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Home Gare

Filippo Conca e la situazione anomala italiana

Stefano Boggia di Stefano Boggia
5 Luglio 2025
in Gare, TechNews
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conca italiano

foto: Sprint Cycling

La vittoria di Conca al Campionato Italiano ha sollevato un polverone. Ma prima di criticare, dovremmo porci domande semplici.
Il Campionato Italiano è una corsa importante? Sì, magari meno blasonata di una Sanremo, ma resta un traguardo ambito da qualsiasi pro italiano.
È facile da vincere? Assolutamente no. Anche senza Pogacar, in gara ci sono professionisti: atleti che un contratto se lo sono guadagnato dimostrando di valere, vincendo nelle categorie giovanili.

Non è un amatore come è stato scritto

Ed è proprio qui che nasce la polemica su Conca: non ha un contratto. Ma attenzione, non è un amatore. È un élite senza contratto: quelli che una volta chiamavamo Dilettanti. I professionisti sono semplicemente élite con contratto. Quindi Conca corre tra i migliori, sottoposto alle stesse regole e controlli, ma senza i contributi pensione.

E allora, si dirà, se non ha contratto è perché non ha dimostrato abbastanza? In realtà Conca è stato pro per 4 anni, in squadre di primo livello, prima di ritrovarsi a piedi. Nonostante ciò, si è allenato 6 mesi e ha vinto. Se siete sportivi praticanti, potete capire quanta pressione psicologica e quanto sia difficile prepararsi solo per una gara in un anno. E quindi, giù il cappello davanti a Conca, che si allena 6 mesi, si presenta al via e vince. Cose che fino ad ora avevamo visto fare solo a gente come Evenepoel e company.

La logica perversa delle squadre

Perché è rimasto senza squadra? Magari non si è trovato bene, o non ha avuto il giusto supporto. Nello sport basta un dettaglio per far deragliare tutto. Credo che la Red Bull in F1 del 2025 sia il più alto esempio di come le cose possano passare da campione del mondo a crollare tutto in un attimo: Perez licenziato per scarso rendimento, dentro Lawson. Ma l’americano viene distrutto dal compagno e lasciato a casa a sua volta. Arriva Tsunoda, stessa storia. Intanto Lawson torna, batte il suo successore con una macchina inferiore. Perché? Perché serve l’ambiente giusto, il feeling, le condizioni ideali.

Il World Tour non è sempre il paradiso. A volte finisci in un angolo e se non esplodi subito, sei fuori. Forse è quello che è successo a Conca.

E la vera falla del ciclismo italiano? La sua chiusura totale. Lo ripeto dai primi anni 2000: da allora, si è deciso che gli élite senza contratto non potessero più gareggiare su strada. Per l’Italia, Conca non avrebbe nemmeno dovuto esserci. Avrebbe dovuto smettere.

Situazioni diverse

Non è così in Francia o in Belgio, dove puoi continuare a correre tra gli élite. E soprattutto non lo è in America, dove non importa se hai un contratto o quanti anni hai: contano i risultati.
In Italia, invece, gli élite possono gareggiare solo nel gravel, nel ciclocross o in MTB. Non su strada.

Paradosso italiano

Da qui è nato il boom delle Granfondo, un fenomeno tutto italiano. Perché all’estero, se sei forte, corri comunque tra gli élite, contratto o no. L’Italia invece è il paese del “tutto e subito”, dove si predica di non spremere i giovani, ma poi gli si vieta di correre oltre una certa età.

Un paradosso: facciamo fare 40 gare l’anno ai bambini di 8 anni, ma poi non vogliamo più organizzare corse under 23, perché “ormai troppo vecchi”. Se a 18 anni non hai un contratto professionistico, ti dicono che è meglio smettere. E se scopri il ciclismo a 15 o 16 anni, sei già “buono solo per gli amatori”.

Conca non ha cambiato il sistema, e nulla cambierà dopo questa vittoria. L’Italia ha imboccato da vent’anni una discesa verso il declino, e basta guardare la starting list del Tour de France 2025 per rendersene conto.
Ma Conca si è preso una rivincita. Ha risposto sul campo a un sistema che lo dava per morto senza nemmeno concedergli una vera occasione. E quando finalmente ha potuto giocarsela, ci ha fatto scoprire un “nuovo, vecchio” talento.

Tag: campionato italianociclismo italianofilippo conca

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