C’è un reel realizzato con AI che in queste ore sta girando sui social e che mostra Tadej Pogacar in sella a una bicicletta d’altri tempi. Una bici in acciaio che, soprattutto se confrontata con le macchine da corsa che oggi utilizza il campione sloveno, sembra arrivare da un’altra epoca.
E allora viene spontanea una domanda, forse provocatoria, ma non così assurda: quanto conta davvero la bicicletta quando sopra c’è un campione come Pogačar?
Nel ciclismo moderno siamo arrivati a un livello tecnologico straordinario. Telai sempre più leggeri e aerodinamici, ruote profilate, trasmissioni elettroniche, misuratori di potenza, pneumatici tubeless, materiali sofisticati, gallerie del vento e simulazioni aerodinamiche. Ogni dettaglio viene studiato per guadagnare un watt, qualche grammo, qualche secondo.
Tutto giusto. E tutto indispensabile, soprattutto quando si corre ai massimi livelli. Ma proviamo per un attimo a rovesciare la prospettiva.
In alcuni sport esiste il concetto di handicap: al concorrente più forte si concede una condizione di partenza meno favorevole per rendere la sfida più equilibrata. Nel ciclismo professionistico sarebbe naturalmente impensabile applicare un handicap in gara.
Ma possiamo immaginarlo come un esperimento. Prendiamo Pogacar e togliamogli la sua bicicletta da professionista di oggi. Niente Colnago V5Rs, niente ruote moderne, niente elettronica, niente cockpit integrato. Al suo posto una bicicletta di trent’anni fa.
E qui arriva la nostra proposta.

Tadej, ti va una Colnago C40?
Non una bici qualsiasi, ma una Colnago C40 del 1994. È una scelta quasi perfetta per questo esperimento. La C40 è stata presentata nel 1994 e rappresenta uno dei passaggi fondamentali nella storia della bicicletta moderna: fibra di carbonio, ma ancora costruzione con tubi e congiunzioni, forcella in acciaio Precisa nelle prime versioni e una filosofia costruttiva lontanissima dalle attuali bici aero integrate.
Eppure non stiamo parlando di una bici nata per andare al bar. La C40 ha corso e ha vinto tanto. La C40 non era una semplice bicicletta innovativa sulla carta: era una macchina da gara capace di imporsi ai massimi livelli. Nella metà degli anni Novanta fu protagonista dell’epoca d’oro della Mapei che dominò il grande ciclismo internazionale. Con campioni come Franco Ballerini, Johan Museeuw, Michele Bartoli e Andrea Tafi, per citarne alcuni, la squadra raccolse alcuni dei successi più prestigiosi di quegli anni, dalle grandi classiche al Giro d’Italia. La C40 fu parte integrante di quella stagione, diventando uno dei simboli della rivoluzione del carbonio nel ciclismo professionistico.
Insomma: una bici vecchia, sì. Ma una bici che, a suo tempo, era tecnologia allo stato dell’arte.
Quanto perderebbe Pogacar con la C40?
Non sappiamo, e non possiamo sapere senza un test reale, quanti watt o quanti secondi perderebbe Pogacar utilizzando una C40 rispetto alla sua bicicletta attuale. Ma sappiamo una cosa: la bicicletta non pedala da sola.
E Pogačar è probabilmente uno dei migliori esempi possibili per mettere alla prova questa affermazione. La domanda non è quindi se una C40 sia più lenta di una moderna bici professionale. Naturalmente lo sarebbe in determinate condizioni.
La domanda è un’altra: quanto della prestazione appartiene alla bicicletta e quanto appartiene al ciclista? Perché se mettiamo un amatore su una bici da WorldTour e Pogačar su una bici di trent’anni fa, il risultato probabilmente non lascia molto spazio all’immaginazione.
E allora perché non fare davvero il test?
Una salita, stessa strada. Due biciclette di epoche diverse.
Non servirebbe nemmeno una gara ufficiale. Basterebbe scegliere una salita, possibilmente non troppo breve, e mettere Pogačar davanti a due biciclette: la sua Colnago moderna e una Colnago C40 del 1994.
Stessa strada. Stesso ciclista. Stesso abbigliamento. Stesse condizioni. Stesso giorno.
E vedere cosa succede. Naturalmente sarebbe un esperimento imperfetto. La geometria, la posizione, i rapporti, le ruote, gli pneumatici e la regolazione della bici influenzerebbero il risultato. Ma proprio per questo sarebbe interessante.
Perché il confronto non servirebbe a dimostrare che “le bici moderne non servono”. Al contrario: servirebbe a capire quanto valgono realmente tutti quei progressi quando il motore umano è quello di un campione assoluto.
E forse scopriremmo qualcosa sul ciclismo
Il rischio, oggi, è quello di pensare che la prestazione sia sempre più una questione di tecnologia. In realtà il ciclismo professionistico ci racconta ancora una storia diversa. La tecnologia può migliorare il risultato. Può ottimizzare, può rendere più efficiente il gesto atletico e può togliere resistenza, peso, dispersione.
Ma per arrivare in cima ad una salita c’è sempre qualcuno che deve pedalare. E se quel qualcuno si chiama Tadej Pogacar, forse possiamo permetterci di fare un piccolo esperimento.
Tadej, accetti la sfida? Una Colnago C40 del 1994. Una salita a tua scelta. E menare.
Perché, almeno per una volta, vogliamo vedere quanto conta davvero la bici quando sopra c’è il miglior motore del ciclismo moderno.
E adesso la domanda la giriamo ai lettori di Cyclinside
Quale altra bici scegliereste per il “Pogacar Vintage Challenge”?
Una C40?
Una Master in acciaio?
Una Dream in alluminio di fine anni Novanta?
Oppure vogliamo andare ancora più indietro ai tempi di Merckx con manettini al telaio e ruota libera a 5 rapporti?
Il dibattito è aperto.


































GCN Italia aveva fatto un video confrontando una C40 e una V4RS è un punto per capire le differenze https://www.youtube.com/watch?v=a1Ty4Qv-e5Y
Segnaliamo anche questo di un po’ di tempo fa ma molto apprezzato dai lettori al tempo: https://cyclinside.it/cannondale-superix-evo-vs-caad3-ritorno-al-futuro/
Io lo voglio vedere con la stessa bici di pantani del suo record dell’alpe duez e lo stesso abbigliamento, chiedendo al museo pantani la cosa sarebbe fattibile! stesso giro di quel giorno e niente ciclocomputer e niente carboidrati…vediamo il tempo!
Se tutti corressero con le bici di 40 anni fa i risultati cambierebbero? Questa per me è la vera domanda
Credo sarebbe come paragonare Pelé ai campioni contemporanei e una adattabilità al proprio eco tecno sistema è vincente per un grande campione come lo Sloveno
Credo che se tutti i professionisti di oggi corressero con bici di 30 fa il risultato in gara cambierebbe poco. Lo stesso con bici di 60 anni fa. Ma se si potessero fare correre un campione di oggi con un campione di 30 fa con la stessa bici di allora (Pogachar Vs Pantani) o (Pogachar Vs Coppi e Bartali) e le bici dell’epoca, penso che i risultati sarebbero nettamente a favore dei campioni del passato. Così come accadrebbe il contrario se un campione del passato correrebbe con una bici moderna. L’adattamento fisiologico alla differenza di rapportatura delle biciclette di oggi e di allora, e la differenza di cadenza usata soprattutto nelle salite, sarebbe il fattore chiave delle prestazioni finali, anche a parità di potenza fisiologica del campione.
Per me dovrebbe con la master o la Dreams, visto che il paragone si fa con il grande Pantani, e utilizzare tutti gli accessori d’epoca
N.b. Merck non ha mai usato la bici con i manettini al telaio e ruota libera. Questi erano Bartali e il primo Coppi