Alle 17 e sette minuti minuti Michael Valgren ha deciso che era il momento giusto. Mancava meno di un chilometro al traguardo di Andalo ed ha piazzato la sua botta. Se hai uno scatto solo mettilo tutto lì, nel momento migliore, quando ti sembra che gli altri hanno gli occhi più incavati dalla fatica. Dopo più di duecento chilometri, se ne hai ancora, puoi vincere il premio più grande.
Dietro Leknessund e poi il nostro Damiano Caruso che era rientrato sui primi quando non ci credevamo più. Ad animare il finale soprattutto Rubio che ne aveva forse più di tutti, ma ha sparpagliato energie con troppa generosità.
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Tappa da fuga, prevista e voluta, ma mai facile. Avete presente le fughe al Giro d’Italia? Spesso ci trovi sempre gli stessi, sembra tutto programmato ma stare lì davanti ha un valore, un premio da riscuotere, che siano traguardi volanti o visibilità che da gloria e gratitudine degli sponsor.
Tolti i protagonisti, quelli che si giocano la classifica generale, Vingegaard che controlla la corsa coi suoi luogotenenti votati al successo del loro re, il resto è battaglia.
Anche per questo le fughe spesso non partono subito. Come oggi, in un rimescolamento di maglie e fatiche già congelate, tra chi sogna domenica sera e chi ha l’ansia delle tappe che finiscono con un lavoro ancora da fare, che non si riesce a fare perché sembrano andare tutti fortissimo tranne lui. Maledetto ciclismo, di avventure e salite.
E oggi di salita ce n’era un bel po’. Verso Andalo l’altimetria è stata una linea obliqua quasi continua, con qualche picco, come una sega tagliata male. Dietro regolari, davanti a scatti. E poi caldo e pioggia, anche grandine che, per fortuna, è andata più forte dei ciclisti lasciando solo il ristoro di una pioggia fresca, addirittura piacevole col caldo di questi giorni.
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