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Home Gravel

Eurogravel 2025: ad Avezzano vincono Schmidt, la Magnaldi e la faccia “wild” del gravel race

Terza edizione della rassegna continentale della disciplina. Percorso tosto e di grande valore tecnico, con passaggi al limite della mtb

Maurizio Coccia di Maurizio Coccia
23 Settembre 2025
in Gravel, TechNews
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Eurogravel 2025: ad Avezzano vincono Schmidt, la Magnaldi e la faccia “wild” del gravel race

(foto: Sprint Cycling Agency)

Facce decisamente provate quelle viste al termine delle prove “men” e “women” dei terzi Campionati Europei Gravel UEC  andati in scena ad Avezzano (AQ), lo scorso 21 settembre.

A vincere, anzi a dominare tra gli uomini è stato il danese Mads Wurz Schmidt, che ha “volato” sui 148 chilometri di gara risultanti da un circuito di quasi trenta chilometri da ripetere cinque volte.

Il danese Schmidt e l’italiana Magnaldi: loro il titolo continentale gravel 2025

Il circuito non aveva un’altimetria importante (“appena” 450 metri di dislivello a giro), ma proponeva due chilometri di single track in discesa e almeno sette di salita sui vecchi tratturi abruzzesi, con sassi spesso sporgenti.

Tra le donne? La più veloce sugli 88 kilometri di gara (e tre giri) è stata la nostra Erica Magnaldi. La cuneese è stata protagonista di un finale rocambolesco ed avvincente: a trecento metri dall’arrivo Erica ha prima ripreso la tedesca Kloser che procedeva con una gomma a terra per una foratura ai “meno 5”, poi ha battuto in volata la compagna di avventura, la britannica Wright. Anche l’incertezza fino all’ultimo metro fa parte del repertorio del gravel race, dove, lo ricordiamo, non è consentita assistenza tecnica in corsa.

Lo spirito del gravel race e il percorso di Avezzano

Tornando al vincitore tra gli uomini Schmidt, fino allo scorso anno il danese era professionista con la Israel-Premier Tech, poi nel 2025 il contratto non gli è stato rinnovato, così da questa stagione è uscito dal circuito dei “roadie” di livello per dedicarsi solo ed esclusivamente al gravel biking.

Quella del danese è la conferma che sempre più atleti di alto livello decidono di dedicarsi unicamente a questa affascinante specialità a cavallo tra la strada e la mtb: lo fanno sposandone il risvolto “race”, che pur non avendo i numeri di praticanti e la matrice “unsupported” dei grandi viaggi in gravel, offre oggettivamente adrenalina, velocità e una cornice tecnica che il gravel in bikepacking non può avere.

Diciamo che quello del race e quello dei viaggi “epici” sono due mondi diversi dello stesso, affascinate, universo gravel, quella che non ci stancheremo mai di definire come la più camaleontica e versatile tra le tipologie di biciclette possibili.

Proprio in questo senso il circuito abruzzese ha messo sul piatto il lato molto tecnico dei percorsi gravel, che a onor del vero non è situazione così frequente nella giovane storia del gravel agonistico. Intendiamo dire che la maggior parte dei percorsi fino ad oggi teatro dell’assegnazione di un titolo ufficiale (sia europeo che mondiale) sono stati prevalentemente veloci, su sterrati scorrevoli e compatti. Niente di questo ad Avezzano, che anzi aveva diversi tratti che hanno messo a dura prova le capacità di guida dei concorrenti.

A competere ad Avezzano, tra agonisti ed amatori, sono stati 299 atleti in tutto

È stato un pericolo in più per i gravellisti? Tutt’altro: chi scrive, che ha corso la gara tra gli amatori, ha visto non pochi atleti con abrasioni ed escoriazioni varie, ma non si è mai trattato di infortuni seri.

In effetti su percorsi come quelli di Avezzano non riesci mai a fare altissime velocità (come invece accade sugli “sterratoni” compatti dove si procede spesso assieme), di conseguenza i rischi sono per lo più legati a scivolate che finiscono quasi sempre con il corridore che rimonta velocemente in sella.

Erica Magnaldi, impegnata in un tratto in discesa; al primo giro la cuneese è anche caduta

Quel che è certo è che circuiti gravel di questo tipo aggiungono un pizzico di sale in più a una specialità già di per adrenalinica e emozionate, se possibile privilegiano di più chi fa gravel e proviene dalla mtb e, ripetiamo e non guasta affatto, sono anche relativamente meno pericolosi.

Le scelte tecniche ad Avezzano

Su un percorso tecnico ed ostico come quello di Avezzano le scelte dei gravellisti sono ricadute verso gommature larghe e pressioni basse.

Gomme da 50 mm e pressione ben al di sotto di 2 bar per la Specialized del vincitore Schmidt

Quella da 45 è stata la sezione più gettonata, ma non è mancato chi, come il vincitore Schmidt, ha usato delle 50 millimetri: «Ho gonfiato a 1.7 bar l’anteriore e 1.8 la posteriore – ci dice il vincitore – Su un percorso del genere era difficile fare velocità, bisognava scegliere le traiettorie giuste e cercare di impostare un ritmo che fosse il più possibile omogeneo. Di solito i percorsi gravel sono molto veloci, questo era tutto il contrario, ma per me non è stato affatto un problema, anzi, mi piacciono molto percorsi di questo tipo. Fino allo scorso anno correvo su strada con la Israel-Premier Tech, non mi hanno rinnovato il contratto, così da questa stagione ho scelto di continuare solo con il gravel. Mi piace tantissimo questo mondo e queste gare qui».

In corsa con i pro

Insomma, il gravel race affascina sempre più grazie ai suoi percorsi sempre nuovi da affrontare e “decifrare”, grazie alla complessità delle scelte tecniche adatte ai vari contesti, affascina grazie a quello stile di guida che deve saper mixare la velocità della guida su strada con alcuni “skill” del riding in mtb; non da ultimo, aggiungiamo noi, da semplici amatori, il gravel race affascina perché a pensarci bene è l’unica  specialità che permette a tutti di correre assieme ai big del ciclismo di alto livello in occasione di appuntamenti importanti come è stato questo: i giri da percorrere e la partenza in griglia sono differenziate, è ovvio, ma in ogni caso in una gravel race come un Campionato Europeo o un Campionato Mondale può capitare di scaldarsi assieme a un Van der Poel o a uno Scmhidt, appunto.

Maurizio Coccia, autore dell’articolo, ha corso tra gli amatori concludendo secondo nella categoria “Master 5”

A proposito di Van der Poel: quest’anno ad Avezzano nella starting list non c’erano grandissimi nomi del mondo del ciclismo su strada e neanche del mondo dell’XCO. La “colpa”, se così si può dire, è della concomitanza con altre manifestazioni, prima tra tutte l’imminente Campionato Mondiale in Ruanda, ma soprattutto il problema è legato al fatto che le gare gravel UCI o UEC, non concorrono all’assegnazione di punteggio UCI.

Non sarà così dal 2025 quando tutte le specialità delle due ruote UCI daranno punti, e siano sicuri che da quel momento in poi questa splendida specialità delle due ruote sarà ancor più partecipata ed apprezzata anche da tanti altri campioni e “big”.

Tag: campionato europei gravel 2025evidenzagaregravel

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