Apprezzate ed esclusive, le selle della padovana Selle Smp lo sono diventate grazie a due fattori che le hanno rese quasi iconiche: all’inizio degli anni 2000 “Smp” ruppe il taboo di concepire la sella da bici con un profilo che, visto in senso longitiudinale, era sostanzialmente piatto, per questo anche elegante e bello a vedersi.
Nulla di tutto questo sulle selle dell’azienda di Casalserugo, Padova: qui la silhouette era strana, forse anche un po’ sgraziata. Anziché essere tendenzialmente lineare, il profilo dello scafo aveva un design curvilineo, composto da una parte posteriore decisamente rialzata e una punta rivolta all’ingiù. Da questo nacque la definizione di sella “a becco d’aquila”.
Non solo: lo scafo aveva una particolare apertura longitudinale, ma più che semplice foro (che a quei tempi più di un produttore già usava), per scaricare la pressione sul perineo la ricetta di Selle Smp era un’apertura con larghezza e sviluppo mai visti: il foro era particolarmente generoso nella parte centrale e posteriore della sella e caratterizzava tutto lo sviluppo dello scafo, dal retro alla punta.

La realtà dei fatti volle che, nonostante quel suo profilo così sgraziato, quella sella conquistò subito i favori dei corridori e dei cicloamatori che ebbero il modo – o all’inizio il “coraggio” – di provarla, sfidando il tradizionalismo che da sempre è stato proprio del mondo “road”.
Più che al look, che su una sella dovrebbe essere ultimo parametro da tenere in considerazione, gli utilizzatori furono subito colpiti dal grande comfort.

Si trattava infatti di un design frutto di approfonditi stufi di ergonomia (all’epoca decisamente più rari di quelli possibili oggi):; si concretizzavano in un profilo e in una apertura centrale che riducevano i rischi da pressione prolungata cui sono esposti gli organi più direttamente situati vicino all’area di seduta.
Ci riferiamo principalmente alla prostata per l’uomo, e in genere a tutto quel che può comportare lo schiacciamento prolungato di vene, arterie e nervi in quella delicata area del corpo.

Di qui, appunto, il secondo elemento che ha identificato specificamente i vantaggi delle selle Selle Smp: all’epoca qualcuno iniziò a etichettare le “Smp” con una nomenclatura lessicalmente non corretta, la “sella antiprostata”, riferendosi ai vantaggi che quel peculiare becco d’aquila con lo spacco al cento arrecava nei confronti della più importante ghiandola dell’apparato genitale maschile.
Tant’è: sella antiprostata continua ancora oggi ad essere il termine più frequente nella indicizzazione di questa sella che in vent’anni è stata apprezzata da tantissimi corridori e cicloamatori e che fino a poco tempo fa non ha mai messo in discussione quel suo design cosi particolare.
Selle SMP al BCA 2025
La premessa appena fatta era essenziale per introdurre la nuova sella Selle Smp che abbiamo avuto modo di provare lo scorso marzo 2025 in un evento BCA, dove il produttore veneto era uno dei marchi presenti.

L’azienda italiana ha dato a noi della stampa la possibilità di provare tutti i modelli della rinnovata famiglia EvoC, che a vederli sembrerebbero rimettere in discussione i pilastri che hanno reso famose le Selle Smp: in particolare, l’apertura centrale è sempre presente ed è sempre estesa lungo tutto lo sviluppo dello scafo, ma in questo caso il profilo “a becco d’aquila” è molto meno marcato e il peculiare rialzo nel margine posteriore è completamente scomparso. Tutto questo è poi declinato su una sella con scafo compatto in lunghezza, assimilabile alle moderne selle cosiddette “corte”, diversamente da quel che è sempre stata la Evolution, sella più iconica (e tuttora in catalogo) della Smp.
Minimalistica e snella
Oggettivamente, la EvoC è sella esteticamente molto gradevole da un punto di vista squisitamente estetico: si raccorda in modo visivamente leggero con la silhouette della bicicletta, mentre il suo scafo dal profilo regolare si abbina perfettamente alla linearità che generalmente caratterizza tutte le tubazioni di qualsiasi bicicletta moderna.

Viene però da chiedersi cosa rimane di tutti i vantaggi ergonomici che l’inconfondibile design Selle Smp garantisce. È un passo indietro verso l’omologazione estetica che sacrifica gli aspetti funzionali? È un uniformarsi al design e alle dimensioni che usano anche tanti altri produttori? Nulla di tutto questo: «Le selle EvoC interpretano in maniera moderna i punti forti del nostro modo di concepire la sella, ma lo fanno con un design rinnovato in linea con l’evoluzione tecnica del ciclismo dei nostri anni e che magari ha anche maggiore appeal estetico»: ci spiega Martina Schiavon, responsabile marketing di Selle Smp, intenta a sistemarci la Evo 20C su una 3T Race Max Italia con cui ci accingiamo a fare il nostro giro di prova. «Le selle EvoC hanno ancora una parte anteriore inclinata verso il basso, pur se leggermente meno marcata perché la lunghezza dello scafo qui è minore rispetto alla Evolution. Passando alla parte posteriore, il rialzo tipico della Evolution qui è stato sostituito da due zone ribassate, destinate ad ospitare le ossa ischiatiche. Esattamente come per la Evolution, quelle fossette creano comunque una valida zona di supporto e di stabilizzazione del bacino».

La novità della sella Evo, inoltre, è che a corredare lo scafo in nylon 12 caricato di carbonio c’è una speciale costruzione in cui l’imbottitura manca del classico rivestimento: incollata allo scafo c’è infatti un foam fatto di schiuma poliuretanica espansa e materiali a base di Eva. È una schiuma di nuova generazione, con spiccate capacità di assorbire le vibrazioni e assorbire gli shock in tutte le situazioni.
Al BCA di Massa Marittima, noi abbiamo provato la Evo per un breve giro gravel di una trentina di chilometri; abbiamo testato la versione 20C, dove il numero sta ad identificare la versione con larghezza 140 millimetri; la Evo 30C è invece la versione “wide”, lei e i suoi 150 millimetri di larghezza.
Lo stesso foam della EvoC, inoltre, viene usato da Selle Smp per il modello Evo, introdotto nel 2024 poco prima della EvoC: iu due modelli sostanzialmente si differenziano per la lunghezza dello scafo, nel secondo caso da 267 mm e non 244 come per le EvoC.
Le nostre impressioni in sella
Un veloce giro in gravel di circa 30 chilometri sicuramente non è sufficiente per acquisire feedback “solidi” su un componente come può essere la sella; quel che è certo è che a colpirci subito è stato l’adattamento immediato percepito sedendo, come se su quel modello fossimo abituati a pedalare da anni…

Per sistemare l’inclinazione della Evo – ci hanno spiegato i responsabili “Smp” – basta seguire le indicazioni classiche di Selle Smp, ovvero posizionare leggermente la punta verso il basso. In genere si ottengono così i migliori benefici ergonomici da questa generazione di sella.
La seduta è precisa e stabile, nel senso che il corpo acquisisce subito una stazione di seduta che non è poi soggetta a troppi scivolamenti in avanti o all’indietro in funzione dello stile di pedalata.

La sensazione di comfort nella zona del perineo è quella tipica che in passato avevamo avuto il modo di provare con la sella Evolution: massima libertà e aerazione percepita nella zona del perineo, ma assieme a questa un feeling immediato di sedere su una sella “agile”, poco ingombrante, merito della lunghezza short che ha questo modello (sono ben 14 i millimetri di lunghezza in meno rispetto alla Evolution).
Confermatissimo il sostegno che assicura la parte anteriore del naso che è sufficientemente larga e che pende all’ingiù, soluzione che nel caso nostro è stata particolarmente funzionale ed utile nel gravel, quando si è trattato di superare strappi ripidi, da fare tutti in punta di sella.

La parte relativa ai feedback soggettivi la terminiamo qui, non tanto perché il giro è stato corto, ma più che altro perché parlare di feedback di una sella coinvolge una sfera di argomentazioni che non possono non essere supersoggettive.
Di oggettivo, invece, c’è un design effettivamente moderno, che sicuramente abbandona in parte il design tipico che ha reso nota Smp, ma che da quel che ci è sembrato, un design ancora perfettamente funzionale e che si sposa bene con il design di tutte le biciclette.
Aggiungiamo, infine, che l’assenza del classico rivestimento evita il problema del rischio lacerazione dello stesso quando si posa la bici al muro.

Non è un dettaglio da poco, quest’ultimo, su un componente che nella versione “basica” che abbiamo provato noi, ovvero con telaio in Aisi 304, costa circa 300 euro (e 480 nella versione con rail in carbonio).
Evo20C, la scheda tecnica
- Genere: maschile e femminile
- Utilizzo: mtb. road, triathlon, gravel , ciclocross, cronometro
- Scafo: nylon 12 caricato di carbonio
- Telaio: Aisi 304 (diametro 7.1 mm) o carbonio (dimensioni 7.1×9 mm)
- Spessore dell’imbottitura: sottile
- Larghezza e lunghezza: 140- 253 mm
- Peso: 225 grammi (telaio Aisi 034); 170 grammi (/telaio carbonio)
- Colore: nero
- Prezzo: 239,00 euro (rail Aisi 304), 349,00 euro (rail carbonio)
Ulteriori informazioni:Selle Smp





































