Già dieci anni sono passati da quando Giant si è cimentato nel mondo Gravel.
La sua bici di riferimento in questo segmento è sempre stata la Revolt. In fondo, mai come nessun altro suo modello la Revolt è bici che si è continuamente reinventata, si è adattata a interpretare e ridefinire i suoi limiti e il suo orizzonte d’uso, e farlo in modo da assecondare una disciplina così mutevole e indefinita come è appunto il gravel biking, che proprio per questi “ingredienti” ha conquistato il fascino di utenti vecchi (e nuovi) delle due ruote a pedali.
Revolt: la quarta serie
Eccoci allora a parlare della Revolt di quarta generazione, ulteriormente migliorata rispetto alla versione precedente datata 2022 per due fattori che la rendono ancor più al passo con i tempi, ancora pil tecnicamente moderna, ma sempre nel solco di questa versatilità che è sempre stata nel suo pedigree. E che anzi in questa quarta “release” aumenta ancor più.
Vediamo il perché.
Cablaggi tutti integrati
Dopo la bici endurance Defy che ne era stata dotata dotata lo scorso 2023 e dopo la TCR Advanced che li aveva trovati niella versione introdotta lo scorso marzo 2024 anche la Revolt passa ad una concezione totalmente integrata dei cablaggi, che ora scorrono eleganti e compatti anche attorno alla “consolle” di guida.
Per essere precisi, nella fattispecie di Giant i cablaggi sono semi-integrati nel manubrio, nel senso che scorrono nella faccia inferiore dell’attacco manubrio, veicolati in modo elegante, funzionale e soprattutto pratico, non da ultimo anche per facilitare le eventuali operazioni di installazione e/o manutenzione.
Stoccaggio interno al tubo diagonale
Con la nuova Revolt anche Giant si allinea ad uno standard abbastanza frequente in ambito mountain bike (e talvolta utilizzato anche su altre gravel concorrenti) che utilizza lo spazio creato dal generoso tubo diagonale con forma MegaDrive come vano di stoccaggio per gli accessori che si possono portare dietro per qualsiasi grande (o anche piccola) avventura in gravel bike: al vano si accede attraverso un coperchio in plastica posto in corrispondenza del portaborracce e consente di alloggiare attrezzi, snack e altri oggetti essenziali senza doverli allacciare sotto la sella o riempirti le tasche.
L’incremento di peso generato da questa soluzione è zero, l’incremento di praticità è massimo. Ed è congeniale alla specifiche del gravel biking.
Il vano di stoccaggio è presente solo sui modelli in carbonio della nuova piattaforma Revolt, non su quelli in alluminio, che in ogni caso si avvalgono di passaggio cavi interato.
Tecnologia D-Fuse: comfort dove serve
Confermatissima sula nuova generazione della Revolt è invece la tecnologia D-Fuse, introdotta proprio da Giant nel lontano 2014 e poi applicata sulla Revolt: la longevità di questa soluzione conferma quanto sia funzionale ed indovinata.
Si riferisce alla forma a “D” che assumo, pur se con sezioni diverse, i tubi principali e il reggisella: la parte anteriore rotonda e quella posteriore appiattita incrementano la capacità del telaio di flettere verticalmente quando soggetto a sollecitazioni provenienti dal terreno e farlo senza incidere sulla rigidità laterale e sul peso complessivo della tubazione.
L’efficienza del D-Fuse è stata tale che dai primi modelli da ciclocross è stata estesa da Giant anche alle bici da strada, poi appunto alle gravel.
Non da ultimo la foggia D-Fuse è stata impiegata anche per modellare la zona manubrio e appunto il reggisella, per aggiungere flessibilità in due punti di contatto chiave e farlo senza la complessità o il peso aggiuntivo di perni o inserti.
Reggisella? Anche telescopico
Parlando di reggisella D-Fuse è importante dire che nel caso della nuova Revolt il design rinnovato del telaio consente a chi lo volesse di sostituire il reggisella di serie D-Fuse con un reggisella con classica sezione tonda, da 30.9 mm.
Questo aspetto è particolarmente importante per tutti coloro che volessero scegliere di completare la loro Revolt con un reggisella telescopico (oppure un altro tipo di reggisella tondo).
Geometria variabile grazie al Flip Chip
Integrato nei forcellini posteriori la Revolt conferma il sistema Flip Chip: si tratta di un eccentrico che, attraverso due semplici viti con testa esagonale, consente facilmente e velocemente di variare la lunghezza del carro posteriore (o se preferite del passo totale della bici) entro un range di +/-10 millimetri.
La modifica del passo totale ha ovviamente una ripercussione sulle caratteristiche di guida del mezzo, dove la configurazione “corta” privilegia reattività e maggiore prontezza di reazione nei passaggi tecnici, mentre la “lunga” privilegia stabilita e trazione su porzioni particolarmente tecniche, non fosse altro per la maggiore tolleranza copertura che questo sasseto produce.
Il forcellino a geometria variabile Flip Chip naturalmente produce anche una diversa tolleranza coperture, che nel caso della configurazione lunga può arrivare ben alla 53 millimetri di sezione. La tolleranza massima rimane comunque generosa che in caso di assetto corto, che colera gomme fino alla 42 millimetri.
La gamma Revolt e la tecnologia confermata
La nuova piattaforma Revolt comprende due serie in carbonio e una in alluminio.
Nel caso della variante in fibra, al top c’è la serie chiamata Advanced Pro seguita dalla Advanced.
Nei due casi cambiano gli allestimenti di serie, il telaio è sempre costruito con carbonio di grado Advanced, ma nella Pro la forcella impiega una fibra di serie Advanced SL, poco più leggera della forcella in carbonio Advanced dell’altra variante. In entrambi i casi, inoltre l’interfaccia forcella/tubo sterzo prevede lo standard OverDrive, che attraverso il sovradimensionamento delle sezioni e attraverso la morfologia conica assorbe gli urti e le vibrazioni e consente steli forcella che tollerano pneumatici fino alla 53 millimetri.
In quanto alla variante in alluminio, invece, la lega impiega è la quella di grado Aluxx, anche questa una lega proprietaria di Giant.
Sia la Revolt in carbon che quella in alluminio sono proposte in sei misure, dalla XS alla XL, tutte con la collaudata configurazione geometrica Compact Road di Giant, ovvero con i due triangoli particolarmente piccoli al fine di guadagnare in compattezza e rigidità e in questo caso farlo con accortezze angolari e geometriche che fanno al caso della disciplina gravel.
Ulteriori informazioni: Giant









































