Tredici chilometri di salita oltre l’otto per cento di pendenza media, epilogo della tappa più lunga di questo Giro 2026 (245 chilometri) e se non bastasse epilogo di una frazione che di metri di dislivello ne totalizzava 4.600: la settima con arrivo al Blockhaus è stata certamente la più dura della parte iniziale della corsa rosa numero 109.
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Per la cronaca sportiva questo “tappone” appenninico ha confermato i pronostici con la vittoria di un tostissimo Jonaas Vingegaard, per noi che di tecnica siamo “tarati”, invece, è stata l’occasione per curiosare sulle bici “da salita” al via.

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Cosa cambia per le tappe di salita?
Il nostro occhio al vai da Formia (LT), si è dunque concentrato sui particolari e sui dettagli che corridori e meccanici hanno adottato per affrontare una frazione così dura, su cosa (e se) sia cambiato rispetto alle più veloci tappe dei giorni precedenti e anche su quali potessero essere accorgimenti e “trucchi” su componenti e accessori.

Cosa abbiamo riportato? Cliccate sul video per scoprirlo, qui ve lo anticipiamo giusto con il titolo e aggiungiamo una considerazione: negli ultimi dieci anni i progressi in senso aerodinamico hanno fatto tantissimo per agevolare i corridori in un ciclismo che va sempre più veloce, che lo fa dal primo all’ultimo chilometro e che lo fa a prescindere dal terreno affrontato; ma aggiungiamo che in questo contesto sono oggettivamente rari i casi in cui, in occasione di tappe di montagna come questa, i meccanici sono obbligati a zavorrare le bici perché vicine al limite minimo di peso di 6.8 chilogrammi.
I pesi? Non servono più
Sicuramente, l’immagine dei pesetti aggiunti sulle bici per rientrare nei limiti di peso, appartiene più al repertorio del ciclismo “pre freni a disco”, quello dell'”era” rim-brake, quando le bici non pagavano il dazio dei quattro, cinque etti in più connessi all’impianto frenante a disco, pur avendo un’efficienza senza dubbio diversa. Ma questo è tutto un altro discorso…
Intanto, buona visione.


































