Gentile Direttore,
capisco la volontà e il piacere della Lettrice di fare sport in strada, tennis, calcio e pallacanestro in mezzo alla carreggiata con automobili che ti sfrecciano accanto ma, il problema è proprio questo. Mentre la signora, i suoi figli e nipoti vari hanno la possibilità di praticare il proprio sport in ambienti adatti e al riparo da elementi esterni al ciclista questo non è concesso. Fai il tennis, hai il tuo bel campo, l’istruttore e giochi, così è nel calcio, nella pallacanestro, pallavolo, nuoto, tuffi salto con l’asta e persino sci, dove montagne intere sono state sventrate, migliaia di alberi secolari abbattuti e Lei ha il privilegio di sciare con il suo bel maestro senza che nessuno in auto le sfrecci vicino.
Nel Ciclismo No! Chi, con i propri figli e nipoti ha la passione del Ciclismo lo fa in strada, accanto ad automobili, camion e bus che gli sfrecciano accanto e, non ha altre possibilità. Un professionista della bici, quello che si guadagna la pagnotta, al contrario di altri sport sa che ogni mattina deve alzarsi e rischiare la vita perché le strade che ha con pieno diritto di percorrere lo deve fare in modo promiscuo. Anche a me piacerebbe sfrecciare con la mia moto su una pista innevata di fondo, andare in macchina su una pista di atletica ma non lo posso fare è riservata agli amanti di quegli sport per cui è stato costruito l’impianto e impianti costruiti per il ciclismo non c’è ne sono se non in sporadici casi di piste per MTB o qualche Bike Park. È proprio per questo motivo che chi in auto, in camion o altri mezzi incrocia un ciclista, deve averne rispetto, è l’utente più debole ed indifeso. Hanno inventato l’intelligenza artificiale ma ci manca ancora la cultura del rispetto, dell’attenzione, dei 30 secondi da perdere in pazienza nei confronti di ciclisti ma oserei dire anche pedoni. I numeri sono tragici, ogni anno sulle strade una carneficina, eppure basterebbe poco: rispetto ed intelligenza da parte di tutti gli utenti della strada e dico TUTTI per una convivenza che ci può e deve essere ,scopriremo che le stragi quotidiane cesserebbero di colpo.
Grazie
Renato Adusati
Ancora lettere che arrivano al riguardo. Il lettore dice cose sacrosante. Ma qui ancora continuano a scriverci con quella frase qualunquista che “c’è gente che va a lavorare”…



































C’è gente che va a lavorare…
Beh io ogni giorno vado a lavorare e ci vado con la bicicletta da corsa, zaino in spalla, vestito come alcuni dicono con tutina attillata ridicola, ovvero abbigliamento tecnico. Poi mi cambio arrivato a lavoro.
Percorro ogni giorno tra andare e tornare 32km, eppure ogni tanto qualcuno sbraita perché forse in qualche rotonda lo rallento di un secondo. Sicuramente penserà guarda questo perditempo mentre io… vado a lavorare.
Dovrebbe essere stampata in stampatello e in diverse lingue questa lettera e appena in ogni autoscuola d’Italia.
Ma dubito possa essere capita fino in fondo visto il tenore e la quantità di rimostranze che si basano sul concetto del “dover andare a lavorare” che rimarca il direttore, che risulta a questo punto essere superiore perfino a una vita umana
*appesa in ogni autoscuola