5 ago 2016 – Quando ne parlammo la prima volta, dieci anni fa, al suo esordio, avevamo previsto un futuro da grande om’èlassica per l’caca Pro, allora si chiamava ancora così perché, non dimentichiamolo, è un’emanazione di quella bella idea di riscoperta del ciclismo di una volta che è la cicloturistica in stile vintage che si chiama, appunto L’Eroica. Varie vicissitudini l’hanno vista allontanarsi da quella paternità originaria, “business is business” si dice, ma l’idea è comunque rimasta ottima e portata avanti a livello internazionale dall’organizzazione, RCS (la stessa del Giro d’Italia, per intenderci). Ora l’UCI l’ha inserita definitivamente nel calendario WorldTour promuovendola, di fatto a classica.
Un colpaccio per una corsa che si svolge nel Vecchio Continente ed ha una tradizione di “soli” dieci anni. Particolare com’è era facile sin dall’inizio indovinarne il successo.
Emblematico anche quel che raccontava un direttore sportivo: «Quando si fa la squadra per una corsa così dura, i corridori sono sempre intimoriti nel momento in cui vengono scelti. Normale paura della fatica – ci disse – Eppure, quando si preparò la prima squadra per l’Eroica Pro fecero a gara per partecipare. Avevano intuito la nascita del grande evento e non volevano perderselo».
Avevano ragione evidentemente.
E allora benvenuta Eroica, pardon, Strade Bianche. La Classica del Nord più a Sud d’Europa. Il claim è perfetto per una corsa di questo fascino che, ultimamente, ha anche raddoppiato diventando evento pure per il World Tour femminile.
Redazione Cyclinside



































Veramente una corsa bellissima, in un contesto storico / paesaggistico / ambientale unico al mondo.
Non poteva non avere successo!