Volata inevitabile anche se oggi i soliti fuggitivi ci hanno voluto credere fino all’ultimo. Fino ai 400 metri. È ancora Magnier a tagliare per primo il traguardo su Milan e Groenewegen. L’italiano ci aveva davvero creduto stavolta, ma il fondo irregolare del finale e la sua andatura scomposta gli hanno intraversato quasi la bici facendogli perdere aderenza.
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La salita più dura di questa parte bulgara del Giro d’Italia l’affrontano i telecronisti. Raccontare di tappe fatte con lo stampino non è facile, tanto più se sono tatticamente povere e i replay della tv riguardano cose come un corridore in fuga che salta un tratto di strada bagnata per non sporcarsi. No, non c’entra niente col salto di Nibali in discesa a rotta di collo e vittoriosa nella “sua” Sanremo. Lì serviva a fare forte il tornante successivo, qui no.
A rompere la monotonia delle cadute disgraziate che hanno a che fare più con l’inizio di un grande giro che per scelte di percorso discutibili. E già sono partite le critiche per questa trasferta tiepida in Bulgaria pompata più da chi deve raccontare pettinando a verso che dall’entusiasmo della gente.
Va così e c’è chi ringrazia per la visibilità concessa. Ringraziano anche le ballerine schierate nel teatro all’aperto con tanto di inchino che, però, l’elicottero, inquadra da dietro.
È il saluto al Giro che, domani, si risveglierà in Italia col giorno di riposo. Per qualcuno sarà provvidenziale per leccarsi le ferite, per le squadre ci sono viaggi da organizzare e poi racconteremo, speriamo, altre storie.
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