Il comunicato è con i toni tipici dell’UCI, asettici e senza quel po’ di sentimento che ogni tanto cercano di far trasudare quando ci sono vittorie notevoli. Stavolta non c’è niente da festeggiare: “The UCI E-Mountain Bike Cross-country World Cup will not take place in 2026”. Niente Coppa del Mondo di Cross Countrt per le mountain bike a pedalata assistita.
La reazione, lo confesso, è stata un “ah, perché, esistevano?”.
Ammetto che tendo a sottovalutare e a volte sottostimare, l’impatto degli e-sport nel nostro ambiente. L’e-bike è un compromesso ben studiato per accettare un motore in un mezzo che, con tutti i limiti del caso, legalmente vuole farsi chiamare “bicicletta”. Nulla in contrario, la uso spesso anche io. Qualche sera fa sono tornato a casa rapidamente, a Roma verso casa dei miei, senza dover prendere un Taxi ma smaltendo pure un po’ della cena. O almeno così mi illudo. Il sudore, nonostante l’aiuto, era vero, visto che ho forzato un po’ oltre il limite dell’assistenza.
Insomma, il mercato, nonostante la frenata segnalata dall’ultimo rapporto Ancma, premia le e-bike, e i numeri dell’e-MTB sono importanti, ma raccontano una storia diversa da quella che l’agonismo vorrebbe sentire, evidentemente.
Negli ultimi anni le e-bike hanno superato in molti mercati europei il 50-50 per cento delle vendite complessive di biciclette. Dentro questo dato, la mountain bike a pedalata assistita è una delle categorie più solide, in alcuni Paesi addirittura dominante.
Eppure, questa crescita non si è tradotta in un equivalente interesse per le competizioni. Non è un paradosso: è una conseguenza logica di come e perché è nata l’e-MTB. E di chi la usa.
Non è nata per correre, ma per andare
L’e-MTB nasce per ampliare, non per selezionare. Permette di salire di più, più a lungo, più spesso. Permette di divertirsi, poi, in discesa. L’ho sempre descritta come la mountain bike con l’impianto di risalita incorporato. In generale, allarga la base, alza l’età media, rende accessibili percorsi che prima erano riservati a pochi. Insomma, è nata come uno strumento di esperienza, non di confronto.
Qui sta il primo errore di lettura. Pensare che una base ampia di utenti si trasformi automaticamente in base agonistica è una scorciatoia che nello sport raramente funziona. Tanto più in questo caso. L’utente e-MTB non cerca il numero sulla schiena, ma il dislivello nel giro. Il risultato non c’entra niente, a parte qualche sciocco che cerca riconoscimenti non dovuti sulle piattaforme che dimenticano di misurare la stupidità.

Il tentativo (non riuscito) di strutturare un circuito
Quando la Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha puntato sulla disciplina, affidandone lo sviluppo a WES Management, l’idea era chiara: intercettare una crescita di mercato e trasformarla in prodotto sportivo. Un modello già visto in altri ambiti.
Il problema è che il passaggio non è automatico. Il circuito ha messo insieme atleti, team e industrie, ma non ha mai trovato un vero pubblico. Né dal vivo né davanti a uno schermo. La gara e-MTB è difficile da leggere: quanto è gamba e quanto è gestione del mezzo? Quanto pesa la mappa motore, quanto la strategia? Domande legittime, ma poco televisive.
E così, mentre il mercato cresceva, il prodotto sportivo restava fermo.
Tecnica, regolamento e credibilità
C’è poi un altro livello, più profondo. L’e-MTB introduce variabili che lo sport tradizionale fatica a metabolizzare: software, batterie, limiti di assistenza, possibilità di intervento. Standardizzare senza snaturare è complesso. Controllare senza creare sospetto ancora di più.
Il risultato è una disciplina che rischia di essere percepita come “ibrida”: non completamente tecnica, non completamente fisica. E nello sport, quando l’identità non è chiara, anche il pubblico fatica a riconoscerla.
La marcia indietro (logica)
La scelta dell’UCI di fermare la Coppa del Mondo 2026 è conseguenza diretta di tutto questo. La disciplina resta dentro i Mondiali, per esempio in Val di Sole. Un contenitore più ampio, dove l’e-MTB può avere senso come elemento complementare: vetrina, divertissement. Non certo asse portante.
Dove sta il punto
L’e-MTB è una leva enorme per il settore bici. Porta persone, genera turismo, muove industria. Ma è un errore chiederle di essere ciò che non è. Lo sport, quello che funziona davvero, nasce quando c’è una tensione chiara: tra atleti, tra prestazioni, tra limiti. L’e-MTB, per sua natura, tende a smussare quella tensione. È il suo punto di forza, ma anche il suo limite competitivo.
Il mercato continuerà per altri binari, è altra cosa. Le gare, se proseguiranno, resteranno sullo sfondo. E non è detto che sia un problema.





































