Nelle gare a cronometro l’avversario è un’ombra che non vedi, ma sai e senti e preoccupa sempre, anche se sai di essere il più forte di tutti.
L’avversario, a cronometro, è tattica e strategia. Non ci sono scatti da rispondere, ma gestione della propria forza, una pianificazione che avviene prima della gara, quando si studia il percorso, lo si fa combaciare al meglio con le caratteristiche del corridore.
Il Mondiale a cronometro di Montréal ha mostrato quanto una prova individuale possa essere costruita con una strategia precisa.
Il confronto fra Remco Evenepoel e Filippo Ganna è particolarmente interessante proprio per questo. Il belga ha corso una cronometro sostanzialmente lineare, prendendo subito il comando, è uscito come un missile dallo start e difendendo, anzi aumentando, il proprio vantaggio. Ganna ha scelto una gara diversa che ci ha fatto preoccupare: partenza più controllata, sembrava quasi non riuscire a spingere come sa. Ma aveva previsto una progressione nell seconda parte, dove ha lasciato dietro tutti gli altri. Tranne Evenepoel.
Alla fine il risultato è stato comunque netto: Evenepoel campione del mondo in 44’53″13, Ganna argento a 57″31, Paul Seixas bronzo a 1’13”. Ma il cronometro racconta due gare quasi opposte.

Evenepoel non ha aspettato
I tempi intermedi hanno parlato subito chiaro. Evenepoel è stato il più veloce in tutti e tre. Al primo passaggio, dopo 10,7 chilometri, aveva già rifilato circa 22 secondi a Ganna. Al secondo il margine era ancora più importante e il belga continuava a essere davanti a tutti. Anche al terzo intermedio il copione non è cambiato.
Evenepoel ha impostato la prova come se avesse deciso di costruire subito il vantaggio, senza lasciare spazio all’avversario per prendere fiducia. Strategia interessante in una cronometro mondiale, dove il confronto diretto è completamente virtuale.
Il corridore non sa esattamente cosa stia facendo chi è partito prima o dopo, ma conosce i tempi degli intermedi. La possibilità di avere riferimenti cambia quindi anche il modo di interpretare lo sforzo.
Evenepoel, in questo caso, non ne ha avuto bisogno per capire che stava correndo bene: era lui il riferimento.

Ganna ha fatto l’opposto
La gara di Ganna è stata molto più interessante da leggere tatticamente.
Al primo intermedio era soltanto decimo, con circa 22 secondi di ritardo da Evenepoel. Una posizione che, guardando soltanto quel dato, aveva fatto pensare a una giornata complicata. Poi il nostro granatiere ha cominciato a crescere.
Al secondo intermedio era quarto. Al terzo era terzo. Al traguardo è diventato secondo, recuperando moltissimo nella seconda parte della prova.
È il classico negative split: una prima parte più prudente rispetto alla seconda, con l’obiettivo di arrivare agli ultimi chilometri nelle condizioni per aumentare il ritmo.
Per Ganna questa scelta aveva anche una logica precisa. Una cronometro di 39,2 chilometri non si vince necessariamente andando al massimo nei primi 10. Il rischio, soprattutto su una distanza che richiede circa 45 minuti di sforzo, è consumare troppo presto la capacità di produrre potenza.
La differenza non è stata soltanto la potenza
Se si fosse trattato semplicemente di stabilire chi fosse capace di esprimere più watt in base alla resistenza aerodinamica, il confronto sarebbe molto difficile da interpretare dall’esterno. La cronometro, invece, permette di osservare soprattutto come viene distribuito lo sforzo.
Evenepoel ha scelto di partire forte e mantenere un livello altissimo.
Ganna ha accettato di perdere terreno all’inizio per avere una seconda parte più efficace.
Sono due modi diversi di interpretare lo stesso problema: quanto si può spendere nei primi chilometri senza compromettere quelli successivi?
Il risultato dice che la strategia di Evenepoel è stata superiore in questa gara, ma soprattutto perché il belga è riuscito a sostenere quella prima accelerazione per tutta la distanza. Non ha pagato il conto della partenza veloce come capitato ad altri.
Il vantaggio di partire dopo
C’è poi un’altra componente tattica da non sottovalutare: l’ordine di partenza.
Ganna è partito 90 secondi prima di Evenepoel. Questo significa che il belga aveva a disposizione, prima di affrontare ciascun intermedio, i riferimenti del corridore italiano.
Evenepoel partiva ultimo tra i principali favoriti e poteva conoscere progressivamente i tempi di Ganna, mentre Ganna non aveva lo stesso riferimento diretto sul campione del mondo.
Il belga aveva quindi una situazione tattica favorevole: poteva sapere quanto stava facendo Ganna e regolare la propria prestazione sulla base dei tempi già disponibili.
Tattica e rischio
La tattica di una cronometro non consiste soltanto nel decidere quanto forte pedalare. Consiste nel distribuire energia, rischio e informazioni lungo tutta la prova.
Evenepoel ha rischiato di più nella prima parte, ma aveva la condizione per sostenere il ritmo.
Ganna ha scelto di costruire la gara progressivamente e ha trasformato un decimo posto al primo intermedio in una medaglia d’argento.
Soderqvist ha dimostrato invece quanto possa costare un singolo errore quando si corre al limite.
Il risultato finale dice di una gara dominata da Evenepoel. Ma gli intermeti dicono di una gestione di corsa differente.
Soprattutto si vede che anche quando si corre da soli contro il cronometro, la tattica esiste. È soltanto una tattica più difficile da vedere, perché non si gioca direttamente contro un avversario, ma contro il tempo, la fatica e il rischio di spendere troppo prima del momento decisivo.





























