Gentile Direttore, nella valutazione sui più forti ciclisti di sempre, senza dubbi Coppi viene considerato, giustamente, uno fra i più forti, non il più forte. Premesso che il raffronto tra i vari campioni, vissuti in epoche diversissime per molti aspetti, è un esercizio complicato se non impossibile (come si fa a confrontare Pogacar a Binda?), la valutazione sul Campionissimo è, comunque, sempre inficiata: quasi nessuno quando si fanno tali arditi confronti considera il fatto che Coppi, dopo aver vinto il giro d’Italia a venti anni, nel 1940, è stato fermo per ben cinque anni, cioè nel suo periodo migliore dal punto di vista fisico. Quanti giri, quanti tour, quanti Lombardia, Sanremo ecc. avrebbe vinto i se non ci fosse stata la guerra?
Nessuno lo può dire, forse niente o forse il doppio di quello che ha vinto successivamente. E allora ? Niente, vorrei solo che gli storici, i giornalisti i commentatori di ciclismo in genere, tengano conto di ciò quando azzardano improbabili confronti fra corridori di epoche diverse.
Beniamino Venosi
Intanto il ciclismo è cambiato, da viaggio avventuroso è diventato precisione tecnologica, e il racconto fatto di immagini continue e dettagli di ogni tipo ha perso un po’ di fantasia.
Intanto abbiamo la fortuna di vedere all’opera tanti campioni. Ce li possiamo godere anche senza pensare se siano più o meno di altri, non crede?

































