Da anni il ciclismo femminile è disciplina “sdoganata” a livello di pratica amatoriale di massa, da tempo è facile vedere un sacco di ragazze praticare le due ruote a pedali sia per quel che riguarda il mondo road che off-road, così come il livello atletico delle quota rosa che pratica agonismo si è alzato di brutto, come conferma il business crescente attorno al circus delle professioniste “roadie” e di quelle “a ruote grasse”.
Eppure la stragrande maggioranza delle ragazze continuano a pedalare o a gareggiare con biciclette che generalmente sono la riproposizione di modelli maschili, tendenzialmente e semplicemente adattati sottodimensionando la misura di telaio rispetto a quel che scelgono i “colleghi” uomini.
Non solo telai più piccoli
Succede così perché la grande industria della produzione telaistica ha preferito assecondare il mercato femminile prima di tutto dal punto di vista cromatico, con colorazioni che più si adeguano ai gusti del gentil sesso, ma anche perché per adattare un telaio al fisico di una donna in fondo basta scegliere componentistica ad-hoc (generalmente più piccola), in fondo è sufficiente scegliere un manubrio con una larghezza inferiore, privilegiare pedivelle più corte e spesso utilizzare modelli di sella ad-hoc, dimensionati e imbottiti specificamente in base alle caratteristiche anatomiche delle donne.
Non per caso proprio la grande offerta dimensionale, funzionale e qualitativa della componentistica “ciclo” è diventato fattore cruciale che una trentina di anni ha contribuito a spazzare via il “su misura” dal mercato dei grandi brand ciclistici di massa, per intenderci i brand di con portata globale, che (a parte qualche eccezione) fanno oggi dei telai con misure fisse la componente predominante della loro linea produttiva.
Telai specifici per ragazze
Il fenomeno dei telai specifici per le ragazze segue esattamente la stessa logica: fino a qualche anno fa c’era più di un’azienda di massa che ancora investiva in questo segmento, che ancora aveva una produzione industriale di serie le cui caratteristiche tecniche e soprattutto dimensionali erano specifiche per le donne.
Oggi no, oggi la sola eccezione a questo trend è un’eccezione illustre: la tiene in vita un marchio che è espressione del principale produttore al mondo di telai di alta gamma e che non a caso ha avuto la forza industriale per dare corpo e finanziare un progetto così ambizioso. Ci riferiamo a Giant, azienda da anni presieduta da una donna, Bonnie Tu.
Proprio Bonnie Tu, nel 2008, ha voluto fortemente Liv, brand specializzato nella produzione di telai specifici da donna. Liv produce frame-set da donna sia per quel che riguarda il mondo road, quello mtb e ancora quello delle e-bike di qualsiasi tipologia, da città, da trekking e da fuoristrada (e non ci stupiremmo se a breve arrivasse anche una e-road bike siglata Liv/Giant).
Le ragazze del team professionistico Jayco-Alula corrono proprio su un telaio con geometria specifica da donna, una Langma Advanced SL molto simile a questa che vedete in foto, di cui a breve pubblicheremo il nostro test, mentre tutte le altre continuano a correre con i modelli da uomo, preferibilmente e principalmente in misura piccola, S o addirittura XS.
L’esempio delle cicliste professioniste dimostra allora che è certamente possibile trovare una posizione di seduta e un assetto biomeccanico funzionali alle ragazze anche usando un telaio da uomo (o meglio, un telaio “non specifico per le ragazze”), ma il caso delle Liv Langma usate dalle pro rider conferma che se c’è una corrispondenza dimensionale tra geometria e caratteristiche anatomiche femminili forse è ancora meglio.
Il perché di tutto questo lo spieghiamo sinteticamente in questo video, in attesa poi di avere le impressioni dirette all’indomani della prova che su una Langma Advanced Pro sta effettuando una nostra tester.
Ulteriori informazioni: https://www.liv-cycling.com/it





































