Che guerra sulle Dolomiti, come da storia del ciclismo. Che guerra, che Ciccone, che sofferenza anche per noi a spingere Giulio Ciccone con le urla e i pensieri. Alla Visma hanno calcolato tutto ed era il giorno di Kuss. La gloria è stata per lui. Meritata certamente, ma noi abbiamo la delusione addosso come Ciccone, avvolto nella sua, sempre più vicina, maglia azzurra. Una consolazione che dovrà metabolizzare.
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Si fa un po’ fatica a chiamare tappone dolomitico una corsa di 150 chilometri, ma certo non è mancata la fatica per i corridori che in quei chilometri si sono trovati ad affrontare 5000 metri di dislivello.

La tappa Feltre–Alleghe (Piani di Pezzè) è entrata subito nel vivo sulle strade delle Dolomiti, con numerosi tentativi di fuga fin dai primi chilometri dopo il via ufficiale. Dopo una fase iniziale molto combattuta, un primo drappello di attaccanti è riuscito a prendere margine a oltre 110 chilometri dall’arrivo, dando il via alla lunga battaglia che avrebbe caratterizzato la giornata.
Sulle prime grandi salite è brillato Giulio Ciccone, particolarmente motivato nella caccia alla Maglia Azzurra. L’abruzzese della Lidl-Trek ha fatto la differenza già sul Passo Duran, dove è transitato per primo conquistando punti preziosi per la classifica degli scalatori. Successivamente ha replicato sul GPM di Coi e sulla Forcella Staulanza, dimostrando di essere il corridore più brillante tra gli uomini all’attacco.
Nel frattempo la fuga si è progressivamente selezionata, con diversi corridori costretti ad alzare bandiera bianca sulle pendenze dolomitiche. Accanto a Ciccone si è messo in evidenza Einer Rubio, protagonista di una lunga azione offensiva e vincitore del traguardo volante di Palafavera. Alle loro spalle si è formato un gruppo inseguitore comprendente nomi di spessore come Damiano Caruso, Sepp Kuss, Giulio Pellizzari, Derek Gee e Michael Storer.
La corsa è poi esplosa sulle rampe del Passo Giau, la Cima Coppi di questo Giro d’Italia. A poco meno di tre chilometri dalla vetta è stato Giulio Pellizzari a rompere gli indugi con un attacco deciso, seguito immediatamente da Ciccone e Rubio. L’azione ha provocato una nuova selezione, ma successivamente alcuni inseguitori, tra cui Sepp Kuss, sono riusciti a riportarsi sui battistrada.
Nel tratto conclusivo dell’ascesa al Giau, Ciccone ha confermato la propria superiorità in montagna transitando per primo sulla vetta più alta del Giro 2026 e aggiungendo altri punti fondamentali alla sua rincorsa alla Maglia Azzurra. Alle sue spalle si sono susseguiti Rubio, Gee, Kuss, Pellizzari, Storer, Caruso e Hirt, mentre il gruppo della Maglia Rosa continuava a controllare la situazione senza particolari scossoni, lasciando spazio alla lotta per la vittoria di tappa tra gli uomini della fuga.
Ci ha pensato Rubio a rompere gli equilibri. Litigando con Gee e facendo dispetto a Ciccone rubandogli il penultimo Gran Premio della Montagna. Abbastanza per far arrabbiare Ciccone e farli dirigere tutta la sua rabbia sulla strada, in discesa. Ciccone è partito deciso, pennellando le curve e senza sbagliare quasi niente. A fine discesa, Ciccone si è presentato con più di un minuto di vantaggio. Non è bastato.
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