (sì, lo sappiamo che sotto sotto c’è sempre un imbottitura occulta).

Depilatevi pure i polpaccetti e accendete il Garmin, ma guardatelo poco, che non rubi la scena alla meraviglia del paesaggio.

Ricordate sempre che il tempo di una ribollita e di un bicchiere di Chianti non è mai tempo perso, ma guadagnato.
Tenete duro, ma lasciatevi andare.

Apprezzate come il sibilo sottile dei cambi moderni, ben si intoni allo scricchiolio della ghiaia sotto le ruote.

E quanto lo sgancio rapido, così diverso dallo sgancio lento pericolante delle gabbiette, sembri fatto apposta per fermarsi più spesso.

E metteteli giù sti piedi ogni tanto, per un incontro, una chiacchiera, una foto ricordo, un ristoro.

Non cercate il tempo migliore, vivetelo. In ogni momento, su ogni creta, in ogni discesa e ogni picco. Non distraetevi, che il sole e il vento continuano a cambiare lo scenario, come la quinta di un teatro.

Immergetevi nel territorio con la gratitudine e il rispetto che merita, in modo pulito e con l’attenzione che si riserva alle cose uniche e preziose, perché è proprio così che fanno i veri eroici.

Ma soprattutto, per tenere vivo lo spirito eroico dentro di voi, scegliete tra i percorsi, la vostra “Epic Route”* personale. Che sia un tantinello più di quello alla vostra portata. Altrimenti, che Eroica è?

La mia personale Epic Route

Qualsiasi sia il percorso che scelgo, di solito parto sempre con quelli del più lungo. Perché per me i chilometri sono un po’ come gli anni dei cani, e così posso fare con calma, e godermi tutto. Ma non solo: mi piace vedere l’alba e partecipare alla partenza dei “veri eroi”.

Buonconvento deserta e silenziosa, ancora addormentata in questa luce appena nata, che pare le case di pietra del borgo antico si stiracchino pigre, mi piace da pazzi.

La giornata perfetta

Siamo fortunati: la giornata è fresca e tersa, il cielo limpido con qualche nuvoletta bianca a fare da contrasto a tutto quel blu. Fosse stato il giorno prima, avremmo pedalato in un clima malese, cupo e afoso, e il giorno dopo, l’avremmo fatta tutta sotto l’acqua. Ma oggi, no, oggi  il tempo è perfetto.

Decido che questa volta la mia epic route sarà il percorso medio delle Crete Senesi, di 103 chilometri  e 1.580 metri, perché il corto l’avrei fatto (quasi) senza fatica, e il lungo è ancora troppo, a rischio “scopa”.

Parto lenta, chiacchierando, un po’ per dosare le forze, un po’ per non perdermi niente di tutto quello che ho intorno. Il Garmin ce l’ho, ma in una tasca, così non ho la tentazione di piantarci gli occhi sopra, e non saprò in diretta la vera entità delle spaventose pendenze che ci toccheranno poi.

Il paesaggio è, se possibile, più bello del solito, e potrebbe essere considerato “doping estetico”, perché quando la fatica è troppa, e si sta per scendere, basta guardarsi attorno, e ci si dimentica di farlo.

Una bici speciale: Cinelli Nemo Gravel

Per l’occasione sfoggio una Nemo Gravel Cinelli, la bici dei miei sogni. Il telaio in  acciaio, leggera ma solida, ha la forcella anteriore ammortizzata che minimizza gli impatti e mantiene un controllo costante della ruota anteriore, dandomi sicurezza nei momenti di bisogno (e ce n’è). Ha una sua prestanza gentile e confortevole, che mi evita miracolosamente dolori alle lombari e al sopra-sella, così frequenti nelle uscite lunghe. Per una volta, mi godo le salite più dure da un punto di vista inedito: la sella e anche il farle pedalando e non spingendo  ha un che di eroico.

Caldo fa caldo, ma non di quello che schiaccia a terra, fa sudare gli occhi e scioglie i pensieri ,perché appena si aumenta l’andatura, l’aria si fa fresca.

La nostra Alberta Schiatti con la “sua” Nemo Gravel di Cinelli con cui ha pedalato a Nova Eroica Buonconvento (Rubino)

Le Sante Marie: arrivare in cima è gioia pura

Continuo al mio passo da sfida alla forza di gravità. Il paesaggio muta e rotola davanti a noi, colli e borghi, vallate multicolori che sembrano un patchwork si susseguono, ma rimane sempre di una bellezza ineguagliabile illuminata da una luce che sembra artificiale tanto è perfetta. Alla temutissima Sante Marie (forse si chiama così perché dalla fatica si vede più di una Madonna) vado così piano che a prima vista sono ferma come  un dipinto a olio, ma a guardarmi bene, mi muovo, e arrivare in cima è gioia pura.

(foto: Schiatti)

Il classico mangia-e-bevi di queste parti, ogni tanto assomiglia più a un’indigestione e a una ciucca, tanto sono ripidi i cambi di pendenza, ma a volte invece è così lieve che sembra di volare dentro a un quadro. Pennellate di tutti i verdi possibili su terra rosso scuro, campi di grano appena tagliato, un blu Modugno, e a tratti, cespugli di ginestra che punteggiano il tutto di giallo così intenso da far eco al sole.

La strada è quasi sempre sterrata, e la polvere pian piano ci imbianca tutti, come un velo pudico a coprire tutta questa modernità tecnologica per dire al mondo che siamo sempre Eroici, e che diamine!

E poi ci sono loro: i ristori

Anche i ristori fanno la loro parte nel ricordarci chi siamo, e se all’occorrenza approfittiamo dell’energia insapore e efficiente di qualche barretta, sono loro a farci continuare –  pantagrueliche carote, in un mare di salite-bastoni – banchetti unici e speciali fatti di uova e ribollita, crostini e Chianti, – cibo vero e squisito  insomma.

Alla fine, bianchi di polvere e rossi di sole, rotti di fatica e felici come bambini, abbiamo pedalato nel posto più bello del mondo, rispettato e conservato con amore. Abbiamo chiacchierato e sofferto, gioito e sudato. Sentito sotto i denti la polvere e masticato fatica, ma non abbiamo mollato, gli occhi pieni di bellezza, il palato di bontà assolute e la mente vuota dai pensieri. Abbiamo vissuto tutti, dai vincitori agli ultimi il nostro tempo più bello. E ognuno di noi, chi pedalando e chi lavorando per far pedalare gli altri, ha contribuito a fare del mondo un posto un pochino migliore. Se non è eroico tutto questo… 

*la Epic Route è una new entry di quest’anno, un percorso per pochi eroici epici che in 290 chilometri e 5.500 metri di dislivello raggruppa tutti i percorsi. la partenza era alle 5 di mattina e c’erano 30 ore di tempo per portarlo a termine. Dei quasi 90 partenti, molti pedalavano su bici d’epoca. 

 

 

 

 

 

Tag: cinelliL'Eroica, dal ciclismo d'epoca alle gravelnemo gravelNova Eroicastrade bianche

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Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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