Caschi, manubri su misura, vernici che non ci sono, per risparmiare peso, persino i calzini e gli occhiali con le alette. La cronometro è sempre stata un’esercizio di tecnologia, dai corridori marziani a quelli che non riconosci più, nascosti in caschi avveniristici sempre sotto controllo da parte dell’UCI che non si sa mai.
Dai blocchi di partenza vedi subito chi fa la corsa e chi no. Non serve neanche vedere chi si ferma in visita parenti (Julien Bernard, nato da quelle parti), tanto minuto più o minuto meno cambia poco. Gli altri si lanciano fuori con tutta la forza che possono. Vingegaard misurato, Evenepoel sparato come una biglia del flipper. Pogacar non si fa pregare e inizia subito a limare le curve ai limiti della fisica e delle gomme.
Spianati sulla strada a tutta in uno scroscio di migliori tempi che si inseguono. Evenepoel piatto e compatto a dispetto di un fisico che non diresti. Poi guardi la potenza che sprigiona e ti ricordi chi è che indosserebbe la maglia iridata, non fosse per quella bianca da miglior giovane.
Previsioni impossibili alla partenza perché, in fondo, non si sono scoperti più di tanto ancora. Pogacar è andato più forte di Evenepoel nel tratto in discesa, Remco ha dato tutto nel tratto iniziale e finale. Vingegaard dietro a Roglic per tre secondi, Evenepoel fa meglio del danese di 37 secondi e meglio di Pogacar di 12 secondi.

Classifiche
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