Che colpo Magnier nella tappa che non ti aspetti. Milan terzo e tutto sommato non se l’aspettava neanche lui, tenendo bene nelle fatiche degli utlimi chilometri.
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La tappa è partita alle 13.35 con il caldo fermo sopra la strada e quella stanchezza ormai visibile nei volti che il Giro si porta dietro quando entra nell’ultima parte di sé. Era una di quelle giornate che sembrano destinate alla fuga fin dai primi metri. Il gruppo lo sapeva. E infatti nessuno ha davvero aspettato.
I primi attacchi sono arrivati subito, nervosi, continui, quasi disordinati. Il gruppo si è spezzato, si è ricomposto, poi si è spezzato ancora. Filippo Magli e Johan Jacobs hanno provato ad andarsene presto, seguiti da altri tentativi e contrattacchi. Per lunghi chilometri la corsa non ha trovato pace. Sembrava che nessuno riuscisse davvero a prendere il largo e che tutti, allo stesso tempo, sentissero che quella fosse la giornata giusta per provarci.
Poi davanti sono rimasti in quattro: Mattia Bais e Andrea Mifsud per la Polti-VisitMalta, Jonas Geens per l’Alpecin-Premier Tech e James Shaw per la EF Education-EasyPost. Un quartetto nato poco alla volta e diventato, col passare dei chilometri, il volto della tappa.
Dietro, il gruppo non ha mai concesso troppo. Li ha lasciati respirare, ma senza sparire all’orizzonte. Un minuto, un minuto e venti, poco di più. Un vantaggio sempre sufficiente per continuare a credere, mai abbastanza per sentirsi al sicuro. Il plotone li teneva lì davanti come si tiene sott’occhio una promessa di fuga che potrebbe diventare pericolo ma anche dissolversi da sola.
La corsa è entrata tra le colline con il sole ancora alto. Tra Feltre e Quero il paesaggio ha cambiato ritmo. La strada ha cominciato a salire e scendere dentro le Colline del Prosecco, tra vigneti ordinati e curve continue. Il gruppo ha ripreso terreno. Davanti i quattro hanno insistito, ma il margine ha iniziato lentamente a consumarsi.
Nella zona del rifornimento Afonso Eulalio è finito a terra dopo aver urtato un sacchetto. Una caduta improvvisa, banale e crudele come sanno esserlo quelle del ciclismo. Si è rialzato quasi subito. Ha ripreso la bici. Ha provato a rientrare aiutato da un compagno mentre davanti la corsa continuava senza aspettare nessuno.
Me è stato a cinquanta chilometri dall’arrivo che il gruppo ha accelerato davvero.
La fuga ha iniziato a cedere. I quattro davanti continuavano a darsi cambi regolari, ma dietro il distacco scendeva chilometro dopo chilometro. A venticinque dall’arrivo il gruppo era ormai addosso. E a ventuno li ha ripresi.
La tappa è ricominciata lì.
Con il cielo che intanto si era chiuso sopra Pieve di Soligo e le prime gocce di pioggia che cominciavano a cadere sul traguardo. Una pioggia leggera, quasi sospesa, abbastanza per rendere l’attesa ancora più nervosa.
Jonas Geens ha provato l’ultimo allungo andando a prendersi il Red Bull KM. Un gesto di resistenza più che di speranza. Ma dietro ormai il gruppo correva veloce verso il finale.
Poi Cà del Poggio. Sette chilometri all’arrivo, il gruppo lanciato oltre i settanta all’ora verso l’imbocco della salita. Visma davanti a portare Jonas Vingegaard nelle prime posizioni. Sepp Kuss a fare il ritmo. La folla assiepata ai lati come in uno stadio.
Afonso Eulalio ha attaccato all’inizio della rampa. Un gesto quasi istintivo, sorprendente soprattutto dopo la caduta. Ha preso qualche metro. Per un attimo è sembrato possibile. Dietro Jonathan Milan resisteva magnificamente nelle prime posizioni, mentre Vingegaard si è portato davanti ed è scollinato per primo.
La discesa ha ricucito tutto, ma non completamente. A cinque chilometri dall’arrivo Johannes Kulset ha rilanciato insieme allo stesso Eulalio. I due hanno preso margine. Quindici secondi. Poi sette. Davanti continuavano a spingere con quello slancio disperato che hanno gli ultimi attacchi quando il traguardo è vicino e il gruppo alle spalle è già in piena caccia.
A un chilometro e mezzo sono stati ripresi. Volata quindi, inaspettata.
Sulla strada bagnata di Pieve di Soligo il gruppo si è aperto in larghezza. Lidl-Trek da una parte per Jonathan Milan. Soudal Quick-Step dall’altra per Paul Magnier. Ruote vicinissime, teste basse, il rumore pieno delle biciclette lanciate verso la linea.
Paul Magnier è uscito con potenza e tempismo perfetti. Edoardo Zambanini ha provato a restargli accanto. Jonathan Milan ha lanciato la sua volata ma non è bastato. In pochi secondi tutto si è deciso.
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