Vingegaard timbra il Giro d’Italia sul Blockhaus. Giulio Pellizzari ha provato a tenerlo, anche troppo. Troppo perché è andato in fuorigiri e lo ha lasciato andare solo quando è esploso, che poi è il modo peggiore per staccarsi. Vuol dire che non pedali più e prendi il distacco.
Più calcolatore Eulalio che è riuscito a controllare il distacco mantenendo, per ora, la maglia rosa. Ottima resistenza di Gall che è arrivato a una manciata di secondi dal danese.
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Stamattina si era addirittura sparsa una voce su un eventuale accorciamento della tappa temendo meteo avverso. Difficile da capire, a dire il vero, il senso di una paura del genere per un arrivo in salita anche mettendo dentro il vento gelido della montagna.
Il vento, a dire il vero, ha caratterizzato tutta la tappa, la più lunga di questo Giro d’Italia e temuta per quel che potrà dire. Qualcuno temeva davvero per il tempo massimo. Ma Jonathan Milan non è scattato subito per questo, appena il direttore di corsa, Stefano Allocchio, ha abbassato la bandierina del via ufficiale. Fatica da subito, a espiare il peccato della caduta di ieri e allora meglio andare a recuperare punti della maglia ciclamino in giro.
Il resto della tappa è stata una litania di chilometri infiniti, in attesa della salita finale, mostro a far paura per dislivello e freddo e vento che la prometteva sempre di più. Nessuno attacca dei papabili alla vittoria in queste condizioni. Il gruppetto davanti è rimasto in fuga per tutta la tappa, escluso Milan che ha mollato salendo verso Roccaraso. Gli ultimi due sono stati ripresi a 6,5 chilometri dall’arrivo.
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