È la tappa dei buoni e dei cattivi, come a scuola. Si prende la lavagna e si può fare una riga. A sinistra i bravi (più che buoni) e a destra i cattivi, quelli che non sono andati come volevano e speravano.
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Essendo la quinta tappa non ha senso parlare di bocciature. Qui, più che a scuola, c’è chi ingrana con un po’ di ritardo, chi ha la condizione col freno a mano ma poi vedrete. C’è chi c’è e chi non c’è.
Chi c’è
Remco Evenepoel a cronometro è bellissimo da vedere. Sembra un controsenso visto la sua statura non certo da granatiere ma è mostruosamente aerodinamico e compatto. Le gambe poi… il risultato è conseguenza. Non è campione del mondo per caso. Se non fosse rimasto in trappola nei ventagli di qualche giorno fa sorriderebbe di più.
Tadej Pogacar. Aveva detto che avrebbe controllato ma è andato fortissimo. Ha preso la maglia gialla e se prosegue a questi livelli – ai suoi livelli – gliela levano solo a Parigi, la sera per andarsi a mangiare un hamburger. In classifica di tappa arriva secondo recuperando pure nel finale. Oltre alla maglia gialla ha anche quella a punti (e oggi era partito con quella a pois che condivide, per punteggio, con Wellens).

Tra quelli che ci sono mettiamo senza dubbio Edoardo Affini, è tra quelli partiti lontano dalla classifica. Lui la cronometro la fa sempre e arriva sul traguardo con un bel vantaggio rispetto ad altri che “non l’hanno fatta”, come si dice per quelli che la cronometro l’hanno corsa solo per portare la bicicletta all’arrivo.
Vauquelin è il francese che i francesi aspettavano. Si difende bene anche se Evenepoel gli ha sfilato la maglia bianca.
Chi non c’è
Vingegaard è partito male ed è proseguito peggio accumulando secondi di ritardo. Sul traguardo perde più di un minuto da Pogi. Male.
Van der Poel. Lo mettiamo tra quelli che non ci sono ma lui neanche ci ha provato a difendere la maglia. La soddisfazione se l’è tolta e punta ad altre tappe.

Roglic fa poco meglio di Vingegaard, ma ci si aspettava un po’ di più. Si aspettava anche lui un po’ di più.

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