Che Fausto Coppi fosse un corridore moderno lo sapevamo già, ma che anticipasse i tempi così tanto non ce lo saremmo aspettato. E nemmeno Roberto Lencioni, a dire il vero. Il meccanico storico del ciclismo, meglio conosciuto come Carube, si è preso un mezzo colpo quando ha scoperto che la bicicletta che aveva appena comprato, qualche settimana fa, come bicicletta di Fausto Coppi era, in realtà, più piccola di tutte le altre. Il telaio, praticamente, di un centimetro meno rispetto alle altre bici di Coppi certificate.

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Nonostante la sicurezza già conclamata di quel pezzo sempre più unico, ha voluto controllare ugualmente con chi hai ritrovato, e custodisce gelosamente, i diari di Pinella, storico meccanico di Coppi di cui annotava tutte le informazioni e i numeri di telaio. Impossibile sbagliare e sospiro di sollievo per Carube che ha avuto ulteriore conferma della bontà della sua bicletta che ora è lì, a svettare in mezzo a tanti altri cimeli, nel museo allestito a Porcari, due passi da Lucca, partenza di tappa del Giro d’Italia 2026.
Una bella processione di ex campioni a visitare il museo e salutare Carube, da Motta a Fondriest, da Giovannetti a Cipollini, appena uscito da un intervento in ospedale.

C’era anche Mauro Gianetti incuriosito dalle biciclette e dalle altre memorabilia raccolte da Lencionil e a disposizione del pubblico almeno fino a fine mese e poi si vedrà. Perché già c’è chi si è accorto che un museo del genere sarebbe un peccato che non diventasse permanente.
Un’altra chicca? La bicicletta di Marco Pantani, una Bianchi speciale, in alluminio (il materiale del momento) con quel rinforzo strutturale interno iniettato nel movimento centrale.
E poi soluzioni tecniche e tanta memoria da scorrere.
Vale la pena fare una deviazione e, se non siete ancora convinti, date un’occhiata al nostro reportage.

































