La diffusione delle biciclette elettriche ha aperto nuove possibilità di mobilità, ma ha anche fatto emergere un fenomeno che preoccupa istituzioni e operatori del settore: quello delle e-bike modificate, o “truccate”. Mezzi venduti e utilizzati come biciclette, ma che per caratteristiche tecniche e prestazioni rientrano a tutti gli effetti nella categoria dei ciclomotori.
Per legge, una e-bike regolare è una bicicletta a pedalata assistita in cui il motore entra in funzione solo mentre si pedala e interrompe l’assistenza al raggiungimento dei 25 chilometri orari. Oltre quella velocità, l’avanzamento deve avvenire esclusivamente grazie alla forza muscolare. Qualsiasi deroga a questi limiti fa uscire il mezzo dall’ambito dei velocipedi.
Le irregolarità più diffuse riguardano l’installazione di acceleratori manuali, lo sblocco dei limiti di velocità tramite software o kit reperibili online e la vendita di mezzi che presentano pedali puramente simbolici, utili solo a simulare una bicicletta. In questi casi, la pedalata assistita si trasforma di fatto in una trazione elettrica autonoma.
Secondo le stime di ANCMA, l’associazione di categoria, le e-bike irregolari rappresentano circa il dieci-quindici per cento del mercato italiano, che conta complessivamente circa 275mila unità l’anno. Un fenomeno alimentato in parte da importazioni dirette dall’Oriente, con container di mezzi non conformi immessi sul mercato europeo aggirando i canali di vendita tradizionali.
Le conseguenze: multe da 7.000 euro
Le conseguenze legali per chi utilizza una bici modificata sono rilevanti. Dal punto di vista normativo si passa dall’Art. 50 del Codice della Strada, che disciplina i velocipedi, all’Art. 52, riservato ai ciclomotori. Questo comporta l’obbligo di omologazione, targa, assicurazione, casco e bollo. In assenza di tali requisiti, le sanzioni possono arrivare fino a settemila euro, con il sequestro del mezzo.
I controlli da parte delle polizie locali sono in aumento, anche se restano complessi per via dei costi elevati delle apparecchiature necessarie a certificare le manomissioni. A pesare è anche l’aspetto assicurativo: in caso di incidente, chi guida un mezzo truccato rischia di trovarsi senza copertura, con responsabilità civili anche quando la dinamica del sinistro sarebbe favorevole.
A rischio anche i negozianti che fanno modifiche
Nel mirino finiscono anche alcuni rivenditori. La pratica di vendere biciclette già sbloccate, accompagnata da uno “scarico di responsabilità” firmato dal cliente, è oggetto di valutazioni legali. Secondo associazioni di avvocati, questi documenti potrebbero non avere alcun valore e anzi configurare l’ipotesi di frode in commercio, dal momento che il prodotto viene venduto come bicicletta pur non essendolo.
Oltre ai profili normativi, emergono anche quelli tecnici. Le modifiche incidono negativamente sulla durata del motore e accelerano il degrado della batteria, aumentando i costi di manutenzione. Ma l’impatto più evidente è sociale: il comportamento di chi utilizza questi “motorini mascherati”, spesso ignorando le regole della strada, contribuisce ad alimentare un clima di ostilità verso i ciclisti regolari, che utilizzano mezzi conformi e rispettano il codice.
Un problema che il settore chiede di affrontare con maggiore chiarezza normativa, controlli mirati e informazione, per evitare che l’abuso di pochi comprometta la credibilità e la sicurezza di un’intera categoria.
Semplificare la normativa per attaccare il fenomeno
A microfoni spenti i responsabili del settore lo dicono chiaramente: si sta cercando di semplificare i sistemi di controllo per poter fermare efficacemente questi veicoli illegali. Al momento in Italia c’è un solo strumento per verificare la regolarità della velocità delle ebike. Ma si può arrivare a scoprire quelle illegali in maniera diretta. La presenza di un pulsante di accelerazione è già, infatti, evidenza di illegalità (il motore si deve attivare solo con la pedalata). E non va confuso col pulsante che serve ad azionare il motore per spostare la bicicletta in salita. Soluzione adottata da alcune e-bike per poter essere spinte efficacemente scaricando il ciclista del peso della bici stessa.
Si muovono anche i produttori di moto
Non è solo il mercato ciclistico a risultarne danneggiato (e i ciclisti stessi che superficialmente vengono accomunati a utenti che usano questi motorini truccati) ma anche quello motociclistico. Veicoli di questo tipo, infatti, rubano mercato al settore normalmente coperto da scooter e moto di piccola cilindrata normalmente usate in città. Un danno economico che assume dimensioni sempre più importanti e ormai non è solo attribuibile a situazioni episodiche. I container di merce illegale che arrivano in Europa (non solo in Italia) parlano di numeri importanti su cui non si può più lasciar correre.
Nel nostro video spieghiamo la situazione e abbiamo intervistato anche il responsabile del settore Ciclo di Ancma, Piero Nigrelli.
Per favore, non chiamateli ciclisti e non chiamatele biciclette se sono truccate






































Le battaglie quelle importanti
Importantissime caro Gefri. Si parla di sicurezza su strada e non solo. Ovviamente queste attenzioni non escludono le altre.
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