A Milano il Giro d’Italia si è presentato con una fuga a più di due minuti. I soliti Marcellusi, Bais, Dversnes Lavik e Maestri. Gente abituata ad avere il vento in faccia in cerca di gloria.
Dietro, intanto, si insegue e si discute. C’è convinzione a tirare? Sì, sulla carta, meno sulla strada. E un circuito cittadino non è facile da gestire con tutte quelle curve. Davanti ci hanno creduto fino in fondo.
E infatti è arrivata la fuga. A Milano, intanto, il Giro si inchina ancora una volta alle bizze dei corridori, vince Dversnes Lavik si è gestito meglio e ha battuto tutti, lacrime per Maestri che ci credeva davvero. Pugno sul manubrio per Marcellusi che pure era tra i favoriti in volata.
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“Ci sono le buche!”
dicono i corridori.
“Pedalate!” sembravano rispondere dalla macchina della giuria.

Poi l’annuncio: neutralizzata la corsa dall’ultimo giro. È così che il Giro d’Italia si inchina ancora una volta ai corridori per motivi discutibili. Ormai è la regola del Giro d’Italia nelle grandi città, non era questione di Roma allora, è un modo di togliersi un po’ di fatica. Prendiamo atto.
Prendiamo anche atto che i primi della classifica non hanno mollato completamente, sarebbe stato vergognoso, ma sono rimasti lì dietro.
Polemiche anche sulle moto. Molti corridori si sono lamentati perché sono troppo vicine ai corridori offrendo una scia irregolare.
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