La verità non fa male: è il dubbio, l’incertezza che tormenta l’anima.
Nella vita e nella morte ci sono le cose vere e le cose supposte.
Le cose vere, mettiamole da parte, ma le supposte, dove le mettiamo?
Da: Totò, Peppino e la dolce vita.
Gli ho promesso di non dirvi né come si chiama né che lavoro faceva, ma vi assicuro che il mio interlocutore, questa cosa dell’andare in bicicletta, l’ha fatta sul serio: squadre giovanili, Compagnia Atleti durante il Servizio Militare e poi gregario per diversi nomi noti del Ciclismo italiano. Ben presto, però, si è reso conto di non essere un campione e che, come corridore, non avrebbe potuto fare molto più di così; perciò ha deciso di scendere di sella e di contribuire in altro modo alle vittorie della sua squadra. Anche se dolorosa, la sua è stata una scelta saggia, perché in questo nuovo ruolo che si è scelto, è diventato uno dei migliori al Mondo.
Malgrado ciò, è una persona disponibilissima che sopporta pazientemente il fiume di domande con cui lo assillo mentre torniamo in albergo, un po’ come il giovane cow-boy che, nei film Western, si trova a cavalcare fianco a fianco con il famoso pistolero e gli chiede di raccontargli ogni singolo episodio della sua vita. Il fatto che io non sia più giovane è un dettaglio sul quale possiamo sorvolare.
Comincio col fargli delle domande sul recupero post-gara e, quando ho preso un po’ di confidenza, sposto la conversazione sul doping. Non vorrei saperlo, ma glielo chiedo lo stesso: i campioni attuali, sono puliti?
«Se qualcuno si dopa, è perché è mal consigliato,» mi risponde lui. «Con l’altura e la camera ipobarica puoi ottenere gli stessi risultati dell’EPO.»
Mentre metabolizzo questa informazione, aggiunge:
«Il doping non ti fa diventare un campione. Per essere un campione non bastano i muscoli: è anche una questione di testa.»
Non so se sia vero, ma non posso fare a meno di pensare a Bryan Fogel, il regista del documentario Icarus (se non l’avete visto, vedetelo), che nel 2014, senza doparsi, arrivò quattordicesimo su 440 partenti nella Haute Route e che l’anno successivo, al culmine di un accurato programma di doping che lo aveva portato a incrementare la sua potenza del 20 per cento, si classificò solo ventisettesimo per colpa di un crollo mentale.
E Sinner?
Dal doping in genere a Sinner il passo è breve, così gli chiedo cosa ne pensa di quello che è successo al tennista.
Specifico che, personalmente, non mi interesso di sport che risulterebbero inutili in caso di apocalisse zombie e che quindi ci ho messo un po’ a capire che il ragazzino degli spot Fastweb non era il figlio di Rocco Siffredi, ma – appunto – un noto tennista. Ciò non di meno, con gli anni ho sviluppato una certa conoscenza dell’animo umano e faccio fatica a unire la mia voce al coro di giubilo per il comportamento della Giustizia Sportiva e dei mezzi di comunicazione, che hanno taciuto le ipotesi di dolo fino a quando queste si sono rivelate infondate. Indentiamoci: approvo il modo in cui il terzo e il quarto Potere hanno assolto al loro dovere di accertare la verità e di renderla di dominio pubblico, ma non credo che ciò sia dovuto a una subitanea presa di coscienza, bensì a un calcolo ben preciso.
La sua risposta me lo conferma:
«In Italia, ci sono tre sport che non si possono toccare: il calcio, l’automobilismo e il tennis. Muovono troppi soldi. Hanno fatto bene a non punire Sinner: il Trofodermin è una pomata che serve a far rimarginare le ferite o per l’irritazione dell’inguine sulla sella. Con quelle dosi, non ti cambia niente, in termini di prestazioni. A un ciclista, però, per la stessa sostanza e la stessa quantità, hanno dato un anno e tre mesi di sospensione.»

Sul momento devo fidarmi della sua parola, ma appena posso, controllo e scopro così che Sinner è stato trovato positivo al Clostebol, uno steroide anabolizzante presente, appunto, nella pomata cicatrizzante Trofodermin. Leggendone il foglio illustrativo, scopro che cura:
- abrasioni ed erosioni della pelle;
- lesioni e ferite, come ulcere da varici, dovute ad una cattiva circolazione del sangue, piaghe da decubito (dovute all’immobilità nel letto) o ulcere da traumi;
- ragadi (taglietti) sul capezzolo, che possono comparire durante l’allattamento;
- ragadi anali (taglietti intorno all’ano);
- ferite da ustione;
- ferite infette;
- ferite che ritardano a formare la cicatrice;
- irritazione, arrossamento e sensibilizzazione della pelle che compare dopo radioterapia (radiodermiti);
- secchezza, screpolature con ulcerazione della pelle o desquamazione.
Inoltre, il bugiardino specifica:
Per chi svolge attività sportiva: l’uso del farmaco senza necessità terapeutica costituisce doping e può determinare comunque positività ai test antidoping.

Verifico anche l’affermazione riguardante il cicilsta punito per la stessa sostanza e pure questa si rivela corretta: Stefano Agostini, un ciclista padovano che nel 2013 correva con la Liquigas insieme a Peter Sagan, fu trovato positivo alla stessa pomata e venne condannato a quindici mesi di sospensione. Nell’intervista che ha concesso al Corriere del Veneto, Agostini afferma:
Al tempo, tutti ad attaccarmi, a bollarmi come un dopato, a dare sentenze prima ancora di conoscere quello che era accaduto. Oggi tutti a difendere Sinner, sin dall’inizio. Fra le due, per chi conosce la pomata a base di Clostebol e la sua funzione, non ci sono dubbi quale sia la versione giusta con l’atteggiamento da tenere.
Siccome non mi fido dei giornalisti da quando una di loro mi ha messo al Mondo, chiamo un mio amico, Tecnico Nazionale della FIT e chiedo anche a lui cosa ne pensa del caso Sinner. Il Maestro mi conferma che il Trofodermin non ha alcun valore dopante e che la positività di Sinner è dovuta a una leggerezza del suo staff medico; non a caso, Sinner ha licenziato sia il suo fisioterapista che il suo preparatore atletico.
Il doping è sempre esistito ed è sempre stato un passo avanti a chi lo deve combattere. Le tabelle di allenamento con carichi crescenti che utilizziamo per gli alleamenti sono la trasposizione fisiologica dei programmi di doping della Cina e dei paesi del blocco sovietico negli anni ‘70. Noi aumentiamo il carico di lavoro, loro aumentavano le dosi, ma la progressione è la stessa.
Quando gli chiedo se pensa sia possibile che l’attenzione riservata a Sinner sia dovuta non tanto a considerazioni di tipo etico, ma a pressioni da parte degli sponsor, mi risponde:
Tempo fa, [Cognome di tennista] fu trovato positivo all’antidoping, al che la [Nota multinazionale sportiva] disse che se la notizia fosse trapelata, avrebbe ritirato tutti i soldi delle sue sponsorizzazioni. Non te lo posso provare, è una cosa che mi ha detto [Cognome di allenatore sportivo] nel 2006, ma sono abbastanza sicuro che sia vera.
Io, a questo punto, vorrei rinunciare a questo articolo e andarmi a vedere una puntata di “Masha e Orso” sotto etere, per dimenticare tutto, ma sfortunatamente l’unico anestesista che conosco è andato in pensione, perciò posso solo proseguire nelle mie ricerche, per quanto dolorose.
Cerco l’elenco degli sponsor di Sinner e scopro che, oltre a Fastweb, ha legami contrattuali con: Nike, Lavazza, Rolex, Alfa Romeo, Parmigiano Reggiano, Technogym, Panini, Intesa Sanpaolo e De Cecco; tutte aziende che investono in pubblicità per decine di milioni di Euro.
Trovo anche uno studio sulle ricadute economiche della Sinnermania:
- con un 39 per cento di preferenze, il tennis è diventato il secondo sport preferito in Italia, dopo il 53 per cento del calcio;
- la FITP ha incrementato del 23 per cento gli iscritti e del 90 per cento le presenze sui campi;
- 5,7 milioni di spettatori RAI per Sinner-ìDjokovic la rendono la partita di tennis più vista di sempre in Italia.
Per fortuna il sole è tramontato e posso cominciare a bere.
Parafrasando la citazione da Totò riportata in esergo, possiamo dire che, in questa storia, ci sono cose certe e cose supposte. Quelle certe sono:
- È indubbio che Sinner, pur se positivo al Clostebol, non andava punito perché non è a pochi grammi di una pomata per le ragadi anali che deve i suoi successi sportivi.
- Il modo in cui è stata gestita la notizia della sua positività all’antidoping è stato encomiabile e, da adesso in poi, ci auguriamo di vederlo applicato a tutti gli sportivi di tutti gli sport: dall’Atletica al Curling.
- In passato, atleti trovati positivi alle stesse quantità della stessa sostanza non sono stati trattati con la stessa attenzione, anzì: sono stati condannati e sottoposti a una gogna mediatica.
- Gli atleti puniti severamente gareggiavano in sport che non fanno parte della Trinità calcio/automobilismo/tennis e non avevano lo stesso parterre di sponsor di Sinner.
Se vi prenderete il disturbo di leggere la sentenza dell’ITIA (International Tennis Integrity Agency, l’agenzia anti-doping che ha giurisdizione sugli atleti che giocano nei tornei del Grande Slam), scoprirete inoltre che molte delle lamentele suscitate da questo caso non hanno fondamento e che Sinner è stato giudicato in base alle regole del Tennis Anti-Doping Program (TAPD), sia quando gli conveniva:
10.5 – Eliminazione del periodo di ineleggibilità in caso di assenza di colpa o negligenza.
Se un giocatore o un’altra persona dimostra, in un caso individuale, di non avere alcuna colpa o negligenza per la violazione di una norma antidoping, il periodo di ineleggibilità altrimenti applicabile sarà eliminato.
che quando non gli conveniva:
10.10 – Squalifica di risultati in competizioni successive alla raccolta del campione o alla commissione di una violazione delle regole antidoping.
A meno che l’opportunità non richieda diversamente, oltre alla squalifica dei risultati ai sensi degli Articoli 9.1 e 10.1, qualsiasi altro risultato ottenuto dal giocatore nelle competizioni che si svolgono nel periodo che inizia dalla data in cui il campione in questione è stato raccolto o si è verificata un’altra violazione delle regole antidoping e termina con l’inizio di qualsiasi periodo di sospensione provvisoria o di ineleggibilità, sarà squalificato, con tutte le conseguenze che ne derivano, inclusa la perdita di qualsiasi medaglia, titolo, punto di classifica e premio in denaro).
Uno spartiacque per la comunicazione
Messe da parte le cose certe, vediamo cosa fare delle supposte.
Dalla lettura della sentenza, accertiamo che i campioni di urina incriminati sono stati acquisiti il 10 e il 18 Marzo 2024, durante la partecipazione al Paribas Open e al Miami Open. Sempre dalla sentenza, risulta che Sinner è stato sospeso dal 4 al 5 Aprile e dal 17 al 20 Aprile; in entrambi i casi, la sospensione è stata annullata su richiesta dei suoi legali, per i motivi visti sopra. Il dibattimento è iniziato il 1 Agosto 2024 ed è terminato il 19 dello stesso mese.
Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto: in circa 150 giorni, nessuno ha saputo nulla di un’inchiesta che riguardava il tennista numero uno al Mondo.
Giornali, televisioni, siti Web, blog e Carota Boys hanno scoperto tutto a cose fatte, quando una (giusta) sentenza sanciva l’innocenza dell’imputato.
Stando così le cose, abbiamo tre possibili spiegazioni:
- Tesi ufficiale: nessuno sapeva niente e la notizia è diventata tale solo dopo la pubblicazione della sentenza.
- Tesi buonista: i media sapevano, ma non hanno detto nulla perché, pentìti degli errori fatti in passato, hanno deciso di non lasciar trapelare informazioni su un’indagine in corso, rispettando il diritto dell’imputato di essere ritenuto innocente fino a prova contraria.
- Tesi maligna: i media sapevano, ma non hanno detto nulla perché sapevano che sottoporre Sinner a una gogna mediatica simile a quella adottata con altri atleti in precedenza avrebbe comportato una considerevole perdita economica, dato che gli introiti derivanti dall’aumento delle letture (cartacee o virtuali che fossero) non avrebbero mai potuto compensare le perdite in pubblicità che ne sarebbero derivate.
Non ho modo di sapere con certezza quale di queste ipotesi sia vera, perciò, sostenere che l’unica credibile al di fuori di un film con James Steward è la terza equivarrebbe a macchiarsi dello stesso peccato che mi propongo di stigmatizzare. Fino a prova contraria, quindi, devo pensare che la risposta giusta sia una delle prime due e che, d’ora in poi, nessun atleta sarà più accusato pubblicamente finché la sua colpevolezza non sia provata oltre ogni ragionevole dubbio. Se ciò avverrà, potremo pensare al “Caso Sinner” come a uno spartiacque fra la cattiva e la buona gestione mediatica dei processi sportivi. Se però dovessimo assistere nuovamente all’indiscriminata esposizione al pubblico ludibrio di atleti incolpevoli come Stefano Agostini o Alessandro Ballan, la cui unica colpa è stata quella di non avere le spalle coperte da potenti multinazionali, dovremo ritenere il trattamento riservato a Sinner la prova dell’asservimento degli organi di informazione al potere economico delle Federazioni e degli sponsor.
Chiudo con un’ultima considerazione: sarebbe bello se il regolamento anti-doping del ciclismo concedesse agli atleti innocenti o involontariamente colpevoli di usufruire delle stesse attenuanti concesse agli atleti di altri sport. Nel caso del tennis, questa condizione viene definita: No Fault or Negligence e si applica quando l’atleta dimostri che non sapeva e non poteva ragionevolmente sapere, anche con l’esercizio della massima cautela, che aveva utilizzato una sostanza dopante. Dare una simile possiblità a un atleta onesto sarebbe, oltre che giusto, un modo estremamente efficace per mettere a tacere chi sostiene – sicuramente in malafede – che l’accanimento nei confronti del doping nel ciclismo sia strumentale e serva solo a distrarre il pubblico dal doping nel calcio e nell’atletica.


































